l'infrastruttura
“Il decreto non è in panne”: Salvini rilancia su Ponte e balneari (e recepisce i rilievi della Corte dei Conti)
Il vicepremier assicura: nessuna tensione, solo approfondimenti. Nel pacchetto sui commissari per le strade entrano le “ottemperanze” sul Ponte e la norma per superare l’articolo 49 del Codice della navigazione con indennizzi ai concessionari uscenti
Ponte sullo Stretto
«Non c’è nessun problema, è tutto risolto, non c’è nessuna tensione. Il decreto è slittato per mia scelta: servono approfondimenti sul Ponte e sui balneari» ha detto Matteo Salvini. L’annuncio raddrizza la cronaca: il “dl commissari per le strade” non evapora, si allarga. Dentro ci finiscono i rilievi della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto e la riscrittura dell’articolo 49 del Codice della navigazione per riconoscere un indennizzo a chi perderà la concessione balneare. «Non sono cose che fai in un quarto d’ora», avverte.
Che cosa cambia davvero nel “dl commissari”: contenuto, obiettivi, tempi
Il pacchetto nasce per accelerare cantieri e manutenzioni sulla rete viaria con poteri commissariali, ma la versione che approderà al Consiglio dei ministri – secondo quanto afferma il ministro – conterrà anche “ottemperanze” alle richieste dei magistrati contabili sul Ponte e una norma “salva-indennizzi” per gli stabilimenti balneari. Tradotto: un decreto “infrastrutture-strade” che diventa anche “manutenzione istituzionale” su due fronti politicamente sensibili.
L’inclusione del capitolo Ponte risponde alla sequenza di stop della Corte dei Conti del 29 ottobre 2025 (mancato visto alla delibera Cipess n. 41/2025 che approvava progetto e risorse) e del successivo “no” a un atto aggiuntivo a metà novembre 2025. Il governo, per bocca di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, aveva definito quelle decisioni “un’invasione” e una “scelta politica”, ma ha poi annunciato che avrebbe risposto punto per punto. Il nuovo decreto dovrebbe codificare proprio queste risposte.
Nel frattempo il Mit ha spiegato che i fondi del Ponte sono stati “ricollocati” in manovra per riallineare la copertura al nuovo cronoprogramma – cantieri “nei prossimi mesi” invece che entro fine 2025 – senza “definanziamenti”. Una conferma utile per capire il perimetro delle “ottemperanze” normative che il ministro vuole inserire.
Il nodo giuridico sul Ponte: come arrivare al “via libera” senza forzare i poteri di controllo
Il cuore della partita è tecnico: eliminare, con norma chiara, gli appigli che hanno portato i giudici contabili a negare il visto sugli atti chiave del progetto. Palazzo Chigi e il Mit hanno già annunciato una linea di “cooperazione istituzionale”: attendere le motivazioni, recepirle e colmare i vuoti o le incongruenze. Nelle scorse settimane, fonti di governo hanno parlato di un nuovo avvio dei lavori fra febbraio 2026 e primavera, dopo l’adeguamento formale degli atti. Il ministro ha ripetuto di essere “determinato” e di voler “andare avanti” senza conflitti tra poteri dello Stato. Il decreto sui commissari è l’occasione per mettere questo impegno nero su bianco.
Sul piano politico, l’inserimento delle “ottemperanze” in un decreto operativo ha un doppio effetto: rassicura i partner dell’appalto e manda un segnale ai territori di Calabria e Sicilia che attendono i primi cantieri, dopo mesi di rimbalzi istituzionali.
Balneari, perché l’articolo 49 è diventato la pietra d’inciampo
Qui il dossier si fa scivoloso. L’articolo 49 del Codice della navigazione – norma del 1942 – stabilisce che, alla scadenza della concessione demaniale marittima e “salvo diversa previsione nell’atto di concessione”, le opere non amovibili “restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso”. È il principio dell’“accessione al demanio”: ciò che è fisso e insiste su suolo pubblico diventa pubblico senza indennizzo. Una giurisprudenza consolidata del Consiglio di Stato e della giustizia amministrativa ha ribadito negli ultimi anni che questo effetto opera “ipso iure”, con eventuale incameramento dal valore ricognitivo.
La strategia illustrata da Salvini è modificare proprio questo meccanismo, introducendo per legge il diritto dell’uscente a un indennizzo a carico del subentrante, commisurato – nelle bozze circolate e in alcuni emendamenti “tipo” – al valore di mercato delle opere non amovibili, con perizia giurata e regole procedurali definite dal Mit. In sintesi: indennizzo sì, ma senza oneri sulle casse pubbliche.
Non è un fulmine a ciel sereno. Già tra estate e autunno 2025 il governo aveva legato la riforma del Codice della navigazione a un “decreto indennizzi” per i balneari, in vista delle gare da espletare entro giugno 2027 e dell’entrata a regime del nuovo sistema entro l’estate 2027 (con proroghe possibili per “ragioni oggettive” fino a 31 marzo 2028). Ma, parallelamente, si è formata una catena di sentenze amministrative che hanno confermato l’impianto dell’articolo 49 e scoraggiato l’idea di un indennizzo “automatico”, specie se definito per legge.
Il limite degli “oneri eccessivi”
Il quadro europeo è altrettanto stringente. La Direttiva servizi 2006/123/CE impone procedure concorrenziali e trasparenti per l’assegnazione di concessioni su beni scarsi come le spiagge. Sulla questione specifica degli indennizzi, la Commissione europea non vieta in assoluto un compenso riconosciuto dall’entrante all’uscente, ma mette paletti: l’obbligo non deve tradursi in oneri eccessivi tali da disincentivare la partecipazione alle gare o falsare la concorrenza. È questa, in sostanza, la cornice entro cui il governo italiano si muove, dichiarando di voler eliminare ogni conflitto con Bruxelles.
Tradotto in norma, il punto sensibile sarà definire criteri di valutazione, tempi e plafond dell’indennizzo, garantendo che il meccanismo non diventi una barriera d’ingresso mascherata. Il decreto sui commissari potrebbe introdurre (o prefigurare) questa architettura con rinvii a un regolamento Mit entro 90 giorni e una cornice di perizia giurata affidata a tecnico nominato dall’autorità concedente. Sono ipotesi in linea con emendamenti già resi pubblici nei mesi scorsi in sede di manovra 2026.
Il contesto politico: dal “no” dei giudici contabili al cronoprogramma dei cantieri del Ponte
Le frizioni fra esecutivo e Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto hanno segnato l’autunno 2025. Il mancato visto alla delibera Cipess e lo stop a un atto aggiuntivo hanno imposto una “pausa di riflessione” che il governo ha trasformato – a detta del ministro – in un lavoro di cucitura giuridica. Per tenere allineata la cornice finanziaria, i fondi sono stati “ricollocati” nella manovra, con la prospettiva dichiarata di aprire i cantieri “nei prossimi mesi”, anziché entro fine anno. In più sedi, il vicepremier ha indicato febbraio 2026 come mese plausibile per il riavvio, subordinando il tutto alla chiusura delle pendenze formali.
Da qui l’idea di usare il “dl commissari” come carro legislativo per sancire le ottemperanze. In termini pratici: inserire in legge i chiarimenti richiesti, blindare la catena degli atti e ripartire. La premessa, ripetuta anche oggi, è che «non c’è tensione»: un messaggio rivolto anche ai partner internazionali coinvolti nella filiera progettuale.
Strade, commissari, e un decreto “contenitore”: rischi e opportunità
L’innesto di dossier complessi in un decreto nato per sbloccare opere stradali non è senza rischi. Sul piano parlamentare, il passaggio in conversione potrebbe trasformarsi in un labirinto di emendamenti e condizioni. D’altra parte, l’uso di un provvedimento “urgenziale” è coerente con la linea del Mit inaugurata nel 2025 con il dl Infrastrutture: accelerare iter, semplificare procedure, presidiare dossier strategici (dal Ponte a Milano-Cortina 2026, fino alle concessioni autostradali). Anche su quel decreto, la scelta fu di tenere insieme partite diverse in un unico contenitore.
La vera cartina di tornasole sarà la qualità della scrittura normativa: una clausola “mal tarata” sugli indennizzi rischia di alimentare ricorsi e di creare squilibri concorrenziali; una “ottemperanza” al Ponte formulata in modo ambiguo potrebbe non convincere la Corte dei Conti. Dunque tecnica, non slogan.