l'iniziativa
Casa Riformista, il nuovo progetto di Renzi apre il cantiere in Sicilia. Faraone: «Siamo il centro del centrosinistra»
Presentato a Palermo il soggetto politico che si pone all'opposizione di Schifani. Messaggio a Cateno De Luca: «Smetta di essere un giorno da una parte e un giorno dall'altra»
Casa Riformista, il nuovo soggetto politico lanciato da Matteo Renzi, arriva ufficialmente anche in Sicilia. Oggi a Palermo l'assemblea regionale ha dato «inizio al cantiere»: «un progetto - dice Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva - che mira a strutturarsi al centro del centrosinistra. Per governare la regione - continua - c'è bisogno di buonsenso, di proposte concrete in alternativa la disastrosa coalizione di centrodestra, guidata da Schifani a livello regionale e da Giorgia Meloni a livello nazionale».
Faraone elenca quelli che considera i principali fallimenti del governo Schifani: «misure pessime sul lavoro, pronto soccorso che esplodono, le liste d'attesa continuano a crescere e nulla funziona. L'incapacità dimostrata dall'assessora Faraoni è tale - denuncia - che dovrebbe dimettersi immediatamente, anche considerato che per molto meno, Schifani ha cacciato i due assessori dopo la vicenda giudiziaria che ha riguardato la DC di Cuffaro».

Dentro il cantiere di Casa Riformista in Sicilia ci sono al momento +Europa, Più uno, Enrico Giuliano e Unità socialista, Mattia Catalano e l'Associazione. «Ora lavoreremo con loro e con le altre forze che si uniranno a noi al percorso necessario a rendere la Sicilia migliore. Il centrosinistra - continua Faraone - non può essere la forza solo dei 'no'. Noi non abbiamo paura di trattare temi che normalmente vengono appaltati alla destra come le tasse e sicurrezza. Sul lo Zen, per esempio, intendiamo far leva sulla cultura e del sociale, ma senza tralasciare l'azione repressiva, come troppo spesso accade nel centrosinistra».
Al centro lavora anche Cateno De Luca che nei prossimi giorni lancerà a Caltagirone il suo governo di liberazione. Faraone si rivolge a lui: «Deve decidere cosa vuole fare perché ancora io non l'ho capito. De Luca, così come tutti quelli che decidono di stare al centro del centrosinistra, devono farlo con chiarezza, quindi senza essere ballerini, un giorno da una parte e l'indomani dall'altra, e senza mettere condizioni. So che per il 18 gennaio ha annunciato un'iniziativa a Caltagirone, ascolteremo cosa dirà. Se in quella occasione parlerà chiaramente di collocazione nell'ambito riformista e progressista di centrosinistra, diventerà naturalmente un interlocutore. Se invece lui continua ad avere un atteggiamento equidistante, oppure con un colpo al cerchio e uno alla botta, allora no».
Altro contendente dello spazio centrista è Grande Sicilia, patto federativo tra Raffaele Lombardo, Roberto Lagalla e Gianfranco Miccichè, che interviene attaccando il progetto di Faraone. «Cambiare nome dieci volte non rende centrali - scrivono in una nota i componenti del coordinamento regionale - Rende solo difficili da collocare, spesso fermi al penultimo titolo, sempre pronti a spiegare perché questa volta è diversa. Il Centro non si annuncia. Si riconosce. E soprattutto non ha bisogno di spiegarsi ogni cinque anni. Il Mpa, giova ricordarlo, non è il centro e non ha mai preteso di esserlo. È la casa degli autonomisti siciliani, ed è presente stabilmente nel Parlamento Siciliano da oltre vent'anni. Non per migrazione, ma per radicamento. Non per moda, ma per identità. E oggi, piaccia o no, cresce. Quanto invece a chi oggi si autodefinisce 'centro' dopo essere stato un po' di tutto la sensazione è chiara: più che un centro, un'area di sosta temporanea».