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Commemorazione

Quattro anni senza David Sassoli: la speranza che spinge l'Europa a scegliere il coraggio

Tanti omaggi istituzionali e appelli a tradurre la sua eredità civile in scelte concrete

Redazione La Sicilia

11 Gennaio 2026, 12:51

Quattro anni senza David Sassoli: la speranza che spinge l'Europa a scegliere il coraggio

Nel quarto anniversario della scomparsa di David Sassoli, il mondo delle istituzioni europee e della politica italiana ne rende omaggio ricordandone l’eredità morale e civile.

«David Sassoli, sei sempre nei nostri cuori. Nell’anniversario della sua scomparsa, lo ricordiamo con gratitudine e onoriamo il suo valore e il suo impegno. Grazie, David». Così la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, sui social.

Su X, Enrico Letta, già presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd, affida il suo ricordo a un messaggio di forte partecipazione: «Ci manchi David. Mancano la tua passione, la tua determinazione, il tuo coraggio di vedere sempre più lontano. L’Ue, confrontata a minacce esistenziali come non era mai capitato, ha bisogno del tuo esempio oggi più che mai».

«Quattro anni fa ci lasciava David Sassoli. Uomo gentile, politico appassionato, europeista entusiasta. L’Europa, diceva, non è un incidente della storia. Ricordiamo la sua lezione costruendo un’Ue più unita e forte, faro di democrazia, diritti e pace», scrive su X la deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera, Anna Ascani.

A quattro anni dalla morte dell’ex presidente del Parlamento europeo, Ernesto Maria Ruffini lo ricorda in un editoriale su Avvenire, intitolato «L’Europa della legge non della forza, David Sassoli e il coraggio della speranza». L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate invita ad andare oltre la semplice commemorazione: «non ci si può fermare alla sua commemorazione ma assumerci fino in fondo il compito che ci ha lasciato: rendere l’Europa autonoma per restare fedele a sé stessa, capace di difendere il proprio modello sociale e la propria idea di libertà».

Muovendo dall’ultima esortazione di Sassoli («La speranza siamo noi»), Ruffini evoca «la speranza di un’Europa che non si lasciasse vincere dalla paura, ma che ritrovasse il coraggio di andare avanti», riconoscendo al tempo stesso che l’Unione è «un modello spesso lento e faticoso ma capace, nonostante tutti i suoi limiti, di produrre civiltà concreta».

E ribadisce: «l’Europa non è un caso né, come ci ricordava Sassoli, un incidente della storia ma una scelta».

Ruffini sottolinea quindi come la vulnerabilità europea derivi soprattutto da una «dipendenza infrastrutturale»: «da filiere che si collocano fuori dal suo spazio politico, da piattaforme tecnologiche e informative che non rispondono ai suoi principi costituzionali. Dipende sul piano energetico, tecnologico e produttivo, industriale. E da questa dipendenza nasce la sua fragilità, non dalle sue discussioni interne che sono il segno fisiologico di una democrazia viva».

Di fronte a chi evoca il declino del Vecchio Continente o, come Donald Trump, lo dipinge come «un Occidente senza futuro», la risposta, sostiene, non è «reagire alle provocazioni: è decidere chi vogliamo essere».

La conclusione è un richiamo all’azione: «Sassoli aveva ben chiaro che questo nodo non si scioglie con la retorica ma con le scelte. Oggi ci troviamo davanti a un passaggio in cui non è più sufficiente esistere e nemmeno semplicemente resistere ma diventa necessario scegliere e assumersi fino in fondo la responsabilità della propria autonomia».