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Verso le elezioni

Sabato 7 febbraio, giorno della verità per Messina: De Luca decide, Basile pronto a dimettersi

Il leader di Sud chiama Nord detta i tempi, città verso il voto anticipato tra critiche e manovre elettorali

03 Febbraio 2026, 18:13

Cateno De Luca

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C'è infine una data. Sabato 7 febbraio. Questo è il giorno annunciato da Cateno De Luca, in conferenza stampa oggi a Messina, in cui sarà finalmente chiaro se la città andrà a nuove elezioni. Ma restano davvero pochi dubbi sul fatto che Federico Basile sabato si dimetterà da primo cittadino. Ormai da mesi, infatti, si rincorrono notizie delle imminenti dimissioni del sindaco di Messina. Ma tutto dipende solo dalla decisione di De Luca, e non a caso sarà lui ad annunciarla. Nelle ultime settimane la tensione in città si era fatta sempre più alta, e da più parti sono arrivate critiche a Sud chiama nord: «Una situazione anomala, un sindaco che fa bene solitamente non si dimette, ma Basile è costretto a dimettersi, pur non volendo, solo per salvare le sorti di Sud chiama Nord, che altrimenti scomparirebbe alle prossime elezioni». Così commenta Pino Galluzzo, deputato regionale di Fdi. In primavera si voterà, infatti, a Milazzo e Barcellona, dove «dove il partito di De Luca non riuscirà a formare liste, Messina serve per non fare scomparire ScN», ne è convinto il meloniano. Ma anche secondo gli altri contendenti, la mossa delle dimissioni è squisitamente strategica: «Una città sacrificata per i suoi interessi elettorali. Non può permettere che si vada alle amministrative contemporaneamente alle regionali e alle nazionali e allora anticipa le prime. Questa è la seconda vota consecutiva che il quinquennio finisce a tre anni e sette mesi: aveva promesso che avrebbe governato 10 anni, invece siamo ad elezioni ogni 3 o 5 anni, solo per i suoi interessi e se la prima volta la città ha capito, ,dubito che succederà ancora», commenta Marcello Scurria, ex sub commissario al Risanamento, adesso fondatore di un comitato civico e prossimo alla candidatura a sindaco. «Se confermate, le dimissioni di Basile saranno solo l’ennesimo atto di una strategia politica imposta dal suo leader. Non c’entrano l’amministrazione né altre scuse buone per i comunicati. Si eviti quantomeno di prendere in giro i messinesi e si dicano le cose per come stanno.

Se davvero questo teatrino si chiuderà nelle prossime ore o nei prossimi giorni, sarà solo un bene: la città non merita finzioni e propaganda. Merita serietà.», commenta anche Armando Hyerace, segretario cittadino del Pd. «Se sabato succederà quello che tutti sospettiamo, il centrodestra si farà trovare pronto alla sfida elettorale», interviene anche Tommaso Calderone, parlamentare di Fi. Sarcastico, invece, Nino Germanà, parlamentare della Lega: «Perché dovrebbe dimettersi? L’amministrazione ha fallito? Problemi personali? Problemi di poltrone? Spingere la città metropolitana nell’incertezza di una gestione commissariale, soprattutto dopo i danni che ha subito la nostra provincia, mi sembra da irresponsabile. Soprattutto per assecondare un capriccio…».

Se tutto andrà come previsto, Basile annuncerà le sue dimissione sabato, e a quel punto scatteranno i venti giorni in cui è ancora possibile per lui fare dietrofront. Dal 27 febbraio, diventeranno definitive. A quel punto si attenderà il decreto del presidente della Regione, Renato Schifani, che pubblicherà almeno 60 giorni prima delle elezioni, l'indizione dei comizi elettorali. Si capirà con esattezza solo nella seconda metà di marzo quale sarà la data precisa, ma di certo si voterà tra fine maggio e inizio giugno, per il primo turno. Intanto, a giudicare dai commenti, in città si respira già aria di conflitto elettorale.