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LA POLEMICA

Salvini contro Tajani, Vannacci sullo sfondo: la foto con Robinson incendia la convention della Lega

A Rivisondoli il leader leghista alza il tono su uscite e fedeltà, mentre il segretario di Forza Italia prende le distanze dall’estremista britannico. E nel centrodestra si riaccende la battaglia per i “moderati”

26 Gennaio 2026, 00:05

Salvini contro Tajani, Vannacci sullo sfondo: la foto con Robinson incendia la convention della Lega

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Il brusio si spegne quando sul maxi‑schermo compare una stretta di mano: quella fra Matteo Salvini e Tommy Robinson immortalata al ministero. La foto, rilanciata il giorno prima sui social dallo stesso attivista britannico, arriva fino alla sala di Rivisondoli e cambia l’aria della convention leghista. A quel punto il “Capitano” serra i ranghi: “Chi esce dalla Lega finisce nel nulla”, scandisce dal palco, con un passaggio che molti leggono come un avvertimento a Roberto Vannacci. Nello stesso momento, da Milano, Antonio Tajani bolla Robinson come “incompatibile con i miei valori” e annuncia l’ambizione di allargare il campo dei moderati a un progetto comune, con un grande appuntamento in primavera. Il contrasto fra i due vicepremier si consuma in poche ore e mette a nudo le faglie del centrodestra di governo.

Il contesto: una kermesse in Abruzzo e un caso internazionale che bussa alla porta

La scena è Rivisondoli, Abruzzo, domenica 25 gennaio 2026. La Lega chiude la sua kermesse d’inizio anno. Sul tavolo, tre dossier che si intrecciano: la disciplina interna del partito, il rapporto con il generale Vannacci, la polemica esplosa per l’incontro di Salvini al ministero con Tommy Robinson, figura di punta dell’ultradestra britannica e fondatore della English Defence League. A far detonare la giornata sono due frasi: da un lato Salvini rivendica la libertà di “incontrare chi voglio”, dall’altro Tajani traccia un confine netto: “Robinson è incompatibile con i miei valori”. Il botta e risposta è immediato, le reazioni delle opposizioni pure.

Il caso Robinson: chi è e perché divide

Per capire la temperatura dello scontro conviene ricordare chi è Robinson (all’anagrafe Stephen Yaxley‑Lennon): ex leader della English Defence League, protagonista di campagne anti‑immigrazione e anti‑islam in Regno Unito, con un fitto contenzioso giudiziario alle spalle. Nel 2021 ha perso una causa per diffamazione intentata da un giovane rifugiato siriano, con condanna al risarcimento di £100.000; nel 2024 ha ricevuto una condanna per oltraggio alla corte per aver violato l’ingiunzione legata a quel caso; nel 2025 è stato imputato (e poi assolto) per il rifiuto di consegnare il PIN del suo telefono alla polizia in un fermo ai sensi della normativa antiterrorismo. Una figura polarizzante, capace di mobilitare piazze e polemiche.

L’incontro romano con Salvini, celebrato con una foto nella sede del ministero, ha scatenato una bufera. Sui social Robinson ha ringraziato “un leader coraggioso” europeo; in Italia, Partito Democratico e altre forze di opposizione hanno parlato di “oltraggio alla Costituzione antifascista” per l’uso di un luogo istituzionale. Il vicepremier leghista ha reagito rivendicando la libertà di parola e la possibilità di “fare battaglie comuni” con chi ritiene, senza arretrare di un millimetro.

Il segnale interno: “Chi lascia la Lega finisce nel nulla”

Dal palco abruzzese Salvini usa una metafora di montagna – lo “zaino” da alleggerire – per marcare la linea della disciplina. “Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi”, dice, e archivia così i malumori che circolano da settimane. Il passaggio più duro è quello diventato titolo sui siti: “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”. Un monito che molti hanno collegato al futuro di Vannacci, anche se il leader ha poi precisato: “Non mi riferivo a lui, lo vedrò in settimana. Parlavo di chi è già uscito”, con allusione ai deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro, passati a Forza Italia.

Vannacci, l’alleato ingombrante

Figura magnetica per una parte dell’elettorato di destra, Roberto Vannacci è da mesi al centro di un braccio di ferro all’interno della Lega. Ex generale, autore del bestseller “Il mondo al contrario”, eletto al Parlamento europeo nel 2024 e poi nominato vicesegretario federale, Vannacci ha alimentato un movimento personale radicato nei comitati locali. Sulle scelte territoriali – dalla Toscana alle candidature – ha spesso disallineato la sua voce da quella della dirigenza del Carroccio, fino a ventilare, in più occasioni, una corsa autonoma o la trasformazione della propria rete in qualcosa di più strutturato. L’idea di un “nuovo partito” ipersovranista – smentita e poi tornata come ipotesi – aleggia da mesi.

Il passaggio di Salvini a Rivisondoli è stato dunque letto come un “avviso ai naviganti”. Eppure, nelle stesse ore, il leader ha rivendicato la “famiglia Lega”, assicurando che l’obiettivo è “arrivare in vetta” con uno zaino pieno “solo di ciò che serve”. Un equilibrio precario: legittimare il dissenso interno fino a un punto, ma tracciare un perimetro per evitare scissioni che indebolirebbero il partito in vista delle sfide del 2026‑2027.

Tajani marca la distanza: “Incompatibile con i miei valori”

Da Milano, al Teatro Manzoni, Antonio Tajani sceglie un registro diverso. Mentre presenta l’iniziativa “Più libertà, più crescita”, con ospite Carlo Calenda e un filo diretto con il mondo produttivo, il leader di Forza Italia mette un paletto pubblico: “Tommy Robinson è incompatibile con i miei valori. Salvini vede chi vuole, io non lo incontro”. È un messaggio al suo elettorato e agli alleati: la rotta azzurra resta europeista, atlantica, moderata. Non solo. Tajani rilancia l’idea di una casa comune dei moderati, corteggiando l’area centrista e civica nelle città chiave (a partire da Milano) e preannunciando un grande appuntamento dei moderati in primavera, con l’obiettivo di allargare il baricentro della maggioranza.

Che si tratti di tattica negoziale o di strategia di lungo periodo, la rotta è chiara: Forza Italia prova a capitalizzare il buon ciclo amministrativo e i segnali di crescita organizzativa, anche in vista dei congressi e del riassetto interno previsti tra marzo‑aprile nelle regioni e a inizio 2027 a livello nazionale. In quest’ottica si inserisce il dialogo con Azione – esemplare l’esperimento lucano con Vito Bardi – e la proposta di un “candidato civico” condiviso nei grandi comuni.

Il risvolto politico: centrodestra a geometrie variabili

Il caso Robinson evidenzia una dinamica ormai ricorrente nella coalizione. Il centrodestra di governo presenta al suo interno almeno tre linguaggi: quello identitario‑sovranista della Lega salviniana; quello conservatore‑nazionale di Fratelli d’Italia; e quello liberal‑popolare di Forza Italia. Su alcuni dossier (immigrazione, infrastrutture, riforme istituzionali) la maggioranza procede in sintonia; su altri (terzo mandato dei governatori, selezione dei candidati locali, rapporti con i mondi civici e liberal) riemerge la competizione. Basti ricordare che proprio sul tema del terzo mandato Tajani aveva “stoppato” gli alleati, segnando una linea di principio e di metodo.

La foto ministeriale con Robinson diventa così un moltiplicatore di segnale: per Salvini è un messaggio alla sua base – “nessun bavaglio” e “libertà di incontro” – in un momento in cui difende l’autonomia del profilo leghista; per Tajani è l’occasione per delimitare il campo, parlando a quell’elettorato moderato che fatica a riconoscersi nell’abbraccio con figure dell’estrema destra europea.

Le reazioni e l’opinione pubblica

La giornata racconta anche la prontezza delle opposizioni. Dal Partito Democratico arrivano accuse pesanti sull’uso di un luogo istituzionale per ricevere un “suprematista” o “neonazista”, secondo la definizione utilizzata da vari esponenti dem e rilanciata da più testate. Nel frattempo la platea leghista di Rivisondoli applaude il leader che attacca “i gendarmi del politicamente corretto” e i “giornali che dettano l’agenda”. Nella comunità liberal‑moderata, invece, si apre un dibattito su come costruire un’offerta competitiva nelle città al voto, senza sfilacciarsi in personalismi.