l'intervista
Il bimbo picchiato con il cucchiaio di legno a Catania, Brambilla: «Verifica su mesi d’inerzia»
La presidente della bicamerale Infanzia: «Ora bisogna capire perché la segnalazione sul bimbo è rimasta nel limbo. Giusto che pm ipotizzino maltrattamenti»
MichelaBrambilla
Onorevole Brambilla, presidente della Bicamerale infanzia e adolescenza, cosa ha pensato quando ha visto il video del bimbo colpito con un cucchiaio di legno dal padre?
«Che siamo ben oltre l’abuso di mezzi di correzione. Sono immagini drammatiche e violentissime, dell’accanimento di un uomo adulto, a “bastonate” con il classico cucchiaio di legno, contro un bambino di undici anni che piange e grida disperato, che implora “ti prego basta” e dal quale si pretende abietta sottomissione (“Chi è papà? – “Il padrone”). Tutto questo non ha nulla a che vedere con l’educazione e non importa se l’intervento del padre è stato chiesto dalla madre, perché il bambino sarebbe “ingestibile” . Ce n’è abbastanza, invece, per ipotizzare, come hanno fatto i pm, il reato di maltrattamenti aggravati contro familiari. Reato molto più diffuso, io credo, di quanto siamo portati a pensare».
Il gip non ha convalidato il fermo e ha rimesso in libertà il padre applicando la norma sui maltrattamenti. I pm hanno impugnato e adesso ci sarà una nuova valutazione da parte del Riesame, m forse è necessario rivedere la normativa inerente i casi di violenza che riguardano i minori e i casi di violenza ai danni dei figli minori?
«Cominciamo con l’applicare la legge vigente. Fattispecie e pene sono ben delineate nel codice penale. Questi livelli di violenza fisica e psicologica chiaramente non possono appartenere ad un educatore, sono semplicemente inaccettabili».
È stato il bimbo a caricare il video sui social, una sorta di grido d’aiuto lanciato sul mare del web. Qualcosa forse nella rete istituzionale e sociale non ha funzionato. C’è bisogno anche qui di un intervento politico?
«Occorrono risposte innanzitutto a livello territoriale. Quante tragedie si potrebbero evitare se si intervenisse in tempo, per esempio, su una famiglia disfunzionale o nella quale si manifestano costantemente violenza fisica e psicologica! Queste famiglie sono troppo spesso abbandonate a se stesse, finché non accade il peggio. Il lavoro dei servizi sociali nei Comuni è di immensa importanza, soprattutto sul fronte della prevenzione».
La polizia già l’estate scorsa aveva segnalato il caso del minorenne. Ma quella segnalazione è rimasta nel limbo per mesi, l’accelerazione c’è stata soltanto dopo che il video è diventato virale. Il bimbo ora è dai nonni materni. Su questo aspetto solleciterà una verifica?
«Da verificare con la massima priorità ci sono le ragioni di quei mesi di inerzia, in cui la segnalazione è rimasta nel limbo. Quanto all’affidamento, in linea di principio è bene che le autorità si siano rivolte ai nonni, figure conosciute e rassicuranti per i bambini».
Il bimbo il 6 gennaio scorso è stato messo sul palco come una sorta di eroe del quartiere. E l’evento è finito nella pagina di una influencer. Non è pericolosa questa sovraesposizione attraverso i social?
«Su questo punto c’è un abbassamento generale della soglia di sensibilità. È comprensibile il desiderio di voler condividere, magari, un momento di gioia o di festa: il comportamento va valutato con buon senso, senza colpevolizzare. Ma gli adulti non devono mai dimenticare di essere responsabili anche delle immagini dei bambini».