il caso
«Tanti auguri, Befana»: il post del sindaco di Trieste dedicato a Elly Schlein fa discutere
Un fotomontaggio di poche parole, un giorno simbolico e una città già in ebollizione politica: ecco perché lo scivolone social di Dipiazza non è un episodio isolato ma il sintomo di un clima che si sta irrigidendo
Nel giorno dell’Epifania sul profilo social del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (esponente di Forza Italia), appare l’immagine di una Befana con il volto della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Una didascalia stringata, «Tanti auguri Befana», e nient’altro. Tanto basta per scatenare l’immediata reazione della politica e dei media: il Pd parla di gesto «sessista» e «volgare», giornalisti e commentatori si domandano quali siano i confini tra satira e insulto quando a pubblicare è un rappresentante istituzionale. Non è solo una foto maldestra: è il ritratto di un linguaggio pubblico che, ormai, sceglie sempre più spesso la scorciatoia dell’attacco personale e del body shaming.
Un post, una polemica nazionale
Il post di Dipiazza arriva nel pomeriggio di martedì 6 gennaio 2026, mentre la città è ancora immersa nel clima delle feste. L’immagine — un fotomontaggio che sovrappone il volto di Schlein al corpo della figura folklorica — viene letta dal Pd locale e nazionale come un atto denigratorio fondato sul genere della leader avversaria. «Non è satira, è mancanza di rispetto», attacca la segretaria dem triestina Caterina Conti, che parla esplicitamente di “gesto sessista” e di uso del body shaming come arma politica. Le sue parole risuonano in poche ore ben oltre i confini del Friuli Venezia Giulia.
A rendere la vicenda di ulteriore rilievo contribuisce anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, che rilancia l’immagine con una domanda tagliente: come può un sindaco «di una città gloriosa e importante» fare auguri così, mettendo il volto della leader dell’opposizione sulla Befana? È una presa di distanza netta dal tono della comunicazione di un primo cittadino.
Il contesto: un precedente che pesa
La fotografia del presente acquista contorni ancora più definiti se si guarda indietro di pochi giorni. In Consiglio comunale, a dicembre 2025, il sindaco Dipiazza si era rivolto alla consigliera del Movimento 5 Stelle, Alessandra Richetti, con la frase: «Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te». Parole finite al centro di una bufera politica e mediatica, con richieste di scuse, stigmatizzazioni trasversali e l’intervento del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, che aveva preso le distanze: «Io sono comandato dalle donne, una in particolare». Un episodio che non si è chiuso con rapide pacificazioni e che ora torna prepotentemente d’attualità, perché descrive un pattern di linguaggio e di gestione del dissenso, più che un inciampo isolato.
Un clima cittadino surriscaldato
A Trieste, il dibattito pubblico è già acceso da settimane sulle sorti della giunta e, in particolare, sull’opera-simbolo dell’amministrazione: l’ovovia urbana, progetto contestato dall’opposizione per i costi e la visione. Il 19 dicembre 2025, l’opposizione (dal Pd al M5S, passando per le liste civiche) ha chiesto di andare al voto anticipato nel 2026, sostenendo che la maggioranza sia «spaccata» e che la città non possa permettersi ulteriori attese. Dentro questo quadro, un gesto comunicativo come quello dell’Epifania diventa un moltiplicatore di tensioni, alimentando l’idea di una fine di ciclo politico.
Le reazioni: dal Pd locale ai volti noti del centrodestra
Se l’indignazione dem è stata immediata, va registrata anche una reazione fuori campo Pd. L’attivista Francesca Pascale, nota per il suo percorso nel centrodestra, è intervenuta nel dibattito social prendendo le distanze da una caricatura ridotta allo scherno e ricordando gli attacchi personali subiti in passato. Una voce che, pur provenendo da un’area politica non ostile al sindaco, invita a non normalizzare l’insulto come strumento di militanza. È un segnale che la questione supera i confini del tradizionale scontro maggioranza-opposizione.
Sul fronte locale, anche esponenti della politica triestina di area progressista — come l’ex sindaco Roberto Cosolini — hanno bollato il post come «penoso e triste», a conferma di una frattura civile prima che ideologica. La rete cittadina di testate e blog ha contribuito a diffondere l’immagine, con approfondimenti e rilanci che hanno ampliato la cassa di risonanza della vicenda.