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il sondaggio

Referendum giustizia 2026, il vantaggio del Sì resiste, ma il No accorcia: la battaglia non è scontata

Un testa a testa che si fa serrato: affluenza in risalita, una riforma che ridisegna magistratura e autogoverno. Tutto quello che serve sapere prima del voto

02 Febbraio 2026, 09:40

Referendum giustizia 2026: il vantaggio del Sì resiste, ma il No accorcia. Dentro i numeri, le regole e le poste in gioco

La consultazione costituzionale del 22–23 marzo 2026 entra nella sua fase calda, con il ancora avanti ma in calo e un No che rimonta, mentre cresce la quota di chi dice che andrà a votare. In gioco non c’è un dettaglio tecnico: la riforma tocca l’architettura della magistratura italiana, introduce due CSM distinti, un’Alta Corte disciplinare e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. E, trattandosi di referendum confermativo ex art. 138, non c’è quorum: basterà la maggioranza dei voti validi.

Il calendario è fissato: 22–23 marzo. La cornice istituzionale (senza quorum)

Con decreto del Presidente della Repubblica del 13/01/2026 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14/01/2026) è stata indetta la consultazione nei giorni 22 e 23 marzo 2026. È un referendum costituzionale confermativo: non serve il 50%+1 degli aventi diritto, ma solo la maggioranza dei voti validi espressi. La regola è esplicitata dall’articolo 138 della Costituzione e dalle note ufficiali del Dipartimento per le riforme istituzionali.

Il quesito richiama la legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, pubblicata in G.U. n. 253 del 30/10/2025. Il testo introduce, tra l’altro, la separazione delle carriere, la nascita di due Consigli superiori (per la magistratura giudicante e requirente), il sorteggio dei componenti laici e togati e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare.

La fotografia dei sondaggi: Sì avanti, No in recupero. Affluenza attesa in crescita

L’ultima media elaborata da Bidimedia e ripresa da Fanpage (aggiornamento del 2 febbraio 2026) registra il Sì al 56,3% e il No al 43,7%, con un arretramento del Sì di 1,8 punti nelle ultime due settimane e una crescita speculare del No. Gli indecisi salgono al 20,2%. Affluenza potenziale in risalita: 48% (+6).

Nel dettaglio dei singoli istituti (rilevazioni tra 15 e 29 gennaio): Lab21 arriva a 62,8% per il Sì, Piepoli a 59%, YouTrend a 55%, Eumetra oscilla tra 52,2% e 52,7%, mentre Ixè fotografa un sostanziale pareggio: 50,1% Sì – 49,9% No. È quest’ultimo dato a segnalare l’accorciarsi della forbice.

Una traccia del trend viene anche da rilevazioni precedenti: per Sky TG24/YouTrend a inizio novembre il era al 56% contro il 44% del No; a metà gennaio la Supermedia YouTrend collocava il Sì vicino al 59%. Oggi il quadro è più stretto e più incerto.

Voto all’estero: scadenze chiave (e perché contano)

Gli elettori AIRE ricevono i plichi entro il 4 marzo 2026 e devono farli pervenire al Consolato entro le 16:00 del 19 marzo (ora locale). Gli elettori temporaneamente all’estero (per lavoro, studio, cure) possono optare per il voto per corrispondenza inviando la richiesta al proprio Comune entro il 18 febbraio 2026. Chi, pur iscritto all’AIRE, sceglie di votare in Italia doveva comunicarlo entro il 24/01/2026. Sono scadenze operative che, per bacini di elettorato numerosi (Nord America in testa), possono incidere sulla partecipazione.

Cosa cambia davvero: i tre assi della riforma

Il cuore della riforma è la distinzione costituzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente: percorsi separati sin dall’ingresso, con l’impossibilità di transitare da un ruolo all’altro. L’obiettivo dichiarato dai promotori è rafforzare la terzietà del giudice e la simmetria tra accusa e difesa nel processo, superando l’attuale appartenenza di giudici e pm a un unico “ordine”.

Nascono due organi di autogoverno, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e con membri “di diritto” (il Primo presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione): uno per i giudici, uno per i pm. La composizione prevede un terzo di laici selezionati tramite sorteggio da elenchi di professori e avvocati predisposti dal Parlamento in seduta comune, e due terzi di togati estratti a sorte tra i magistrati con requisiti stabiliti da legge ordinaria. Mandato: 4 anni, non rinnovabile immediatamente. Tra le finalità indicate dai sostenitori c’è la riduzione del peso delle correnti.

La giurisdizione sulle discipline dei magistrati viene sottratta ai CSM e attribuita a una nuova Alta Corte composta da 15 membri: 3 nominati dal Capo dello Stato, 3 sorteggiati da elenchi predisposti dal Parlamento, 9 togati sorteggiati tra magistrati con elevati requisiti di anzianità e ruolo (6 giudicanti e 3 requirenti). Le decisioni sono previste in due gradi interni alla stessa Corte, senza ricorso in Cassazione per i profili disciplinari. Le leggi attuative dovranno arrivare entro un anno dall’entrata in vigore.

La scelta del Consiglio dei ministri di fissare la consultazione nel weekend del 22–23 marzo 2026 è stata contestata in sede amministrativa da un comitato legato alla raccolta di firme popolare. Il TAR del Lazio ha però respinto prima la sospensiva cautelare e poi il ricorso nel merito, confermando le date: “pretesa destituita di fondamento”, vista l’esigenza – propria del referendum ex art. 138 – di una scansione temporale “certa e stringente”. Il Ministero della Giustizia ha parlato di decisione “attesa”. Il risultato è che il calendario non cambia: urne aperte il 22 e 23 marzo.

Sondaggi e tendenze: tre dinamiche da tenere d’occhio

L’ultimo Ixè racconta un 50,1% – 49,9%: differenza simbolica, ma segnala che la campagna conta. La forchetta tra gli istituti resta ampia (da 62,8% a 50,1% per il Sì), ma la media si stringe. Gli elettorati si mobilitano in modo differenziato e il passaparola locale può spostare segmenti rilevanti.

Il 48% di partecipazione stimata è un dato “alto” per una consultazione non elettiva. In un referendum senza quorum, ogni voto pesa di più. La distribuzione territoriale e la partecipazione all’estero – dove contano le scadenze logistiche – potrebbero diventare variabili decisive.

Una quota ampia di italiani si dichiara poco informata sulla riforma. In autunno, un sondaggio YouTrend/Sky TG24 segnalava informazione scarsa o nulla per oltre il 50% del campione; un bacino in cui gli argomenti di merito e la comunicazione semplice possono fare la differenza nelle ultime settimane.

Come arrivare preparati al 22–23 marzo: una guida rapida e utile

Verifica il tuo seggio e i documenti: in Italia, si vota domenica 22 (7–23) e lunedì 23 marzo (7–15). Per l’estero, controlla con il tuo Consolato tempi e modalità del plico.

Se sei temporaneamente all’estero ma residente in Italia, ricorda l’opzione per il voto per posta entro il 18 febbraio 2026.

Se sei iscritto all’AIRE e non hai ricevuto il plico entro l’8 marzo 2026, puoi chiedere un duplicato al Consolato; la scheda deve arrivare entro il 19 marzo alle 16:00 (ora locale).

Leggi almeno una scheda di merito sulla riforma (pro e contro) e una guida istituzionale sul referendum confermativo: sono strumenti essenziali per un voto consapevole.

Il 22–23 marzo 2026 gli elettori non saranno chiamati a “promuovere” o “bocciare” un governo, ma a confermare o respingerne una revisione costituzionale che rimodella, per i decenni a venire, la fisionomia della magistratura. Il rimane avanti, ma la rimonta del No e l’ampia quota di indecisi rendono la partita apertissima. In un referendum senza quorum, chi entra in cabina porta con sé un peso specifico maggiore del solito. Prepararsi, informarsi, verificare le scadenze: tre gesti semplici che, come quel plico aperto in una cucina d’oltreoceano, finiscono per incidere davvero sul risultato.