il retroscena
Ciclone Harry, ecco cosa c'è dietro il "braccino corto" del governo nazionale sui fondi per la Sicilia
L'annuncio di Musumeci in Cdm. E il dubbio: «Ma 100 milioni a testa o in totale?». Il ministro: «Risorse per i primi interventi». La premier Meloni annuisce, Schifani impietrito. E la cifra doveva essere minore: 60 milioni. Poi il ritocchino per «evitare effetti mediatici negativi»
Il ministro Nello Musumeci e il governatore Renato Schifani a margine del Cdm di ieri
«Per tutte le ragioni che ho appena esposto, il governo, su proposta del mio ministero, stanzierà una prima somma di 100 milioni». Quando Nello Musumeci ha appena finito di pronunciare questa frase, a Palazzo Chigi cala il gelo. E soltanto uno dei presenti ha il coraggio di porre la domanda che frulla in testa a quasi tutti: «Ma 100 milioni per ogni Regione o 100 milioni in tutto?».
Chi ha già visto le carte prima della seduta del Consiglio dei ministri (tra cui il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, accompagnato dal conterraneo Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza di FdI) conosce già la risposta: «La somma è equamente distribuita tra Sicilia, Calabria e Sardegna». Ma, mentre la premier Giorgia Meloni annuisce e sembra non vedere l’ora di chiudere la “pratica Harry”, il ministro siciliano della Protezione civile, percependo la situazione di imbarazzo, si sente in dovere di fare una precisazione: «La cifra inizialmente ipotizzata dal dipartimento per i primi interventi urgenti era pari a 60 milioni. Ma, visto che dal punto di vista mediatico avrebbe avuto un effetto negativo, di concerto con il presidente abbiamo previsto risorse aggiuntive arrivando a 100 milioni». Renato Schifani resta impietrito. E chi, poco dopo, lo incrocerà a Fiumicino per il ritorno a Palermo (fra cui la segretaria del Pd, Elly Schlein, oggi in visita in Sicilia fra Niscemi e zona jonica, che al governatore ha espresso «piena solidarietà») lo descrive «livido».
Per il governo Meloni è «solo l'inizio». Per le opposizioni, invece, è un'elemosina, se non uno scherzo. Con la contestuale dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale, arrivano comunque i primi fondi per far fronte ai danni causati dal ciclone nelle tre regioni: 33 milioni a testa. A fronte di una prima conta che, solo per la Sicilia, sfiora già il miliardo, mentre le stime dei governatori di Calabria e Sardegna si attestano rispettivamente su 300 e 200 milioni.
«Nelle emergenze, l’Italia sa essere una comunità ancora più unita», ha commentato a caldo la premier Meloni, prima che venisse annullata la conferenza stampa inizialmente prevista per dare notizia delle decisioni del Cdm. Al quale, oltre a Schifani e Occhiuto, partecipa anche la governatrice sarda del M5S, Alessandra Todde. Che, paradossalmente, è diventata la polizza anti-polemiche. «I panni sporchi meglio lavarli in famiglia», spiega un esponente (molto deluso) del centrodestra siciliano.
Si parte da qui, quindi. Dai 100 milioni da suddividere per tre. E dalla nomina dei tre governatori a commissari delegati del governo per l'emergenza. «Queste risorse – ha commentato con sottile diplomazia Schifani - si aggiungono ai 70 milioni messi a disposizione dal mio governo portando così a 103 milioni complessivi le somme disponibili per i primi interventi. Sono certo che si tratti di un inizio e dopo l’ordinanza per le deroghe seguiranno altri decreti per stanziare fondi aggiuntivi». Dalle parole del presidente sembrano filtrare due sentimenti: da un lato, forse, la delusione per uno stanziamento comunque inferiore alle attese; dall'altro la rivendicazione di avere già messo sul piatto il doppio di quanto stanziato dal governo nazionale in una seduta di Cdm in cui, con Antonio Tajani in videoconferenza da Milano, è assente l’altro vicepremier Matteo Salvini. «Entro il fine settimana sarò nei luoghi colpiti», annuncia.
Le prime rassicurazioni arrivano però direttamente dal ministro Musumeci: i 100 milioni servono «essenzialmente per far fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, cioè la rimozione di detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni, potremo procedere all’ulteriore stanziamento che invece servirà alla ricostruzione». Lo stesso Musumeci dichiara che la prima stima delle Regioni ha quantificato i danni in oltre 1,2 miliardi. E considerato che, nelle stesse ore, Occhiuto ha “denunciato” danni per circa 300 milioni e Todde per 200 milioni, per la Sicilia si torna ai circa 700 milioni di euro quantificati dalla Protezione civile regionale, prima che, nelle ultime ore, una nuova conta informale portasse la cifra ben sopra il miliardo. Il governo nazionale, quindi, adesso attende un nuovo conteggio «affidato essenzialmente ai tecnici delle tre regioni», spiega Musumeci, poi «verrà adottato un provvedimento interministeriale, perché su questo tema della ricostruzione interverranno più ministeri». L'auspicio del titolare della Protezione civile è che le somme necessarie, alla fine, calino un po'.
Di sicuro, però, la mossa dell'esecutivo Meloni non convince le opposizioni. Per Schlein «cento milioni non sono sufficienti. Urgono poi procedure semplici e veloci che restano un miraggio». Le fa sponda il deputato ed ex ministro Peppe Provenzano: «Nella sola Sicilia i danni stimati sono di oltre un miliardo, a cui va aggiunto il dramma della frana di Niscemi. Evidentemente la presidente Meloni sta sottovalutando una situazione gravissima. Servono interventi importanti, sospensione dei tributi, risorse adeguate e procedure efficaci per l’emergenza e la ricostruzione che deve partire immediatamente. Non è una risposta all’altezza della situazione». Il M5S, con capogruppo all'Ars Antonio De Luca, parla invece di «un’elemosina o poco più. Si tratta di somme previste solo per i primi interventi? Con 33 milioni non credo si possa fare molto. Si spiega inoltre forse, perché la notizia non è passata con evidenza nei tg nazionali». Critico anche Ismaele La Vardera: «Ci hanno dato le briciole, siamo considerati una regione di serie D».
Per la Cgil Sicilia, infine, la scelta del governo «sembra una burla a fronte dei danni stimati. Le risorse sono insufficienti, anche per un primo intervento - ricorda il segretario Alfio Mannino - si era parlato di 500 milioni almeno appena stamani (ieri per chi legge, ndr)».