5 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:09
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La Russa e quel corteo degli anni Settanta col morto: Odifreddi accusa e su La7 cala il gelo

Una frase che spacca lo studio, un richiamo alle regole istituzionali e un vecchio fantasma degli anni Settanta che torna a galla. Ecco come una discussione sugli scontri di Torino si è trasformata in un caso politico-mediatico.

04 Febbraio 2026, 23:43

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Odifreddi accusa, Parenzo frena: l’ombra del “giovedì nero” su La Russa incendia L’Aria che Tira

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La scena si apre con un fermo immagine: il volto di Piergiorgio Odifreddi e quello del conduttore David Parenzo, teso, pronto a intervenire. In sottofondo, le immagini degli scontri di Torino, il corteo per Askatasuna, il poliziotto strattonato e colpito anche a martellate. Poi la frase che gela lo studio: secondo Odifreddi, l’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa sarebbe stato “mandante morale” del cosiddetto “giovedì nero” di Milano del 12 aprile 1973, quando morì l’agente Antonio Marino. Parenzo scatta: “Non si può parlare così della seconda carica dello Stato”. E l’eurodeputata leghista Susanna Ceccardi inciampa in una gaffe istituzionale evocando un inesistente ruolo di Sergio Mattarella nella nomina del Presidente del Senato. 

Che cosa è successo in diretta su La7

Durante la puntata del 4 febbraio 2026 de L’Aria che Tira su La7, il dibattito parte dagli scontri in piazza a Torino seguiti allo sgombero della storica sede del centro sociale Askatasuna. Il clima pubblico era già surriscaldato: tra i feriti si contano decine di appartenenti alle forze dell’ordine e alcuni manifestanti; le cronache parlano di martelli, bombe carta, pietre, razzi, persino rudimentali tubi-lancio utilizzati contro i reparti schierati. È in questo contesto che Odifreddi compie un salto all’indietro nel tempo, legando l’episodio torinese al passato di La Russa negli anni ’70 e in particolare al “giovedì nero” del 1973. La reazione del conduttore Parenzo è immediata e netta: prende le distanze, precisa che “La Russa non ha ammazzato nessuno” e richiama alla responsabilità nel parlare della “seconda carica dello Stato”. 

A complicare il quadro, l’intervento di Susanna Ceccardi, collegata in trasmissione: nell’incalzare Odifreddi domanda retoricamente se “quindi Mattarella ha dato l’incarico di Presidente del Senato a un omicida”, attribuendo al Capo dello Stato una competenza che la Costituzione non prevede. L’errore viene subito evidenziato da diverse testate che riportano il passaggio e ricordano la regola: il Presidente del Senato è eletto dai senatori a scrutinio segreto, non nominato dal Quirinale. E' la base del diritto costituzionale. 

Il contesto

Gli scontri di Torino sono la cornice concreta da cui tutto prende le mosse. La mobilitazione nazionale dopo lo sgombero di Askatasuna ha coinvolto, secondo ricostruzioni convergenti, migliaia di persone; una frangia stimata in circa 1.500 manifestanti, travisati e muniti di protezioni artigianali, si è staccata dal corteo dando vita a violenze e devastazioni. I numeri oscillano tra almeno 80 e oltre 100 feriti, con 3 arresti e 24 denunce nelle prime ore successive, mentre un agente – identificato pubblicamente come Alessandro Calista, 29 anni – è stato aggredito e salvato da un collega, come raccontano i video diffusi dalla Polizia di Stato e le cronache locali e nazionali. La sindaca e le istituzioni cittadine hanno parlato in aula, stimando anche i danni e i costi di ripristino: circa 164 mila euro. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto visita in ospedale ad alcuni agenti, definendo quanto accaduto “tentato omicidio”. Questi dati aiutano a capire la tensione emotiva e politica di cui si è nutrito lo scontro televisivo.

Il “giovedì nero” del 1973: i fatti storici accertati

Per comprendere la gravità dell’accostamento compiuto da Odifreddi è necessario tornare a Milano, 12 aprile 1973. Quel giorno, passato alla storia come il “giovedì nero”, una manifestazione legata al Movimento Sociale Italiano (MSI) e al Fronte della Gioventù – nonostante il divieto della Questura – degenerò in violenze. In via Bellotti vennero lanciate almeno due bombe a mano SRCM; una colpì al petto l’agente Antonio Marino, 22 anni, uccidendolo sul colpo mentre cercava di spingere via un collega. Per quell’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli (rispettivamente a pene nell’ordine dei 18–19 anni), mentre indagini e processi dell’epoca non chiarirono del tutto la catena delle responsabilità organizzative ai vertici cittadini e nazionali del movimento neofascista. La memoria pubblica di quella giornata è consolidata e istituzionalizzata: Milano ricorda ogni anno Antonio Marino con una cerimonia ufficiale in piazza Fratelli Bandiera.

Nelle ricostruzioni storiche viene ricordata anche la presenza in piazza dei fratelli Ignazio e Romano La Russa, all’epoca giovani dirigenti del Fronte della Gioventù. Nel corso delle indagini, gli esecutori materiali rilasciarono dichiarazioni poi ritrattate sul presunto ruolo dei vertici milanesi; Ignazio La Russa non fu rinviato a giudizio, mentre Romano venne assolto al termine di un processo nel quale la pubblica accusa aveva chiesto una condanna per reati minori. 

La gaffe istituzionale di Ceccardi

Nel trambusto, il passaggio della Ceccardi è la miccia che fa esplodere una seconda polemica: “Quindi Mattarella ha dato l’incarico di Presidente del Senato a un omicida?”. Una domanda che tradisce confusione su una regola basilare. La seconda carica dello Stato è eletta dai senatori con votazione a scrutinio segreto, secondo l’articolo 4 del Regolamento del Senato; non è nominata dal Presidente della Repubblica. L’ultima elezione di Ignazio La Russa risale al 13 ottobre 2022: fu eletto al primo scrutinio con 116 voti, oltre la maggioranza richiesta, in una seduta presieduta da Liliana Segre. Ricordarlo non è pignoleria: è il modo con cui si difende la correttezza dell’informazione e si evita di immettere ulteriore rumore in un dibattito già incandescente.