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Dichiarazioni

Tajani verifica l’unità di Forza Italia: «Schifani ha fatto bene. Il bis? Ovvio»

Il segretario nazionale alla convention di Palermo: «Le inchieste? Nessuna questione morale»

Accursio Sabella

18 Gennaio 2026, 15:04

Tajani verifica l’unità di Forza Italia: «Schifani ha fatto bene. Il bis? Ovvio»

Se non si fosse trattato di una convention di Forza Italia, qualcuno avrebbe potuto chiamarla “festa dell'unità”. È proprio “unità”, la parola che sarà maggiormente usata dal palco. Dal segretario regionale Marcello Caruso a a quello de nazionale Antonio Tajani, passando, ovviamente, per il presidente della Regione Renato Schifani.

Il partito è unito, assicurano tutti. Nonostante le fibrillazioni emerse nelle dichiarazioni di vari rappresentanti del partito. Così, se l'unità è un'aspirazione e un'esigenza, questa andrà trovata superando il paradosso del Politeama. «Non bisogna dirci le cose sui giornali, ma negli organismi deputati», dicono Caruso e Tajani dal palco. Dalla platea, però, qualcuno storce il naso: «Noi andiamo sui giornali proprio perché non ci è mai stato concesso di riunirci in quegli organismi». Un primo chiarimento e qualche passo avanti verso la pacificazione arriverà poche ore dopo, a Palazzo dei Normanni nel confronto col gruppo parlamentare.

La mattina in teatro è buona per ribadire la voglia di Tajani di «non mollare la Sicilia». Un'affermazione che fa il paio con quella riguardante il bis di Schifani: «Noi – ha detto Tajani - non abbiamo mai cambiato candidato, normalmente chi è uscente viene ricandidato. Ma adesso dobbiamo preoccuparci di governare la regione bene e i risultati economici sono positivi. Questa amministrazione regionale sta facendo il proprio dovere. Sta lavorando bene. Poi tutte le questioni che riguardano la presidenza – ha aggiunto - saranno questioni di cui si parlerà al momento della campagna elettorale. Noi non abbiamo mai detto che per la Sicilia c'è un candidato diverso».

Pochi minuti dopo, sarà lo stesso governatore a rivendicare dal palco i risultati del governo: «La Sicilia – ha detto - non è più fanalino di coda, per la prima volta nella storia cresce più delle altre regioni: non chiediamo più niente con il cappello in mano, i dati ci dicono che siamo cresciuti dell’1,1% nel primo trimestre 2025 e questo lo dicono cifre ufficiali. Questi sono tutti elementi che si devono al buon governo di Forza Italia: non si fa più disavanzo, ma abbiamo un avanzo da 2,5 miliardi di euro, che potremo impiegare a luglio. Anche sui mercati internazionali abbiamo recuperato credibilità».

Tutto bene, quindi? In realtà, resta qualche spina. Due sono ormai di lunga data, vale a dire l'insofferenza di parte del gruppo parlamentare nei confronti degli assessori tecnici e quella nei confronti del segretario Caruso. Un'altra si è aggiunta nelle ultime ore, cioè l'inchiesta che ha coinvolto il deputato regionale di Fi, Michele Mancuso: «Non c'è – ha detto Tajani - una questione morale in Sicilia. Se ci sono delle persone indagate che poi verranno condannate perché hanno commesso delle cose in contrasto con la legge, ne subiranno le conseguenze. Per me comunque in democrazia vale sempre la presunzione di innocenza».

Sul tema, invece, delle fibrillazioni interne al partito in vista del congresso, Tajani ha ammesso: «Sì c'è qualche problema da risolvere, come in ogni famiglia. I problemi – ha spiegato - vanno affrontati insieme parlando, ognuno deve dire quello che pensa. Meglio dirlo nelle sedi di partito che sui giornali, guai a stare in silenzio. Il mugugno non serve». Tra i più duri nei confronti di Caruso, l’europarlamentare Marco Falcone, presente al Politeama: «È giusto che un partito così forte, in Sicilia come in Italia, possa esprimere i propri organi statutari con un’elezione diretta: il nostro segretario nazionale ha raccolto il nostro parere, dopodiché al congresso saranno gli elettori a decidere. Non c'è alcun tipo di ostracismo - ha poi precisato - nei confronti di Caruso, ma solo una dialettica interna che guarda a un principio irrinunciabile: la coesione del partito». L’unità, appunto. Altri tra i più critici sulla gestione di Fi in Sicilia, negli stessi minuti, erano a Sant'Agata di Militello, a un evento previsto già da tempo sulle ragioni del «sì» al referendum sulla giustizia: «Non sono qui – ha detto il vice presidente della Camera, Giorgio Mulè - per un comizio di Forza Italia, sono qui per dire a tutti gli italiani quanto il referendum sia utile e necessario per il Paese senza imbracciare alcuna bandiera di partito: votare “sì” il 22 e il 23 marzo sarà l'ultimo atto di una battaglia di civiltà e sarà una conquista storica per il Paese». Insieme a lui, anche Bernadette Grasso, Alessandro De Leo e Tommaso Calderone che ha commentato a distanza il tema del clima all’interno del partito: «La segreteria regionale – ha detto - non è mai stata riunita e, addirittura, ho il dubbio che esista. Da tre anni purtroppo c'è stata poca collegialità, ecco perché auspichiamo una nuova stagione di ritrovata condivisione, rispetto alle decisioni d’imperio». A modo suo, anche questo è un richiamo all'unità.