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la polemica

Consob, il giorno del rinvio: perché il caso Freni è diventato un test sulla tenuta della maggioranza

Tra veti incrociati e richiami all’indipendenza, il braccio di ferro nella coalizione di governo sulla presidenza dell’Authority dei mercati racconta molto più di una nomina. Ecco cosa è successo, perché e cosa può accadere adesso.

Redazione La Sicilia

23 Gennaio 2026, 23:37

Consob, il giorno del rinvio: perché il caso Freni è diventato un test sulla tenuta della maggioranza

La pratica sulla successione a Paolo Savona in Consob sta creando frizioni nella maggioranza di governo. Il nome più quotato, quello del sottosegretario Federico Freni (Lega), resta appeso. Una pausa che sa di altolà politico: Forza Italia alza la mano, chiede tempo e metodo. Il resto è un botta e risposta che, nel giro di poche ore, si fa scontro pubblico: la Lega rivendica un «accordo di massima», Antonio Tajani nega con fermezza e scandisce un principio: «Alla guida della Consob serve una figura autorevole, non di partito». Il governo rinvia. E i mercati osservano.

Cosa è successo davvero: cronaca di uno stop

Nel pomeriggio di martedì 20 gennaio 2026, il Cdm rinvia la decisione sul successore di Savona. Le indiscrezioni della vigilia davano Freni in pole; lo stallo arriva dopo le obiezioni degli azzurri, che chiedono una soluzione «tecnica» e indipendente. Il giorno dopo, il confronto si sposta sui media. La Lega, per voce del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, ribadisce che «c’era un accordo di massima» e che il Carroccio «continuerà a portare avanti quel nome». Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, replica: «Non c’era alcun accordo. Non diciamo bugie». Interviene quindi il vicepremier Tajani: «Assolutamente no, nessun accordo. Il presidente non deve essere espressione di un partito». Parole che smentiscono direttamente la narrazione leghista e fissano il profilo cercato da FI.

Chi è in campo: persone, pesi e veti

Federico Freni, classe 1980, è sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze dal 2021 (governi Draghi e Meloni), deputato della Lega dal 2022. Avvocato, con un solido profilo tecnico-giuridico, ha seguito dossier regolatori e di finanza pubblica. È il nome indicato — o comunque favorito — in una fase in cui il collegio Consob presenta già due componenti di area centrodestra, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.

La posizione di Forza Italia: non un «no» personale a Freni, ma un argomento di principio. Per Tajani e per il portavoce Nevi, la guida dell’Authority va affidata a una figura di «alta autorevolezza» e «non di partito». Una linea che è stata ribadita sia dopo il Cdm sia nelle ore successive. Il Carroccio, dal canto suo, rivendica un’intesa pregressa e segnala che, in caso di stallo, il dossier sulle nomine delle autorità indipendenti potrebbe complicarsi. Nelle stesse ore arrivano endorsement pubblici a Freni da esponenti della coalizione e del centro moderato.

Perché Consob conta (più della politica di giornata)

La Consob vigila sulla trasparenza e corretto funzionamento dei mercati, approva i prospetti informativi, sanziona abusi, tutela gli investitori. È un’authority indipendente con un collegio composto da un presidente e quattro commissari, nominati con DPR su proposta del Presidente del Consiglio. Il mandato dura sette anni, non rinnovabili. La regola non scritta che ha retto nel tempo è quella di una guida percepita come indipendente dalla contesa politica, per preservare credibilità verso emittenti, intermediari e risparmio.

L’attuale presidente Paolo Savona è in scadenza l’8 marzo 2026. La sua stagione è stata segnata da dossier complessi, fino alla decisione — collegiale — di sospendere per 30 giorni l’ops di UniCredit su Banco BPM, vicenda che ha acceso polemiche politiche e alimentato, mesi fa, il dibattito sul dopo-Savona.