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lo scontro

Lega, tra Salvini e Vannacci divorzio vicino (e in Veneto tifano per l'espulsione dell'ex generale)

Il leader di il mondo al contrario pronto a fondare un suo movimento. Nei prossimi giorni l'incontro con il segretario

28 Gennaio 2026, 20:31

Lega, tra Salvini e Vannacci divorzio vicino (e in Veneto tifano per l'espulsione dell'ex generale)

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Tra i leghisti in Parlamento prevale il silenzio. Anche gli ambienti vicini a Roberto Vannacci, con lui sin dalla nascita dell’associazione Il mondo al contrario, mantengono la consegna di non parlare: “Il momento è delicato, con la Lega e con Salvini”.

È il day after dello scossone provocato dalla notizia del deposito del simbolo “Futuro nazionale” da parte del vicesegretario leghista, considerato da molti il primo passo verso la creazione di un nuovo soggetto politico collocato ancora più a destra. La partita è nelle mani di Matteo Salvini, che nei prossimi giorni dovrebbe incontrare l’ex generale.

Nel Carroccio ci si attende un tentativo di chiarimento per proseguire insieme, ma nessuno si azzarda a prevedere l’esito. Accanto a una componente che confida nella ricomposizione, c’è chi mostra fastidio. In Veneto, da tempo, si guarda a Vannacci con sospetto. “Altri militanti sono stati buttati fuori per molto meno dal partito: o fa chiarezza o l’espulsione è ovvia”, scandisce il consigliere regionale Roberto Marcato. Nell’area vicina a Luca Zaia filtra scetticismo per le mosse del vicesegretario, a partire dal logo politico: un percorso percepito come una deriva rispetto alla missione della Lega.

Interrogato nelle scorse settimane sull’ipotesi di un suo partito, Vannacci aveva glissato con un “mai dire mai”, dopo un’ascesa che in poco più di un anno lo ha visto scalare il Carroccio, raccogliere circa mezzo milione di preferenze alle Europee e diventare vicesegretario. Un capitale di consenso che rende decisive le prossime mosse dell’europarlamentare.

Le osservano i leghisti, gli alleati e pure le opposizioni, con lo sguardo già rivolto alle politiche del 2027. Nei capannelli del Transatlantico, il destino di “Futuro nazionale” è tema di discussione. Gli scettici ricordano gli esiti delle scommesse politiche di Francesco Storace e Gianfranco Fini: “Non sempre va a finire bene”.

In Forza Italia si osserva che, se Vannacci dovesse uscire dalla coalizione, “fa un favore alla sinistra”. Nel centrodestra aleggia qualche timore, anche perché non è affatto scontato che l’eventuale avvicinamento di Carlo Calenda all’attuale maggioranza colmi il vuoto. Il leader di Azione non nasconde il dialogo con Antonio Tajani, “mantenendo una linea molto chiara: se uno è liberale ed europeista non si sta con gente come Salvini che è la quinta colonna di Putin. Salvini dovrebbe solamente andarsene, non c’è alternativa. Non è di destra, estrema destra o centro, è di ciò che gli conviene essere in ogni momento”.

Matteo Renzi, invece, sostiene da tempo che una nuova forza di estrema destra sottrarrebbe voti alla maggioranza, scenario che anche nel Pd è seguito con attenzione.

Intanto il primo ostacolo per “Futuro nazionale” arriva da destra, ed è legato a nome e simbolo: fondo blu, scritta in stile littorio e, al centro, un’ala tricolore. “Non nascondiamo la sorpresa per la scelta di un nome e di un logo anche a prima vista simile al nostro”, attaccano dall’associazione Nazione futura, riservandosi azioni a tutela. “In politica la casualità non esiste. Penso che sia sicuramente ispirato al nostro”, afferma Francesco Giubilei, presidente di quello che si definisce “il più autorevole think tank conservatore italiano”.

Sul fronte opposto, c’è chi è già pronto a fare sponda con l’ex generale: “Spero in un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona”, propone Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, movimento di ispirazione cristiana, secondo cui questa combinazione avrebbe “la capacità di spaccare gli equilibri politici e poter ambire al governo del Paese. E ci votano milioni di italiani”.