il caso
Caos a Montecitorio, salta la conferenza neo fascista sulla “remigrazione” (con lo stop di Fontana)
Un confronto che doveva essere una conferenza stampa si trasforma in una sede istituzionale: opposizioni in presidio, l'intervento del presidente della Camera e la Lega che grida alla censura
Una sala di Montecitorio riempita all’improvviso di copie della Costituzione alzate in silenzio, poi il coro di "Bella ciao". È la scena – insolita, per non dire inedita – che ha preceduto l’annullamento della conferenza stampa sul lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla cosiddetta “remigrazione”, iniziativa alla quale avrebbero dovuto partecipare esponenti di organizzazioni dell’ultradestra e neo fasciste come CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti, su invito del deputato leghista Domenico Furgiuele. A fermare tutto, dopo l’occupazione della sala da parte di deputati di Pd, M5S, Avs e con l’adesione di parlamentari di Azione, è arrivata la decisione del presidente della Camera Lorenzo Fontana: conferenze stampa della giornata annullate e stop agli ingressi di ospiti esterni “per motivi di ordine pubblico”.
La conferenza era prevista per le ore 11:30 di venerdì 30 gennaio 2026 nella sala stampa della Camera, prenotata dal deputato Furgiuele. Tra i relatori annunciati: Luca Marsella (CasaPound), Ivan Sogari (Veneto Fronte Skinheads), Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara (Rete dei Patrioti). Fin dal giorno prima, il presidente Fontana aveva definito “inopportuna” l’iniziativa, auspicando un ripensamento; ma ricordando anche che la responsabilità di contenuti e ospiti ricade sul parlamentare proponente. In mattinata, deputati di Pd, M5S e Avs hanno occupato la sala sventolando la Carta e intonando canti della Resistenza, con momenti di confronto diretto con Furgiuele. Sul posto sono arrivati anche Matteo Richetti ed Elena Bonetti di Azione. Poco dopo, la Presidenza ha annullato tutte le conferenze stampa della giornata e bloccato gli ingressi di ospiti esterni. Il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, ha denunciato “la morte della democrazia” a Montecitorio, chiamando in causa il Capo dello Stato Sergio Mattarella e invitando a riprogrammare l’evento. All’esterno, il portavoce di CasaPound Luca Marsella ha parlato di “atto mafioso” e promesso il ritorno “con centinaia di migliaia di firme”.
L’episodio ha costretto la Camera a una decisione rara: sospendere in blocco conferenze già calendarizzate per ragioni di ordine pubblico. La cornice regolamentare è chiara: la Camera “favorisce la massima apertura” delle proprie sedi per eventi pubblici, ma le richieste di prenotazione passano da uffici dedicati e, nel caso delle conferenze stampa dei deputati, la responsabilità dei contenuti e degli ospiti è “in capo ai parlamentari proponenti”. Il presidente può intervenire per motivi di sicurezza. Lo prevede la prassi amministrativa e lo ricordava, alla vigilia, la stessa Presidenza.
Al netto delle procedure, la dimensione politica è risultata dirompente: da un lato, le opposizioni hanno rivendicato una tutela “militante” dell’istituzione, brandendo la XII disposizione finale della Costituzione, che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”; dall’altro, la Lega ha denunciato “bavagli”, evocando l’articolazione costituzionale della libertà di espressione.
“Remigrazione”: che cosa è?
Nel dibattito italiano la parola “remigrazione” è diventata una bandiera di pezzi dell’estrema destra europea, in particolare nell’orbita dell’austriaco Martin Sellner, ex leader della Identitäre Bewegung. Nel lessico politico attuale, remigrazione non coincide con il rimpatrio volontario di chi desidera rientrare nel Paese d’origine: in più sedi, viene presentata come un progetto di rientro “di massa”, talvolta esteso anche a persone con cittadinanza acquisita, e si salda con la teoria della “sostituzione etnica”. Non è un caso se le autorità di diversi Paesi hanno limitato la mobilità di Sellner e sciolto eventi dedicati al tema, mentre in Germania il termine ha scatenato un vasto movimento di protesta civile.
In Italia, nel maggio 2025, il “Remigration Summit” di Gallarate ha polarizzato l’attenzione: la presenza di Sellner e di figure della destra radicale ha alimentato scontri politici e richieste di divieto, cui hanno fatto da contraltare rivendicazioni di libertà di manifestazione. Il nome di Roberto Vannacci è stato evocato come possibile collegamento durante l’evento. Il caso di Montecitorio, a distanza di otto mesi, ripropone lo stesso crinale, spostandolo al cuore dell’istituzione parlamentare.
La partita dentro la maggioranza
Il partito di Matteo Salvini ha difeso l’iniziativa di Furgiuele respingendo l’“occupazione” della sala come un atto illiberale; ma nei fatti, alla linea del Carroccio non si sono immediatamente accodati gli alleati di governo Fratelli d’Italia e Forza Italia, segnale di imbarazzo che attraversa la coalizione quando la tenuta istituzionale entra in rotta di collisione con il linguaggio e i simboli di gruppi collocati oltre la destra di governo. A rimarcare la faglia interna, anche il posizionamento di Riccardo Molinari, capogruppo Lega alla Camera, che alla vigilia ha ricordato l’autonomia dei singoli deputati nell’organizzare conferenze stampa, prendendo nel contempo le distanze politiche dalle accuse dell’opposizione.