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Roma

"Liberi di Scegliere", la proposta di legge bipartisan per salvare i giovani dai tentacoli delle mafie

Oggi c'è stata la presentazione alla Camera dei Deputati a Roma. Il dpl nasce dall'esperienza del progetto ideato dal presidente del Tribunale per i minori di Catania, Roberto Di Bella

Laura Distefano

15 Gennaio 2026, 16:19

16:52

"Liberi di Scegliere", la proposta di legge bipartisan per salvare i giovani dai tentacoli delle mafie

C'è un po' di Sicilia oggi a Roma. Per la precisione c'è un po' di Catania. Alla Camera dei Deputati è stata presentata la legge Liberi di Scegliere che si basa sul progetto ideato dal presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, Roberto Di Bella. Anche se il percorso innovativo e rivoluzionario è partito da Reggio Calabria. Una proposta di legge che è riuscita a unire tutte in modo trasversale. Da sinistra a destr. Perché salvare i giovani dalle mafie è una priorità di tutti. La proposta di legge mira a proteggere minori e giovani sotto i 25 anni, figli di famiglie mafiose, e anche quei genitori - spesso madri - che vogliono allontanarsi dal contesto della criminalità organizzata. Il progetto vuole assicurare ai minori una concreta alternativa di vita. L'obiettivo, infatti, della legge è creare percorsi di allontanamento sicuri con il sostegno necessario. Questa legge «disegna la terza via della lotta alla mafia», ha sottolineato la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo. «Intendiamo inserirla nella legislazione antimafia e intendiamo raccontare che esiste uno strumento ancora maggiore di quelli che sin qui abbiamo utilizzato nella lotta alle mafie e quello strumento è la libertà di scegliere chi essere, dove andare e come crescere», ha continuato. La senatrice Pd, Vincenza Rando, prima firmataria della proposta al Senato, ha poi aggiunto che «questo percorso non poteva rimanere un protocollo ma doveva avere uno strumento giuridico importante». «I dati» a Reggio Calabria e Catania «parlano di oltre 200 minori coinvolti, 34 donne, sette di loro sono diventate collaboratrici o testimoni di giustizia», ha spiegato Di Bella parlando del progetto. L'auspicio del magistrato è che l’iter legislativo porti a un’approvazione definitiva entro il 2026. «È necessario che tutte le forze politiche uniscano le forze senza perdere tempo. C'è in gioco la vita delle persone e di tanti ragazzi», ha quindi aggiunto il presidente di Libera, don Luigi Ciotti. Il procuratore generale della Corte di Cassazione, Piero Gaeta, in merito agli obiettivi del protocollo e quindi della legge ha osservato che «l'allontanamento del minore dalla famiglia mafiosa per quest’ultima è un fallimento autentico. È la sconfitta da un punto di vista culturale dell’invincibilità della famiglia mafiosa in quanto tale». «Quando lo Stato riesce a entrare nella vita di questi ragazzi prima della mafia, non compie solo un atto di giustizia, ma restituisce loro la possibilità di scegliere», ha evidenziato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Sul tema è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha ricordato: «il sentiero è stretto ma è necessario, doveroso».

«La proposta di legge “Liberi di scegliere”, che viene presentata oggi, affronta un tema cruciale. Si tratta di un’importante iniziativa legislativa che si propone di allontanare i minori e le loro madri dall’ambiente mafioso di provenienza attraverso un articolato insieme di misure per garantire loro protezione e nuove opportunità”. ha affermato il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana. «Molti giovani vengono ancora coinvolti e reclutati dalla mafia per attività illecite come il traffico di stupefacenti, le estorsioni e le intimidazioni armate - continua- Spesso sono ragazzi che provengono da contesti difficili e svantaggiati, costretti a respirare sin dalla tenera età una cultura dell’illegalità radicata innanzitutto tra le mura domestiche. Attratti dall’illusione di ottenere con facilità potere, prestigio e guadagni economici, questi giovani finiscono per diventare al tempo stesso vittime e carnefici. I veri beneficiari restano invece i loro aguzzini, mossi da interessi affaristici e clientelari. Questa drammatica situazione compromette lo sviluppo della loro personalità. Genera al tempo stesso un grave pregiudizio per la loro crescita e per la loro integrità psicofisica e affettiva. Abituandosi alla violenza, crescono con una percezione distorta delle Istituzioni, considerate un nemico da contrastare e non un presidio di legalità».

«Quando lo Stato riesce a entrare nella vita di questi ragazzi prima della mafia, non compie solo un atto di giustizia, ma restituisce loro la possibilità di scegliere. Diventa quindi essenziale incoraggiare questi adolescenti ad allontanarsi dai nuclei familiari mafiosi, offrendo loro un’alternativa concreta a una condizione di vita intollerabile e una prospettiva di un futuro diverso - sottolinea - Un futuro che deve essere fatto di istruzione, lavoro dignitoso, relazioni sane e rispetto delle regole di civile convivenza. Bisogna innanzitutto assicurare ai minori un adeguato sostegno e creare condizioni effettive di riscatto culturale, sociale ed economico, nella consapevolezza che il comune impegno contro le mafie passa anche attraverso la prevenzione. È quindi necessario un approccio integrato che coinvolga le famiglie, le scuole, i servizi sociali, la magistratura e il Terzo settore. Nessuno deve essere lasciato da solo di fronte a una sfida così complessa». «In questa direzione si muove la proposta di legge oggetto dell’incontro odierno, che ha raccolto un ampio consenso trasversale tra le varie forze politiche - conclude Fontana - È il chiaro segnale della volontà delle Istituzioni di sostenere, con responsabilità e unità, interventi concreti e incisivi nella lotta alla criminalità organizzata. Ogni minore sottratto all’influenza mafiosa è una sconfitta per le organizzazioni criminali e una vittoria per lo Stato di diritto».

«Questo è un grande traguardo- e lo sarà ancora di più quando sarà legge - perché disegna la terza via della lotta alla mafia», ha aggiunto la presidente  Colosimo. «Non intendiamo fare di questa legge uno spot ma inserirla in una legislazione antimafia. Oggi proviamo a dare un’alternativa, anche economicamanete difficile ma necessaria, in una società civile che ha dato al mondo l’esempio di come si combatte la mafia».