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Sicilia ancora protagonista a “Non è l'arena” e Miccichè: «Basta con le falsità e gli sciacalli»

Di Redazione

È già “guerra preventiva” sull’annunciata presenza di Vincenzo Figuccia alla puntata di “Non è l’Arena” in onda stasera su La7. Il deputato regionale dell’Udc (acerrimo nemico di Gianfranco Miccichè) sarà fra gli ospiti di Massimo Giletti, che nel promo sui social (nella foto sotto) mostra una copia de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. «Questo me lo manda il presidente dell’Ars», dice.

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E il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, su La SIcilia, non le manda a dire. Ecco come risponde a Gianfranco Miccichè 

«Caro direttore, dalle pagine del suo giornale mi è stata lanciata una sfida da un giornalista di La7. Utilizzo lo stesso strumento per rispondere: io non lancio e non accetto sfide, utili forse nel tempo in cui ci si batteva per la conquista di una donna o per lavare l’onta di un’offesa, ma di certo oggi no! Sono disposto ad un confronto, certamente non negli studi televisivi di chi crea fiction, quindi poco propensi ad esaltare la verità. Ma, oggi più che mai, sento il dovere di armarmi di pazienza per difendere la mia terra, che magari non sarà perfetta ma è molto migliorata, che certamente non è l’inferno come chi la odia vuol far credere e quindi rispondere con adeguata documentazione a tutte le inesattezze (falsità costruite) che vengono dette.

La Sicilia di oggi, anche grazie alla parte buona della sua classe dirigente, è molto cambiata. Erano 27.000 i dipendenti regionali ma oggi sono 11.000! Erano 3.000 i forestali ma oggi sono 700, erano 20.000 i precari ma oggi quasi non ce ne sono più.

Possiamo ancora sentire gli sciacalli che riportano il dato di 20 anni fa?

Argomento spinoso: i vitalizi. Continuiamo a sentire che paghiamo molti più vitalizi delle altre Regioni! Ma i deputati regionali prima erano 90 e li abbiamo ridotti a 70 e inoltre la Regione Siciliana esiste dal 1947 mentre le altre Regioni dal 1970 (23 anni in più di vitalizi da erogare).

Gli stipendi dei deputati siciliani sono il doppio delle altre Regioni! Falso come colui che lo dice: sono da tempo equiparati alle altre Regioni!

Ma Miccichè non vuole tagliare i vitalizi! Finalmente una cosa in parte vera. Perché in parte? Come è noto i vitalizi sono stati aboliti nel 2011 e quindi in Sicilia, come nel resto del Paese, nessun parlamentare gode più di questo privilegio ma ormai ha la pensione esattamente come tutti gli altri cittadini. Quindi di quali tagli parliamo? Parliamo di chi non è più deputato ma che secondo un sacrosanto diritto acquisito continua a percepire i vitalizi che aveva precedentemente maturato. Questi in Sicilia sono circa 180 di cui 16 ricevono in busta paga una pensione di circa 4.000 euro, mentre tutti gli altri sotto i 3.000.

Quello che mi vorrebbero imporre di fare è un taglio medio di queste pensioni di circa il 40%, concretamente circa 90 su 180 percepirebbero pensioni da 600 a 900 euro al mese, cioè quasi quanto il reddito di cittadinanza e comunque al di sotto della soglia minima di povertà fissata dall’Istat.

Per come ragiono io, se questi signori dovessero essere puniti per qualche motivo, allora dovrebbe essere l’autorità giudiziaria ad occuparsene; altrimenti spiegatemi perché per gli altri cittadini italiani è stata prevista una pensione d’oro sopra i 100mila euro con un taglio del 10% per quello che eccede - per intenderci con 110mila euro il taglio sarebbe di mille - e invece io dovrei massacrare le pensioni di questi portandole addirittura a cifre di 600 euro al mese con i quali non si può certo vivere.

Altro paio di maniche se mi proponessero un taglio del 10%, come avviene per le pensioni d'oro - in tal caso lo considererei sbagliato, ma lo potrei accettare.

Peraltro non sarebbe neanche un risparmio per i cittadini perché dovremmo accantonare queste cifre, chissà per quanti anni, in attesa dei ricorsi che pioverebbero numerosi.

Non so voi, ma io non ho mai augurato la povertà a nessuno, figuriamoci se potrei imporla per legge a chi ha lavorato una vita intera.

Mi si potrà ribattere che molti italiani vivono con pensioni al di sotto della soglia di povertà - che secondo l'Istat corrisponde a circa 1.250 euro mensili - ma forse questo Paese ha perso la bussola del buon senso: invece di pretendere dalla politica di lavorare per accrescere il benessere di tutti, si preferisce aumentare il malessere, per una sorta di principio di uguaglianza nella miseria.

Chi beneficerebbe dunque di questi tagli? Nessuno. Si alimenta soltanto quella strana voglia, tutta italiana, che da qualche anno anima le pance di alcuni demagoghi e confonde la lotta alla casta con l'abolizione del merito.

La meritocrazia, quel sano principio per dovrebbe animare qualsiasi società che ambisce al benessere collettivo, è segno di civiltà ed equità e premiare chi merita significa saper riconoscere le persone per ciò che valgono, per il loro impegno, non per la loro estrazione sociale.

Non dimentichiamolo.

* Presidente dell’Assemblea regionale siciliana

d’agostino: «crocetta senza memoria né pudore»
«È di tutta evidenza la sconcezza di certi stipendi in capo a impiegati dell’Ars, retaggi del passato a cui credo si stia ponendo rimedio: non dovrebbero essercene più in futuro già a partire dai recenti concorsi banditi». Questa la «premessa» di Nicola D’Agostino, capogruppo di Sicilia Futura all’Ars. «Ma non è giornalismo corretto quello di Gilletti: lo dimostrano - sostiene D’Agostino - con evidenza i numeri sbagliati che ha presentato e i paragoni senza senso. Meritiamo come siciliani critiche e rimproveri, per tante cose, compreso l’uso disinvolto dello Statuto. Ma lo scandalo a tutti i costi raccontando falsità suscita una riflessione: dobbiamo rassegnarci al fatto che chiunque possa accusarci di tutto e non avere neppure diritto al chiarimento? La presenza di Crocetta era la conferma che si era messo in piedi un triste avanspettacolo teatrale, dove trionfava la certezza della superiorità morale di alcuni presenti, tutti inclini a una accondiscendenza acritica: i numeri erano veri per il sol fatto che li desse Giletti. E Crocetta si è unito al coro - conclude D’Agostino - senza memoria e pudore».

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