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la polemica

Consorzio universitario di Agrigento, caos nomine. Nenè Mangiacavallo: «Io “silurato” perché Schifani sotto ricatto»

Non passa la nomina dell'ex sottosegretario di D'Alema. La Regione rimette in sella Perino, il presidente che si era dimesso. Nel CdA nominati prima il marito di un deputato e il cugino di un altro parlamentare

24 Gennaio 2026, 13:22

mangiacavallo

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Un ex presidente che a settembre si dimette, la Regione che nel frattempo ne nomina uno nuovo che, però, non si è mai insediato per questioni "burocratiche", fino al colpo di scena delle scorse ore: il presidente dimissionario ha cambiato idea, ha ritirato le dimissioni e nel giro di poche ore la Regione ha revocato la nomina del nuovo presidente, rinominando quello vecchio.

È insomma caos all’Ecua, l’Empedocle Consorzio Universitario di Agrigento travolto dalle beghe di una politica che mette il cappello dappertutto: in questi mesi nel CdA sono stati chiamati il marito della deputata Margherita La Rocca Ruvolo e il cugino dell’altro deputato agrigentino Riccardo Gallo. Coincidenze si dirà. Però - anche se non vi sono profili di incompatibilità - è quel che è accaduto. Poi c’è un altro fatto: l’uomo defenestrato con una mail è Nenè Mangiacavallo, l’ex sottosegretario nei governi D’Alema e Amato, che è pronto ad andare alla “guerra”. L’uomo che ha cambiato idea ritirando le dimissioni è invece il funzionario regionale Giovanni Perino.

«A questi non interessa né l’Ecua - dice al telefono Mangiacavallo - né gli studenti. A loro interessa farmi fuori da Ecua così come hanno fatto con Agrigento Capitale della Cultura». Mangiacavallo pesa e misura le sue parole ma per quanto pesate e misurate lasciano il segno: «Ci sono cose che non si possono dire perché non ho contezza diretta - detta sillabando - . Ma ho sentito che c’è chi ha minacciato di lasciare la maggioranza all’Ars per passare all’opposizione. Ma non sono in grado di dirlo con certezza, anche se in molti mi dicono sia andata così. Mi attengo ai fatti e i fatti dicono che c’era un atto esecutivo della Giunta regionale che è stato revocato perché quello che si era dimesso all’improvviso ha cambiato idea e le ha ritirate». Il convitato di pietra è la deputata Margherita La Rocca Ruvolo, con il marito, il chirurgo Giovanni Ruvolo che da componente del CdA di Ecua si era anche dimesso pur di non fare insediare Mangiacavallo. «Non piaccio né a La Rocca Ruvolo né a Gallo. Ho saputo della revoca dalla stampa, quando mi sarà notificato questo atto - dice Mangiacavallo - valuterò cosa c’è da fare. E vi dico che in me non c’è rabbia. Sono stato un uomo delle Istituzioni e ho sempre rispettato le decisioni delle Istituzioni. C’è piuttosto amarezza e delusione perché è l’ennesima dimostrazione che questa terra è irredimibile. Quel che è successo non tiene conto dell’interesse della collettività, ma di altro. Vedremo che cosa c’è in questo altro».

Dentro “questo altro” c’è una consecutio di circostanze che, quanto meno, denotano un andamento a zig zag e senza una visione a lungo termine. E i fatti - come si evince peraltro dal decreto dell’assessorato regionale alla pubblica istruzione guidato da Mimmo Turano - sono questi. Dunque, ai primi di settembre Giovanni Perino presenta le dimissioni dall’incarico di presidente del consorzio universitario per “questioni familiari”. Il CdA le accetta. Restano in carica gli altri due componenti - tra cui appunto Ruvolo - ma è sempre Perino che sostanzialmente continua a gestire. Nel frattempo la Regione designa Mangiacavallo come nuovo presidente e Giovanni Ruvolo non condividendo la nomina si dimette dal CdA, che quindi decade. La nomina di Mangiacavallo non passa dalla prima commissione Ars: «Tutti gli altri nomi sì - racconta l’ex sottosegretario - il mio no. Forse perché all’Ars c’era qualcuno che non mi voleva». Alla fine però Renato Schifani si impone, reitera la nomina e dalla commissione arriva l’ok. Siamo ai primi di dicembre e il decreto viene emesso e pubblicato facendo chiaro riferimento alle dimissioni di Giovanni Perino. Ma non finisce qui: per far insediare Mangiacavallo serve il sì dell’Assemblea dei soci (il Comune di Agrigento detiene il 64% delle quote). Una assemblea che non è stata mai convocata, con Perino che da dimissionario e nonostante un decreto di nomina del successore, ha proseguito a gestire l’ordinaria amministrazione («Compreso il rendiconto del 2024 - dice Mangiacavallo - un atto illegittimo»).

E si arriva i giorni scorsi. Anche il prefetto di Agrigento scende in campo per capire il perché della paralisi e come di incanto è lo stesso presidente dimissionario a convocare l’assemblea dei soci («Alla Regione può succedere di tutto, ma sorvoliamo…» è la riflessione di Mangiacavallo). Il Comune di Agrigento però non si presenta né alla prima né alla seconda convocazione fino a quando non nomina il suo componente del CdA (appunto il cugino del deputato Riccardo Gallo). È a quel punto che viene riconvocata l’assemblea dei soci che in poche ore, però viene sconvocata, fino a quando il 20 gennaio la Giunta regionale rinomina Perino e revoca Mangiacavallo.