La polemica
La destra insorge e a Paternò salta l'incontro con lo storico Gobetti: «Negazionista delle foibe». Ma la preside smentisce: «È solo che mancava il contraddittorio»
Domani lo studioso del fascismo e della storia della Jugoslavia negli anni Novanta avrebbe dovuto parlare agli studenti e alle studentesse paternesi. Ma l'appuntamento è stato cancellato
Eric Gobetti
La circolare non contiene spiegazioni. C'è solo scritto: «L'incontro con lo storico Eric Gobetti, inizialmente programmato per giovedì 5 febbraio 2026, è stato annullato». Firmato: la dirigente scolastica. E fine delle trasmissioni. Eppure a Paternò, negli ambienti politicamente impegnati, non è un fatto passato inosservato: sarebbe, anzi, il sintomo che le polemiche sono arrivate fin lì, addirittura dopo pressioni romane, tanto da privare studenti e studentesse dell'Istituto di istruzione superiore "Mario Rapisardi" di una possibilità di approfondimento su un tema che, con il Giorno del ricordo in vista (il prossimo 10 febbraio), sarà di grande attualità.
Perché Eric Gobetti, negli ambienti di destra, viene definito un «negazionista» delle foibe. E contestato per alcune fotografie vicino al busto del Maresciallo Tito, presidente della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, considerato autoritario e dittatoriale. «È solo che mancava il contraddittorio», si difende la preside dell'istituto "Rapisardi", raggiunta da questo quotidiano.
Il presunto negazionismo delle foibe
Storico, esperto del fascismo e della storia della Jugoslavia, deve il grosso della sua fama alla pubblicazione del libro "E allora le foibe?", che gli è costato intimidazioni di vario genere. Un testo, pubblicato da Laterza, per difendere il quale è scesa in campo la Società italiana per lo studio della Storia contemporanea. E, anche, l'università di Catania. L'ordinaria di Storia contemporanea Pinella Di Gregorio del libro aveva detto: «Al di là del titolo provocatorio, il libro è basato su una ricerca storica puntuale e non ha certamente toni tali che possano anche lontanamente avvalorare tesi negazioniste. Tuttavia il punto non è relativo al dibattito su un tema evidentemente controverso quanto la difesa della libertà di ricerca che non può essere intimidita dalla piazza virtuale. La divisione in fazioni o tifoserie così comune nelle varie piattaforme social non dovrebbe e non deve appartenere al confronto politico-culturale né tantomeno al dibattito scientifico».
Se in quei giorni - era il 2021 - si era parlato di «imbarbarimento culturale», chissà cosa si potrebbe dire oggi, a cinque anni di distanza, mentre il tour di Gobetti genera polemiche senza pari. Paolo Di Caro, direttore della Cultura del Comune di Catania, in un post su Facebook, dopo averlo definito un «negazionista puro», aggiunge: «Uno che sostiene l’assoluta marginalità del fenomeno, contro ogni evidenza documentaria, e che prende in giro già dal titolo del suo capolavoro chi (lo Stato?) voglia continuare a ricordare la tragedia delle foibe e dell’esodo da Istria, Fiume e Dalmazia». E ancora: «Lo fa sulle foibe e non sull’immane (e imparagonabile, per carità) tragedia dell’Olocausto, per cui è uno “storico” e non un cialtrone».
Un'accusa di cialtroneria che fa breccia nel cuore degli studenti aderenti al gruppo di destra Azione studentesca dell'istituto Vaccarini di Catania, che in un video - pubblicato sui social del movimento nazionale - definiscono Gobetti un «fantomatico studioso» che racconta «una storia di parte che offende la memoria di migliaia di italiani». La conferenza a scuola è un atto «gravissimo», dicono ragazze e ragazzi di Azione studentesca, perché per parlare delle foibe sarebbe stato più opportuno invitare discendenti di esuli o di vittime delle foibe. «La sinistra non provi a fare propaganda sulla pelle degli studenti», aggiungono ancora. Nei giorni scorsi, di Azione si è molto parlato per via di un questionario che invitava a segnalare eventuali tentativi di «propaganda ai quali si è assistito a scuola». Con tanto di esempi. Un modo, secondo molti prof, per ottenere una vera e propria lista di docenti segnalati dagli stessi studenti.
Gobetti: «Eventuali pressioni non mi stupirebbero, già successo»
Al Vaccarini, lo storico è stato ospite lunedì. Domani avrebbe dovuto essere al "Mario Rapisardi" di Paternò. «Il dato oggettivo - commenta Eric Gobetti - è che l’incontro è stato annullato, ma non è stata data alcuna motivazione. Informalmente mi è stato detto che a fare pressioni è stato il ministero. In mancanza di dati oggettivi, non posso averne la certezza, ma se fosse così non mi stupirebbe perché mi è successo in altre occasioni». E aggiunge: «Questo tipo di pressioni politiche sull’autonomia scolastica e sulla libertà di pensiero non sono compatibili con la democrazia».
La replica della dirigente scolastica di Paternò
«Io non ho praticamente il tempo di pensare a niente, figurarsi se avevo visto la polemica di Azione studentesca o altro...», dice la dirigente Maria Grazia D'Amico, che il 28 gennaio ha firmato la circolare con la comunicazione dell'incontro e oggi, 4 febbraio, il suo annullamento. L'appuntamento era rivolto a studenti e studentesse dell'ultimo anno dei licei Classico e Artistico e aveva per titolo “Okupatori e Partigiani. Sguardi incrociati sulla seconda guerra mondiale nella cinematografia italiana e jugoslava”.
«Durante la conferenza - si leggeva nella comunicazione per docenti, studenti e genitori - verrà approfondito il tema del secondo conflitto mondiale nei territorio dell'ex Jugoslavia, analizzando come il cinema dei due Paesi abbia rappresentato le figure degli occupanti italiani e dei partigiani slavi. L'obiettivo è mettere a confronto narrazioni e memorie storiche contrapposte, offrendo agli studenti gli strumenti necessari per un'analisi critica del linguaggio cinematografico e del suo rapporto con la storia».
«Abbiamo studiato meglio la circolare del ministero di novembre, quella sul contraddittorio», spiega a La Sicilia la preside D'Amico. Perché le voci di corridoio dicono che l'annullamento dell'appuntamento sia dovuto a un interessamento diretto del ministero, se non proprio del ministro Giuseppe Valditara. «No no, assolutamente - smentisce D'Amico - ci siamo accorti che mancava il contraddittorio, come richiesto dalla circolare del MiM, e abbiamo deciso di rimandare l'appuntamento a quando avremo la possibilità di coinvolgere anche uno studioso che abbia interpretazioni diverse».
Alla circolare si è pensato giusto oggi, con un incontro programmato già il 28 gennaio? «No, per carità. Abbiamo impegnato questi giorni a cercare un altro storico, ma non lo abbiamo trovato, e quindi non è stato possibile contattarlo per avere un'altra visione. Volevamo soltanto essere più precisi e corretti, non c'è nessuna problematica di nessun altro genere». Niente a che vedere con pressioni o polemiche? «Perché? Ci sono state polemiche?», conclude.