4 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:06
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“Il tradimento delle promesse”: Vannacci risponde a Salvini e accende la miccia a destra

Il generale che ha catalizzato oltre mezzo milione di preferenze esce dalla Lega, lancia “Futuro Nazionale” e accusa il vicepremier di aver piegato la linea su Ucraina, famiglia e legge Fornero. Ma i primi sondaggi dicono che l’onda nera può cambiare gli equilibri del centrodestra.

04 Febbraio 2026, 19:35

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“Il tradimento delle promesse”: Vannacci rompe con Salvini e accende la miccia a destra

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Roberto Vannacci ha trasformato un malessere interno alla Lega in un atto di rottura politica, ribattezzando la sua sfida: Futuro Nazionale. E nella stessa giornata in cui ufficializza l’addio, il generale punta il dito contro Matteo Salvini: “Il traditore è lui”, sostiene, accusandolo di aver disatteso le promesse su armi all’Ucraina, principi di famiglia e legge Fornero. Un affondo che incendia il centrodestra alla vigilia di una stagione cruciale e spinge i radar su un nuovo soggetto “sovranista” che, secondo i primissimi rilievi demoscopici, arriverebbe già attorno al 4,2%.

Un divorzio preparato da settimane

La frattura era nell’aria. Dopo mesi di frizioni − dalle liste per le regionali alle uscite sui dossier internazionali − Vannacci ha deciso di “proseguire da solo”, annunciando che Futuro Nazionale “da oggi è realtà”. Dietro la formula asciutta c’è uno strappo consumato tra incontri riservati e un ultimo faccia a faccia con Salvini. Sui social, il vicepremier ha reagito con amarezza: “Deluso e amareggiato”, ricordando come la Lega gli avesse “spalancato le porte” fino a farlo nominare vicesegretario nel maggio 2025. Nello stesso frangente, nella storica sede di via Bellerio a Milano, il consiglio federale serrava i ranghi evocando perfino il precedente Fini-Berlusconi: “Chi tradisce e fugge…”.

L’accusa: “Sulle armi a Kiev, sulla famiglia e sulla Fornero avete cambiato rotta”

Il passaggio che fa il giro delle redazioni arriva in un colloquio con un quotidiano nazionale e viene rilanciato dalle agenzie: “Io sleale? È Salvini − o meglio il suo partito − che promuove certe idee e poi, al voto, va in un’altra direzione. Non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche sui principi di famiglia e sulla legge Fornero. Anni a dire che andava demolita e poi ‘china il capo’ in una coalizione che la conferma”. Parole nette, che ribaltano la narrazione della “slealtà” e ricompattano attorno al generale un elettorato insofferente ai compromessi di governo.

La crepa ucraina

La questione ucraina è stata la faglia più visibile. A fine dicembre 2025, con il rinnovo del decreto su aiuti militari e civili a Kiev, Vannacci ha invitato apertamente i colleghi a bocciarlo: “Non sono un pacifista, ma inviare altre armi allunga la guerra”. Una posizione che ha gelato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (“Io seguo quello che dice il mio segretario, non lui”) e messo a nudo la doppia anima della Lega: trattativa filo-governativa da una parte, intransigenza sovranista dall’altra. La stessa faglia oggi diventa bandiera identitaria del nuovo progetto.

“Destra vera, non moderata”: il manifesto di Futuro Nazionale

Cosa promette Futuro Nazionale? Il manifesto, diffuso con il simbolo, scandisce parole chiave: “sovranità”, “ordine”, “identità”, “sicurezza”. Il generale rifiuta l’etichetta di “estrema destra”: “Il contrario di moderato non è ‘estremo’, è ‘forte’. Sarà una destra vera, non impastata nei riti dei palazzi”. Un posizionamento che intercetta il segmento dell’elettorato allergico agli “inciuci” e agli aggiustamenti di coalizione. Nei dintorni, si muovono parlamentari tentati dal salto, ex leghisti in rotta e figure cresciute nell’ecosistema delle associazioni nate attorno all’onda de “Il mondo al contrario”.

Un titolo e mezzo milione di voti

La forza mediatica di Vannacci non nasce oggi. Nell’estate 2023 ha autopubblicato “Il mondo al contrario”, volume che ha scalato le classifiche tra polemiche e difese appassionate. Nel marzo 2024 è arrivato il secondo libro − “Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore” − con un taglio autobiografico e programmatico, di fatto un secondo manifesto. Quella notorietà si è tradotta nel giugno 2024 in un exploit alle Europee: candidato in tutte le circoscrizioni nelle liste della Lega, ha raccolto circa 530 mila preferenze, uno dei bottini personali più ricchi della tornata, dietro solo al plebiscito della premier. Un capitale politico che oggi prova a rimettere in gioco da leader di un partito proprio.

Dalla cooptazione alla collisione

L’azzardo di Salvini è stato calcolato: portare in casa un outsider divisivo per consolidare il fronte identitario e contenere l’egemonia di Fratelli d’Italia. Ma la coabitazione si è rivelata instabile. Da un lato la base imprenditoriale del Nord, attenta a filiere e manodopera straniera; dall’altro l’elettorato che premia un linguaggio muscolare su immigrazione, ordine pubblico, costumi. Nel mezzo, i dossier europei e il vincolo della responsabilità di governo. La dinamica, letta dagli osservatori internazionali, suona così: “Il duro addio del generale aumenta la pressione su Salvini e rischia di complicare gli equilibri nella coalizione guidata da Giorgia Meloni”.

Il nodo Fornero e il “pacchetto famiglia”

Nell’elenco dei “tradimenti”, Vannacci inserisce due totem della propaganda leghista: la legge Fornero e i “principi di famiglia”. Il riferimento, oltre alle promesse di superamento totale della riforma previdenziale mai realizzate, riguarda anche la percezione che sui temi di natalità, tutele dei nuclei tradizionali e diritti la coalizione abbia recuperato soluzioni temperate, distanti dal lessico “senza compromessi” caro al generale. Per la sua platea, quella dialettica è un marchio identitario: “Famiglia, frontiere, sicurezza” come terna indissolubile, mentre su pensioni e lavoro il richiamo è a misure “di rottura” non più rinviabili. Le sue parole, rilanciate dalle agenzie, fissano l’accusa nel perimetro politico della destra: una resa alle logiche di governo.

Lo scenario: quanti voti muove la scissione

I primi numeri sono ancora fluidi, ma raccontano già un effetto “risucchio” a destra. Con Futuro Nazionale in campo, un sondaggio YouTrend per Sky TG24 misura il nuovo soggetto al 4,2%, sopra la soglia di sbarramento ipotizzata al 4%. La proiezione indica una erosione maggiore su Fratelli d’Italia (−1,1%) rispetto alla Lega (−0,9%), mentre Forza Italia cede appena (−0,2%). Un segnale che preoccupa Meloni almeno quanto Salvini: la comparsa di un competitor “più a destra” può drenare consensi simbolici e costringere l’intero perimetro a radicalizzarsi, con effetti imprevedibili nei collegi uninominali.

Il Parlamento europeo e la rottura con i “Patrioti”

C’è anche il capitolo europeo. Con l’addio alla Lega, Vannacci esce dalla famiglia dei “Patrioti per l’Europa”, il gruppo in cui siedono anche i lepenisti francesi. La delegazione del Carroccio lo ha formalizzato con tempismo: la permanenza dell’eurodeputato nel gruppo è “incompatibile” dopo la scissione. La scelta conferma che la separazione non è solo nazionale ma incide sui rapporti con i partner Ue, proprio mentre a Bruxelles si trattano i pacchetti su bilancio, difesa e migrazioni.

Chi segue il generale

Dal perimetro parlamentare arrivano i primi cenni: tra i più espliciti, l’“avanti” del deputato leghista Edoardo Ziello, affiancato da segnali informali di altri esponenti in rotta o in riflessione. Sulle chat dei “vannacciani” si incrociano amministratori locali, attivisti cresciuti nelle presentazioni del libro e militanti attratti dall’idea di una destra sovranista “senza guinzaglio”. È questo il serbatoio su cui Futuro Nazionale punta per trasformare la spinta mediatica in struttura.

La replica del vicepremier e il gioco lungo del Carroccio

Dall’altra parte, la Lega prova a “sminare” il caso. La linea è duplice: colpire sul terreno dell’onore e della lealtà (“Un soldato non abbandona mai il proprio posto”), e allo stesso tempo ridurre la portata dell’addio a una vicenda personale. Nel racconto del partito, il generale sarebbe stato “accolto quando aveva tutti contro”, favorito nelle liste, sostenuto in campagna e persino proposto come vicepresidente del gruppo europeo: ragioni sufficienti per bollare l’uscita come “fuga” e rivolgere l’attenzione all’agenda di governo. Ma la variabile elettorale e l’effetto emulazione (specie nel Nord-Est) restano incognite reali.

Oltre lo strappo: una destra in trasformazione

L’uscita di Vannacci non è solo un addio, è una diagnosi sulla traiettoria della destra italiana. L’approdo al governo ha imposto a FdI, Lega e FI un equilibrio tra identità e responsabilità, tra richiami simbolici e compromessi negoziali. Dentro quel varco, il generale inserisce una proposta “sovranista” a bassa compatibilità con le regole della coalizione. È un rischio calcolato: o sfonda e costringe l’alleanza a inglobarlo, oppure si stabilizza come forza di pressione capace di orientare temi e linguaggi. Per il momento, i numeri gli consegnano un primo miglio di fiducia, mentre il capitale di 530 mila preferenze e i due libri-manifesto forniscono visibilità, narrazione e comunità. Ma per diventare partito serviranno sedi, liste, quadri, e la prova del voto amministrativo.