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LO STRAPPO

L’addio di Vannacci alla Lega: «Vado avanti da solo». La delusione di Salvini per il “tradimento”: «Pensavo fosse leale»

Dal post su Facebook al simbolo registrato: così l’eurodeputato lascia il Carroccio e accende un nuovo cantiere politico, fra ambizioni sovraniste, reazioni dure di Salvini e un rebus europeo ancora tutto da sciogliere

03 Febbraio 2026, 18:35

21:24

L’addio di Vannacci alla Lega: «Vado avanti da solo». La delusione di Salvini per il “tradimento”: «Pensavo fosse leale»

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Un cerchio blu, un’ala che sembra una fiamma tricolore, il cognome in stampatello giallo. Nella notte digitale in cui la politica si svela prima sui social, il simbolo che campeggia sul profilo del generale è la fotografia di una rottura: la rottura di Roberto Vannacci con la Lega e l’avvio, “da solo”, di un percorso che battezzare “strappo” è forse riduttivo. È una dichiarazione d’indipendenza, un atto di sfida e insieme un test: misurare se esiste, a destra, uno spazio per una proposta che il suo fondatore rivendica come “vitale” e “non moderata”, capace di “cambiare l’Italia” rendendola “sovrana, sicura e prospera”. L’annuncio arriva nel pomeriggio di oggi, con un post su Facebook che chiude settimane di voci e smentite. Da oggi, scrive l’eurodeputato, “Futuro Nazionale è una realtà”. E con una seconda mossa a Bruxelles si sfila anche dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, dove la Lega siede accanto al Rassemblement National. È la fine di un matrimonio breve e rumoroso. E l’inizio di una nuova contesa a destra.

Il post, il perimetro ideologico e la promessa di “andare avanti da solo”

Nel messaggio pubblicato sui social, il generale ribadisce i cardini del proprio lessico politico: la centralità della sovranità, la religione civile dell’ordine e della sicurezza, la traiettoria dello sviluppo come promessa di prosperità. “Proseguo per la mia strada da solo”, scrive, marcando l’uscita dalla Lega e legando la scelta a un obiettivo esplicito: “lasciare ai propri figli un Paese migliore”. Una comunicazione calibrata per tenere insieme passione e disciplina, visione e appartenenza, con una prosodia che parla alla comunità che lo ha seguito dal libro–caso alle piazze, fino al voto delle Europee 2024. La conferma dell’addio e la nascita della nuova sigla arrivano nell’arco di poche ore e con la stessa piattaforma: i social, ormai la sua vera agit-prop.

Dallo scossone editoriale al palcoscenico politico

La traiettoria pubblica di Roberto Vannacci ha un detonatore preciso: il volume “Il mondo al contrario”, autoprodotto nell’agosto 2023 e diventato in pochi giorni un caso nazionale, tra accuse di omofobia e razzismo e una scia di polemiche che lo proiettano oltre i circuiti di nicchia. Il passaggio dalla notorietà controversa alla candidatura europea con la Lega è rapido: nel giugno 2024 il generale conquista un bottino di preferenze cospicuo in più circoscrizioni, contribuendo a rianimare l’elettorato identitario del Carroccio e guadagnando un seggio a Strasburgo. Un’ascesa che alimenta, da subito, il dibattito interno sul profilo del partito: quanto “spingere” sul registro culturale e valoriale impersonato dall’ufficiale, quanto bilanciarlo con l’architrave amministrativa e di governo. I numeri raccolti alle Europee – robusti in più aree del Nord – hanno alimentato l’idea di un capitale politico personale oltre la sigla che lo ha accompagnato nell’ultimo anno.

Il simbolo depositato e la nascita di “Futuro Nazionale”

Un indizio diventato prova: il 24 gennaio 2026, mentre la Lega si riuniva in Abruzzo, Vannacci deposita all’EUIPO la domanda di registrazione del marchio “Futuro Nazionale”. Nel bozzetto, su sfondo blu, campeggiano il nome del movimento e il cognome del fondatore, “Vannacci”, sormontati da un’ala tricolore che molti hanno accostato a una fiamma stilizzata. All’epoca il generale aveva ridimensionato: “È solo un simbolo”. Oggi quel segno diventa l’emblema della nuova formazione, la cui “operatività” viene rivendicata nel post d’addio. La scelta del brand e la sua estetica – tra richiami patriottici, tradizione e un lettering “muscolare” – raccontano in controluce l’elettorato a cui si guarda: sovranista, identitario, insofferente al compromesso. E aprono già un fronte legale: l’associazione culturale Nazione Futura ha preannunciato opposizione al marchio davanti all’EUIPO, sostenendo la confondibilità fra i due segni. Un segnale di come, anche sul terreno simbolico, la competizione a destra si annuncia accesa.

Il messaggio a Salvini: “Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”

Nelle stesse ore, filtra – e viene rilanciato – un messaggio che Vannacci avrebbe indirizzato a Matteo Salvini: “Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”. Il tono da separazione consensuale contrasta con le reazioni ufficiali del leader della Lega, che si dice “deluso e amareggiato” e rivendica di aver accolto l’ufficiale “quando aveva tutti contro”, candidandolo, sostenendolo, nominando il generale vicesegretario e proponendolo per incarichi di rilievo a Bruxelles.

«Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire - ha scritto Salvini in un lungo post -. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e  ssociazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa». 

Una narrazione, quella del segretario, che fotografa il punto politico per via autobiografica: la convinzione che senza l’ombrello del Carroccio quell’ascesa sarebbe stata impossibile, dunque il passo di oggi suoni come un tradimento di “voto e fiducia dei cittadini”. Il contrasto sugli “affetti” e sulla “lealtà” non è un dettaglio retorico: è la faglia che separa due idee di destra in competizione diretta.

Le reazioni nel partito

Dal Nordest la voce più netta è quella del presidente veneto Luca Zaia, che definisce Vannacci “un corpo estraneo” e respinge ogni drammatizzazione: “Non ci stracceremo le vesti”. E aggiunge un promemoria tagliente: “Quel seggio a Bruxelles, senza la Lega, non l’avrebbe mai avuto”. Dalle fila del Carroccio rimbalza poi una richiesta che diventerà leitmotiv polemico: se si lascia il partito, ci si dimetta anche da europarlamentare. È il cuore della contesa immediata, la contabilità del consenso “personale” contro quello “di lista”. E sarà banco di prova per misurare forza e vulnerabilità del nuovo progetto.

Il fronte europeo: l’uscita dai “Patrioti per l’Europa”

Lo strappo nazionale ha un riflesso quasi simultaneo a Bruxelles. La delegazione leghista fa sapere che Vannacci non fa più parte del gruppo “Patrioti per l’Europa”, la famiglia parlamentare che riunisce – fra gli altri – la Lega e il Rassemblement National. È un passaggio non solo formale: la collocazione europea di “Futuro Nazionale” resta tutta da definire, in un mosaico fluido a destra dove sigle, gruppi e sensibilità competono per peso e riconoscibilità. Se il progetto punta a una “AfD italiana”, come sussurrato da mesi nei corridoi, la partita a Strasburgo sarà decisiva per dare sostanza internazionale alla nuova creatura.

Manifesto identitario: “La mia destra non è moderata”

Il canone valoriale della formazione viene scolpito in una “carta” rilanciata via social: “La mia destra non è moderata… nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati”. Una formula che esprime lo spirito di “rottura” dichiarato da Vannacci: niente “sinistre sbiadite”, niente “menù à la carte”. Al centro, l’idea di priorità nazionale: “Prima l’Italia, poi lo Stato e poi il diritto”. Una dichiarazione programmatica che farà discutere i giuristi e accenderà i riflettori sul rapporto fra legalità e identità, sovranità e vincoli. È il terreno dove il generale prova a marcare la differenza rispetto a una destra di governo che, per definizione, è costretta ogni giorno all’arte del compromesso.

Dossier aperti: contenziosi, smentite e l’ombra dei transfughi

Il cantiere che si apre porta con sé vari dossier. Il primo è legale e riguarda l’opposizione annunciata da Nazione Futura contro il marchio “Futuro Nazionale”, ritenuto confondibile e privo di distintività: l’EUIPO dovrà valutare se l’inversione delle componenti verbali basti a distinguere i segni. Il secondo è politico-parlamentare: quanti “vannacciani” seguiranno il generale? Nelle scorse settimane, fra Camera e territori, erano circolati più di un sospetto su deputati e amministratori pronti a sposare il nuovo corso. La Lega minimizza, ma la nascita di una sigla con un brand personale così forte è un test anche per la tenuta della classe dirigente padana. Infine c’è il piano del racconto mediatico: Vannacci ha già annunciato azioni legali contro ricostruzioni giornalistiche su presunti retroscena e contatti con altre forze politiche. Segno che la battaglia per l’egemonia narrativa, prima ancora che elettorale, è cominciata.

Perché ora: i calcoli dietro lo strappo

Perché consumare l’addio proprio oggi? Le ragioni sono almeno tre. Primo: l’inerzia. Dopo mesi di escalation simbolica – libro, tour, Europee 2024, vicesegreteria nel Carroccio, marchio depositato – un segnale di “coerenza” diventava quasi ineludibile per non perdere slancio. Secondo: il ciclo politico. La destra di governo vive una fase di consolidamento e normalizzazione; chi intende posizionarsi su un crinale più identitario deve muoversi quando il mercato del consenso non è saturo di alternative. Terzo: l’arena europea. Con metà legislatura davanti, la costruzione di relazioni e l’eventuale approdo a un gruppo omogeneo possono avvenire in tempo utile per presentare la nuova sigla al prossimo giro di amministrative e politiche con un pedigree internazionale spendibile.

La contro-narrazione leghista: “quel seggio è merito nostro”

Dall’altra parte, la Lega brandisce due argomenti. Il primo è organizzativo: senza una macchina di partito, la trasformazione del generale in leader elettorale non sarebbe stata possibile. Il secondo è politico: il Carroccio rivendica di aver difeso Vannacci nei momenti più incendiari, dividendosi sul suo profilo ma garantendogli palco e ruoli. È qui che si incunea la richiesta di dimissioni da europarlamentare: restare a Strasburgo con il bottino di preferenze raccolto sotto il simbolo del Carroccio è visto dai vertici leghisti come una contraddizione difficilmente giustificabile davanti agli elettori. Una posizione che, di certo, sarà agitata di fronte alla base del partito, specie nelle roccaforti del Nord.

Cosa propone “Futuro Nazionale”: parole chiave e nodi programmatici

Se si attraversano le parole-chiave disseminate nei messaggi del fondatore, emergono le priorità del nuovo contenitore:

  • Sovranità” come principio ordinatore, che fa da bussola su immigrazione, confini, difesa dell’industria strategica e delle filiere nazionali.
  • Sicurezza” declinata come condizione della libertà individuale e collettiva, con un’enfasi sulla lotta a criminalità, degrado urbano e “illegalità diffusa”.
  • Sviluppo” e “prosperità” con richiami a un interventismo nazionale selettivo, aperto a tecnologie considerate tabù da altre famiglie politiche (dal nucleare alla ricerca su Ogm), e una critica alle “derive ideologiche” della transizione ecologica.
  • Un impianto valoriale “tradizionalista”, che richiama radici culturali e religiose dell’Italia, e un lessico esplicitamente anti-woke.

Su queste assi, il confronto con la destra di governo è destinato a essere serrato: su immigrazione e sicurezza la dicotomia non è di fini ma di mezzi; su Europa e Stato di diritto, invece, la frizione potrebbe essere maggiore, specie se “Futuro Nazionale” insisterà sulla gerarchia “prima l’Italia, poi lo Stato, poi il diritto”.

Il fattore personale: un capitale politico da stressare sul territorio

Il consenso di Vannacci è largamente personale. Lo dicono le preferenze del 2024, distribuite in modo disomogeneo ma con picchi significativi nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. Trasformare quel capitale in struttura – circoli, amministratori, candidati – è la vera sfida. Senza una rete territoriale, il rischio è l’effetto “fiammata”: visibilità alta, radicamento basso. Con una rete in costruzione, il test passerà dai primi appuntamenti elettorali utili, con la misurazione in percentuali e seggi della capacità di “parlare” oltre i confini digitali e librari che hanno alimentato la notorietà del fondatore.

Che cosa cambia a destra

L’addio del generale produce subito due effetti. Il primo è nel campo del Carroccio, che perde un volto capace di polarizzare e mobilitare ma si libera di una contraddizione interna: la coesistenza fra un’anima amministrativa più pragmatica e una bandiera culturale “assoluta”. Il secondo è nel perimetro del centrodestra: l’apertura di un nuovo polo identitario può erodere consensi a Lega e – in parte – a Fratelli d’Italia, o intercettare astensionisti di destra che negli ultimi cicli hanno preferito non votare. La geografia finale dipenderà da tre variabili: la qualità del gruppo dirigente che Vannacci saprà attirare, la capacità di darsi una classe media militante e non solo digitale, la tenuta dei contatti con mondi sociali oggi “orfani” di rappresentanza percepita.

Il cantiere europeo e il tema delle alleanze

Sul piano europeo, l’uscita dai Patrioti per l’Europa apre un interrogativo: dove siederà, domani, il fondatore di “Futuro Nazionale”? Se è vero che i gruppi a destra sono in fermento, la scelta dirà molto della natura della nuova sigla: più “solista” e identitaria o più interessata a un asse confederale con partiti affini. Nel primo caso, il payoff è coerenza; nel secondo, agibilità politica e peso negoziale. Un equilibrio non scontato.

La prossima mossa

Dopo il post e il simbolo, arriverà il manifesto compiuto, con nomi, organigramma e calendario. L’aspettativa – alimentata dagli stessi messaggi del fondatore – è che il progetto si muova rapido su tre binari: radicamento territoriale con comitati locali; una campagna narrativa che ribadisca l’idea di “destra vitale” contro “destra timida”; una proposta programmatica su dossier caldi (fisco, energia, immigrazione, sicurezza, politica industriale). Per capire se la scommessa attecchisce, basterà attendere i primi sondaggi e, soprattutto, i primi test elettorali. Nel frattempo, la destra italiana scopre di avere un nuovo attore. E un nuovo contendente.