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la polemica

L’anomalia che divide la Lega: perché il “caso Vannacci” è molto più di una faida interna

Tra simboli depositati, circoli paralleli e pressing dei governatori del Nord, il Carroccio si ritrova a un bivio. Salvini minimizza e prepara l’incontro, mentre Vannacci rilancia: “Le anomalie migliorano i metalli”.

29 Gennaio 2026, 22:00

L’anomalia che divide la Lega: perché il “caso Vannacci” è molto più di una faida interna

Montecitorio, durante un convegno dedicato a Roberto Maroni, sfilano i volti storici del Carroccio: cravatte verdi, spille di Alberto da Giussano, memoria di una stagione in cui la parola “Nord” era una bussola, non una nostalgia. Fuori dall’aula, però, la cronaca bussa come un martello: il governatore lombardo Attilio Fontana definisce il vicesegretario del partito, il generale Roberto Vannacci, “un’anomalia”, e invita a decidere. La risposta di Matteo Salvini è una spruzzata d’acqua sul fuoco: “Problema per i giornalisti, non per la Lega”, annuncia, promettendo un incontro “già fissato” e tenendo la stampa alla porta. E' il giorno in cui la Lega si guarda allo specchio e vede, riflessa, la sua frattura più profonda dai tempi dell’asse Bossi–Maroni.

Un’anomalia secondo Fontana, un caso mediatico secondo Salvini

Le parole di Fontana sono chirurgiche: in un partito la pluralità di “impostazioni diverse” può arricchire; altra cosa è “creare circoli, organizzare manifestazioni fuori dal partito, presentare e depositare un nuovo logo, aprire un nuovo sito”. In una sintesi: “anomalia”. Un giudizio che fotografa ciò che, da mesi, i governatori del Nord mormorano a mezza voce: l’attivismo parallelo di Vannacci non è più un tema di stile, ma di linea.

Al centro del contendere c’è la registrazione, il 24 gennaio 2026, del marchio “Futuro nazionale” presso lo European Union Intellectual Property Network: un cerchio blu, scritta bianca “Futuro nazionale”, in basso “Vannacci” in giallo, al centro un’ala tricolore che qualcuno legge come una fiamma stilizzata. È solo “un simbolo”, minimizza il generale; ma le classi merceologiche d’uso indicano “servizi nell’ambito della politica”, dall’organizzazione di manifestazioni alla consulenza per campagne, insieme a merchandising e comunicazione. Più che un biglietto da visita, una cassetta degli attrezzi.

In serata, la chiosa del leader: “Di loghi ce ne sono tanti”. L’incontro con Vannacci? “È già tutto fissato: sarete gli ultimi a saperlo”. Traduzione: niente rotture a freddo, procedura politica e non giustizialismo regolamentare. Una linea coerente con l’obiettivo di Salvini: disinnescare la bomba senza alimentare il mito del martire.

La replica del generale: “Le anomalie migliorano i metalli”

Il contrappunto del vicesegretario è una metafora che fa discutere: le “anomalie”, in metallurgia, sarebbero “dislocazioni” che rendono i metalli “più duttili e malleabili”. Applicata alla politica, l’immagine suona come una rivendicazione: l’irregolarità non indebolisce, semmai rafforza. Il pungolo al governatore lombardo è esplicito; la controreplica di Fontana pure: “Io so come si sta in un partito”. Segno che lo scontro non è personale: è sul perimetro dell’agibilità politica dentro la Lega.

Il Nord in pressing: governatori e classe dirigente chiedono il punto

La Lega del Nord – o, per meglio dire, la sua classe dirigente territoriale – chiede un chiarimento. Le parole di Fontana sono la punta dell’iceberg: dietro ci sono mesi di malumori su identità, diritti e alleanze. C’è chi evoca il “modello Cdu/Csu” per separare il contenitore nordista da quello nazionale; e c’è chi, come Roberto Calderoli, ricorda che in un partito si sta “conoscendo le regole”. Sullo sfondo, l’asse con Luca Zaia e l’eterna questione del “Nord diluito”, oggetto di raccolte firme e mozioni tra Lombardia e Piemonte.

Non a caso, alla vigilia del deposito del marchio “Futuro nazionale”, un retroscena del Corriere parlava di una telefonata di Zaia a Salvini per sollecitare l’espulsione del generale; la Lega ha smentito con una nota secca, ricordando un incontro cordiale tra i due a Cortina. Ma la miccia era già accesa.

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