Mercosur, il giorno dei trattori: torna l’asse Lega–M5S che sfida l’intesa Ue e spiazza il campo progressista
Tra fumogeni a Strasburgo e numeri che contano: cosa prevede davvero l’accordo Ue–Mercosur, chi lo sostiene, chi lo combatte e come può cambiare gli equilibri italiani ed europei
Un voto a Strasburgo capace di rimettere tutto in discussione: con uno scarto di soli 10 voti — 334 sì, 324 no e 11 astensioni — l’Europarlamento ha scelto di chiedere un parere alla Corte di giustizia Ue, rinviando l’intesa fra Unione europea e Mercosur e aprendo una fase di incertezza che può durare mesi, se non anni. Nel frattempo, sulla piazza e sui social, la narrazione è nelle mani degli agricoltori e dei partiti che hanno cavalcato la protesta. In Italia, la parte del leone la fanno Lega e Movimento 5 Stelle, che marciano compatti contro il trattato, ridefinendo anche i rapporti nel cosiddetto “campo largo”.
Il rinvio alla Corte di giustizia è una vittoria tattica per il fronte contrario: blocca la ratifica e costringe le istituzioni a un check giuridico completo sull’architettura dell’accordo, dai meccanismi di riequilibrio alle clausole sul “ritorno” dei dazi in caso di norme ambientali considerate discriminatorie. Sulla carta, la Commissione europea potrebbe ipotizzare un’applicazione “provvisoria” delle parti commerciali, ma lo scontro politico rende questa strada impervia. Non è un caso che da Berlino siano arrivate critiche durissime — con il cancelliere tedesco che parla di errore geopolitico — mentre Parigi e i partiti più sensibili alla protesta agricola esultano.
Nelle stesse ore, fuori dall’emiciclo, una stima della polizia alsaziana parla di circa 5.000 agricoltori in strada, con tensioni e lacrimogeni attorno al perimetro del Parlamento. In corteo ci sono delegazioni francesi, ma anche italiane: Coldiretti, Confagricoltura e Cia spingono sul tasto della “reciprocità” delle regole e chiedono più controlli alle frontiere — oggi, ricordano, viene ispezionato fisicamente circa il 3% delle merci.
L’asse giallo‑verde si ricompone
Il giorno prima del voto, la delegazione della Lega al Parlamento europeo annuncia la partecipazione alla protesta a Strasburgo e l’appoggio a una mozione di sfiducia contro la Commissione per la gestione del dossier: il messaggio è chiaro, il gruppo dei Patrioti per l’Europa intende alzare la posta. A fare da cassa di risonanza sono esponenti come Gian Marco Centinaio, già ministro, e lo stesso fronte sovranista europeo guidato da Jordan Bardella. Sul versante M5S, prende parola l’eurodeputato Gaetano Pedullà, che definisce l’accordo “un grande pacco” per agricoltori e consumatori europei, accusando Bruxelles di sacrificare il comparto primario in cambio di benefici per l’industria. La convergenza è plastica: su questo terreno, gialli e verdi si ritrovano dalla stessa parte della barricata.
Se il centrodestra italiano resta diviso nelle sfumature — con Fratelli d’Italia e Forza Italia più attenti all’asse con la Commissione e alla dimensione geopolitica — a sinistra l’effetto è un altro: la posizione critica del M5S accentua la distanza dal Partito democratico, che nell’ultimo anno ha sostenuto in Aula il rafforzamento delle clausole di salvaguardia, rivendicando di aver migliorato il testo a tutela dei settori sensibili. È uno scarto politico che indebolisce la prospettiva di un’alleanza strutturata nell’opposizione, almeno su temi europei come commercio e agricoltura.
Cosa c’è davvero nell’accordo: dazi, quote e salvaguardie
Dietro gli slogan, la sostanza. L’accordo Ue–Mercosur — frutto di oltre 25 anni di negoziato — punta a eliminare progressivamente più del 90% dei dazi tra le due aree, creando una zona commerciale che coinvolge oltre 700 milioni di persone. Per i capitoli agricoli più sensibili, tuttavia, non c’è liberalizzazione totale: scattano le cosiddette tariff‑rate quotas (TRQ), ossia contingenti annuali a dazio ridotto o zero, con tetti precisi su carni, zucchero, riso, miele ed etanolo. Carne bovina: quota aggiuntiva di 99.000 tonnellate (equivalenti in peso carcassa), con dazio intra‑quota al 7,5%, ripartita tra 55% carne fresca o refrigerata e 45% congelata. È un volume che, secondo la Commissione, equivale a circa l’1,5% della produzione europea e resta inferiore alle importazioni attuali dal Mercosur. Pollame: 180.000 tonnellate in sei anni, con preferenze tariffarie e ripartizione tra tagli con e senza osso. Zucchero: 180.000 tonnellate duty‑free (più un contingente dedicato di 10.000 per il Paraguay); per l’etanolo industriale il contingente è di 450.000 tonnellate duty‑free, più 200.000 tonnellate per altri usi con dazio ridotto a un terzo. Altri prodotti: riso (60.000 tonnellate), miele (45.000), mais e sorgo (fino a 1 milione di tonnellate a dazio zero), con fasi di introduzione graduale.
Per contro, sul versante industriale europeo, la demolizione dei dazi mercosuriani apre corridoi preferenziali a macchine, auto, farmaceutica, chimica, servizi e appalti pubblici, oltre a nuove opportunità per l’agroalimentare europeo con indicazioni geografiche protette. È il motivo per cui una parte del mondo produttivo spinge per la ratifica, leggendovi una risposta all’erosione di quote di mercato in America Latina e alla competizione con Cina e Stati Uniti.
La cornice di protezione disegnata tra fine 2025 e inizio 2026 è più robusta rispetto al passato. Oltre alla clausola bilaterale di salvaguardia inserita nel trattato (invocabile quando importazioni preferenziali causano — o minacciano di causare — “grave pregiudizio”), il Consiglio Ue e l’Europarlamento hanno concordato un regolamento ad hoc per i prodotti agricoli sensibili: avvio rapido delle inchieste, tempi abbreviati (4 mesi per chiudere le istruttorie), e possibilità di misure provvisorie in 21 giorni in caso di urgenza. Per i prodotti più esposti, soglie e indicatori sono più stringenti e includono anche l’ipotesi di sotto‑prezzi sistematici.
A ciò si somma una “rete” finanziaria: Bruxelles ha messo sul tavolo un “safety‑net” da miliardi per gestire eventuali shock di mercato e promette monitoraggi semestrali — poi resi più frequenti dal Parlamento — su volumi e prezzi in ingresso. Le organizzazioni agricole restano scettiche: salutano il taglio della soglia d’allerta dal 8% al 5% per avviare le indagini, ma chiedono automatismi più rapidi nell’attivare le contromisure.
Alla fine della giornata Lega e M5S hanno capitalizzato politicamente la protesta, i Dem hanno scelto la via del “sì alle tutele, dialogo sull’intesa”, la Commissione incassa un colpo e studia le prossime mosse. Se l’accordo Ue–Mercosur vedrà la luce, dipenderà da come l’Europa saprà coniugare apertura e protezione, regole e fiducia. Perché tra i numeri dei contingenti e le foto dei trattori c’è il cuore di una questione più grande: chi paga e chi vince quando l’Europa commercia con il mondo.