Attualità
Vittoria e l'ordine pubblico, questione di consiglio
L'aula si sofferma a trattare un tema molto delicato. Il giornalista Bascietto mercoledì all'Antimafia
Arriva la notizia ferale della morte dell’avvocata Ilenia Pancrazi, sorella del comandante di polizia locale di Vittoria Filippo, e il Consiglio comunale si ferma dopo un’ora e 40 minuti. Arrendersi all’ineluttabilità della vita all’età di 36 anni, spezzare brutalmente il cordone ombelicale che una madre lega ancora al figlio di appena 4 anni, è quanto di più devastante possa accadere a una persona che ha in cantiere sogni e progetti di vita con la famiglia. Il funerale oggi presso la basilica di San Giovanni alle 16.
Alla notizia l’aula si blocca, i consiglieri osservano un minuto di silenzio per ricordare la giovane Ilenia e poi si danno appuntamento al 5 febbraio per riprendere su ordine pubblico e sicurezza dall’interruzione. Esattamente dall’intervento di Salvatore Artini, che aveva preceduto la presidente Fiore, Valeria Zorzi, Alfredo Vinciguerra, Monia Cannata, Biagio Pelligra e Nello Dieli. Replicheranno tutti i consiglieri prenotati. Per concludere cosa, in tema di ordine e sicurezza, non sappiamo. Il tema è di una grande delicatezza che ti obbliga a stare sempre sul pezzo, ma come possa incidere un consiglio comunale è difficile stabilirlo: se mancano forze dell’ordine ci deve pensare lo Stato. Se le leggi sono troppo garantiste e i magistrati scarcerano i presunti criminali 24 ore dopo l’arresto, è un problema legislativo. Se il fenomeno riguarda l’immigrazione clandestina e incontrollata è prerogativa della politica nazionale occuparsene. Se Vittoria ha un organico di 30 agenti di polizia locale (un quarto prossimo alla pensione) a fronte dei circa 100 che dovrebbe avere, e quindi non può fare rispettare ordinanze sindacali di dubbia interpretazione, e neanche controllare centinaia di immobili del centro storico affittati a uno e sub affittati a 20 per ogni unità all’insaputa dei proprietari, è un problema locale e di caos sociale. Però i Consigli parlano, ore intere, per sfoggiare concetti ovvi, retorici, irrisolvibili.
Grazie a un sussulto di saggezza e di sobrietà, la presidente Fiore ha evitato di pronunciare il nome Bascietto durante il suo intervento in aula. L’ha identificato solo come un «giornalista d’inchiesta con il quale non ho mai litigato e da cui non mi sono mai fatta dettare l’agenda dei lavori consiliari». A proposito del collega Bascietto, alle 12 di mercoledì 28 sarà ascoltato a Palermo dalla commissione regionale Antimafia. Tema: la preoccupante recrudescenza di atti criminosi posti in essere, nel Ragusano, dall'organizzazione mafiosa locale e dalla mafia albanese. Il romanzo criminale che Peppe Bascietto ci somministra a pillole quotidiane sul suo profilo social, finisce sul tavolo dell’Antimafia regionale.
Dopo tutti questi episodi che toccano la sfera intima e sociale di una città, sdrammatizziamo. Appare perlomeno pittoresco il battibecco social tra i due sindaci più bravi della provincia nell’arte della provocazione: Francesco Aiello e Gianfranco Fidone, “nzurtusi” per antonomasia. Appena Fidone sconfina da palazzo Biscari e sorvola palazzo Iacono, Aiello attiva la contraerea. «Vittoria deve dimenticare il presente e il passato e guardare al futuro», aveva dichiarato al nostro giornale l’imprudente Fidone. La risposta di Aiello non si fa attendere: «Commenti di “Natiche storte” sul consiglio comunale di Vittoria. Un mondo puzzolente e va viri cu ti pigghia». «Bonjour finesse - replica il sindaco acatese “rock e roll”, nel senso che con le natiche "dondola e rotola" - il letterato prof. Aiello scomoda Catullo per rispondere a una mia intervista su La Sicilia».