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Dalla nomina del direttore generale Colletti al concorso per gli Oss: «Villa Sofia è di Cuffaro»
Secondo la Procura, l’azienda ospedaliera era «a disposizione» dell’ex governatore. Le assunzioni pilotate e i timori per uno degli stabilizzati con lo stesso cognome del politico: Cuffaro
Per la Procura di Palermo, quell'azienda ospedaliera era, di fatto, “a disposizione” di Totò Cuffaro. È la sintesi delle accuse mosse al segretario della Dc, per il quale i pm hanno chiesto gli arresti domiciliari, anche per fatti che riguardano un concorso all'ospedale Villa Sofia-Cervello. Un bando per la stabilizzazione di quindici operatori socio sanitari. Alcuni di questi sarebbero stati segnalati da Cuffaro e da altri uomini a lui vicini, compreso il capogruppo della Dc all'Ars Carmelo Pace e l'ex deputato regionale Carmelo Pullara.
Un concorso che sarebbe stato inquinato grazie ai rapporti stretti tra Cuffaro e l'allora manager (prima commissario straordinario, poi, faticosamente, anche direttore generale) Roberto Colletti. Un interessamento, quello di Colletti, che sarebbe stato ripagato dall'impegno di Cuffaro per garantire al manager la riconferma al vertice di Villa Sofia («non fare né amministrativo né sanitario se non concordi con me…», dirà ad esempio Cuffaro a Colletti in una circostanza, a conferma del legame). Una guida che terminerà dopo un caso di malasanità denunciato dallo stesso presidente della Regione Renato Schifani.
«Cuffaro – scrivono i magistrati - riusciva a ingerirsi illecitamente nell’aggiudicazione» della gara per la stabilizzazione degli Oss. Un'azione resa possibile dal fatto che lo stesso Cuffaro «al fine di assumere soggetti segnalatigli da persone a lui vicine (anche politicamente), dapprima induceva Colletti a nominare una commissione di gara pilotabile, presieduta dal fidato Iacono Antonio e poi indicava ai due pubblici ufficiali i soggetti da favorire». Anche la nomina di Iacono al vertice della commissione esaminatrice è stata oggetto delle indagini, a partire dalla sostituzione della precedente presidente Maria Ilaria Di Lena. Da Iacono, invece, Cuffaro avrebbe anche ottenuto «in anteprima, le tracce del concorso, che faceva avere ai candidati favoriti». Buste da lettera che sarebbero passate anche dalle mani di Vito Raso, storico e strettissimo collaboratore di Cuffaro, oggi a capo della segreteria particolare dell'assessora regionale alla Famiglia, Nuccia Albano.
Un «aiuto» per favorire la stabilizzazione delle persone segnalate, che avrebbe comportato una «contropartita»: «Cuffaro – scrivono i magistrati - prometteva al Colletti e allo Iacono favori e sostegno politico e relazionale nel conseguimento dei loro incarichi professionali, e non solo». Per il primo, ad esempio, oltre all'impegno per la conferma al vertice dell'azienda, ottenuto nonostante difficoltà anagrafiche e burocratiche, anche la rassicurazione di un intervento per consentire l'assunzione in Sicilia di un nipote di Colletti, agente penitenziario. Fatti su cui, specificano i pm, non è certo l'intervento di Cuffaro, ma che testimonierebbe il rapporto strettissimo tra politico e manager. Cuffaro, in queste ore, si è limitato a respingere le accuse e dirsi fiducioso sull’operato della magistratura.
Alla fine, gli Oss segnalati verranno stabilizzati. Anche se, sul nome di uno di questi, erano montate le perplessità dell’ex governatore. Il motivo? Semplice: portava lo stesso cognome, Cuffaro, appunto. Un'omonimia che «avrebbe attirato – scrivono i pm - le attenzioni su un eventuale suo intervento nella procedura pubblica in questione». Ma gli inquirenti stavano già ascoltando.