14 gennaio 2026 - Aggiornato alle 19:32
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l'audizione

Sanità, la Sicilia pagherebbe il danno maggiore con l'autonomia differenziata. Gimbe: «Il governo vuole cristallizzare le diseguaglianze»

Nino Cartabellotta, il presidente della Fondazione, lancia l'allarme: «Il governo vuole equiparare i Lep ai Lea, una scorciatoia per applicare l'autonomia che danneggia il Sud»

Salvo Catalano

14 Gennaio 2026, 17:15

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La Sicilia è la Regione, insieme alla Valle d'Aosta, che maggiormente dovrebbe preoccuparsi delle conseguenze dell'autonomia differenziata sulla sanità. Semplicemente perché è penultima in Italia per capacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a offrire ai cittadini. A ricordarlo è il Gimbe, la fondazione privata diventata riferimento per la formazione e la ricerca in ambito sanitario. Il presidente Nino Cartabellotta oggi è intervenuto in Senato, alla commissione Affari costituzionali, per essere audito sulla legge del governo Meloni che dovrebbe definire i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. E ha lanciato l'allarme: «Il governo intende equiparare i Lep e i Lea, ma le due cose non coincidono né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta di equipararli, forzando l'interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l'attuazione dell'autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze».

I LEP rappresentano un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. I LEA, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell'uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute. Un altro nodo centrale è quello del finanziamento perché i LEA non vengono direttamente finanziati.

«Il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) - ha spiegato Cartabellotta - viene ripartito alle Regioni in base alla popolazione residente, in parte pesata per età. Per finanziare i LEP sanitari, invece, le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Tuttavia, oggi nessuno è in grado di quantificare in tempi brevi il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati, tempi di attesa ragionevoli per esami e visite specialistiche o una rete territoriale funzionante. «E allora - ha commentato il presidente - vista l'impossibilità di finanziare i costi effettivi dei LEP sanitari con l'attuale disponibilità di risorse, l'esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai LEA, con il solo scopo di accelerare l'autonomia differenziata. Una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell'esigibilità del diritto alla tutela della salute». In sanità, sottolinea Gimbe, «qualsiasi discussione sui LEP non può prescindere da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell'erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale»

Il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) fotografa profonde differenze tra le Regioni. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) ben 8 Regioni risultano non adempienti ai LEA non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Tra queste la Sicilia è la peggiore, a eccezione della Valle d'Aosta. L'isola ha riportato i seguenti punteggi nelle tre aree monitorate (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera): 49 punti per l’area della prevenzione, ovvero 49 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento e al Veneto che sono in prima posizione; 44 punti per l’area distrettuale, ovvero 52 punti in meno rispetto al Veneto; 80 punti per l’area ospedaliera, ovvero 17 punti in meno rispetto Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. 

Inoltre, sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d'Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull'assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud».

«In molte aree del Paese - ha spiegato Cartabellotta - già oggi i cittadini non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati e sono spesso costretti a spostarsi in altre Regioni per curarsi. E senza la definizione dei LEP sanitari, l'autonomia differenziata non solo non ridurrà questi divari, ma li enfatizzerà, rendendoli strutturali e legittimati giuridicamente».