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Politica

Meloni a Catania: «Vi spiego i nuovi equilibri del centrodestra, anche in Sicilia»

Di Mario Barresi

Giorgia Meloni, a Catania rilancerà tre “tormentoni” di Fratelli d’Italia: democrazia diretta, presidenzialismo e rivoluzione fiscale. È una campagna elettorale permanente, ormai.

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«Non sono tormentoni da campagna elettorale. Sono quattro modifiche dell’assetto costituzionale, aggiungendo quella sulla clausola di supremazia delle norme nazionali su quelle europee in caso in cui entrino in conflitto su temi importanti. Ma sono soprattutto una rivoluzione del rapporto dei cittadini italiani con la politica, con il governo e con l’Ue. E sono quattro proposte di legge d’iniziativa popolare per le quali Fratelli d’Italia sta raccogliendo le firme».

Non le sembrano temi lontani dalla quotidianità dei cittadini?

«È proprio l’opposto. Perché i cittadini sarebbero felici di avere uno Stato che non li ignora né li vessa. Il primo ragionamento è: con i voti non puoi fare tutto quello che vuoi, senza un vincolo con quello che hai promesso agli elettori. Il presidente della Repubblica non può essere il notaio degli accordi di Palazzo e ha tra le sue prerogative lo scioglimento delle Camere a garanzia della volontà popolare».

E un presidente eletto direttamente dai cittadini sarebbe più rispettoso della volontà popolare?

«Noi, in subordine al semipresidenzialismo, che sarebbe la scelta migliore ma oggi è la più complicata, siamo per l’elezione diretta del capo dello Stato. Che per noi dovrebbe essere scelto direttamente dal popolo».

Per la stessa ragione ha già sbarrato la strada a Draghi al Quirinale.

«Non lo sarà mai con i nostri voti. Per noi il prossimo presidente della Repubblica deve avere alle spalle una storia di difesa dell’economia reale e dei nostri interessi nazionali. Un’altra battaglia è l’abolizione dell’ottocentesco istituto dei senatori a vita, che, col taglio dei parlamentari, peseranno ancor di più sulla scelta del prossimo presidente, dopo essere stati spesso decisivi per tenere in piedi i governi degli inciuci. E su questo è incomprensibile il no dei cinquestelle a questa proposta che FdI ha portato in aula e che ci hanno bocciato. Infine le tasse: mettere un tetto in Costituzione impedirà il gioco delle tre carte, come quello che fanno M5S e Pd: non alzo l’Iva, ma ti metto 10 miliardi di nuovi balzelli. Cambierebbe l’approccio: le finanziarie si farebbero col principio del buon padre di famiglia».

A Catania sarà l’ospite d’onore di “MuovitItalia”, che fino all’anno scorso era l’evento di una corrente di Forza Italia. Ora giocherà in casa, con FdI al 10%. I tempi cambiano...

«Sì, sono molto cambiati. Fratelli d’Italia raccoglie i frutti di anni di lavoro, senza scorciatoie per salire nei sondaggi né per sedersi su poltrone inutili».

Si riferisce al governo gialloverde. Non ci siete entrati, col senno di poi ha avuto ragione lei...

«Non erano tutti d’accordo, nel mio partito. C’è stato un confronto, ma alla fine si sono fidati di me. Io lo dicevo anche a Salvini: “Guarda che i cinquestelle, semmai credono in qualcosa, è un qualcosa di sinistra”. Adesso stanno con chi è più simile a loro, in un governo disastroso. Noi continuiamo a crescere e il consenso di FdI è vero, non è certo una moda, né un fenomeno».

La ragione sociale del centrodestra nazionale, ma anche nelle Regioni al voto, è profondamente diverso da quello siciliano in cui Lega e FdI sono residuali. La ritiene una situazione anacronistica?

«La Sicilia è a statuto speciale in tutto, anche nella politica. Da voi ci sono dinamiche complesse. Ho saputo che la coalizione che sostiene Musumeci nelle ultime ore ha avuto un’altra battuta d’arresto, ma Fratelli d’Italia resta una forza centrale e leale dell’alleanza, dopo essere stata decisiva per la candidatura e per l’elezione del governatore».

Col vento che tira non vi sentite un po’ sottodimensionati in Sicilia?

«Certo, l’equilibrio del centrodestra è cambiato, fra gli elettori e fra la gente soprattutto. E anche in Sicilia, se si votasse oggi, Fratelli d’Italia sarebbe molto più forte. Dal 2017 sono cambiate molte cose, ma non abbiamo fretta. Anzi, come abbiamo dimostrato in più occasioni, proviamo ad aiutare sempre il governo regionale, da Roma e da Palermo».

Candiani, il viceré leghista nell’Isola, sostiene che fra il “modello Umbria” e il governo ci sia una «distanza abissale». Non è che lei e Salvini, nella divisione delle bandierine dei governatori, state già facendo un pensierino sulla Sicilia? Qualcuno parla proprio di Pogliese...

«Questa per me è una terra degli affetti familiari, ma anche una grande sfida. Fratelli d’Italia in Sicilia è in crescita esponenziale e ha una classe dirigente di grandissimo livello. C’è Pogliese, c’è l’assessore Messina, c’è il gruppo dell’Ars e tantissime personalità di valore a Roma e a Bruxelles. Ma bisogna fare ogni cosa a suo tempo. E questo è il tempo di consentire a Musumeci di governare al meglio. Aspetti... qui trema tutto... C’è il terremoto...».

(In effetti alle 18,35 si registra una scossa di 4.4 nell’Aquilano, avvertita anche a Roma; l’intervista telefonica riprende dopo qualche secondo di comprensibile panico)

«Le stavo facendo l’ultima intervista-testamento (e ride, ndr)... Ecco, è uscita l’Ansa: chiamo subito i sindaci della zona. Tanto noi avevamo finito, vero?».

Sì. Solo un’ultima cosa per esorcizzare anche la paura del terremoto con un argomento leggero. Sui social s’è compiaciuta del successo del remix “Io sono Giorgia...”. Ma si aspettava che un comizio diventasse un tormentone dance? Una bella propaganda fra i giovani...

«E che le devo dire? Ti entra in testa a trapano. L’ascolto anch’io come una scema, più volte al giorno... Mi sono arrivate centinaia di versioni, la mia preferita è quella in cui ballano i Teletubbies e anche le mie nipotine ora vogliono fare un video su TikTok... Scherzi a parte: non credo che l’intento di chi ha inventato il tormentone fosse quello di promuovere il mio pensiero politico, forse l’ha pensato un villeggiante di Capalbio che mi considera una coatta che sta in mezzo agli “emarginati”. Ma, pur inconsapevolmente, mi hanno fatto una cosa gradita. E, visto il successo, magari a fine anno faccio il mio primo disco...».

Twitter: @MarioBarresi

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