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Cassazione

Referendum, accolto il nuovo quesito. La data del voto in bilico

Riformulato il quesito referendario. Ricorso proposto dal Comitato dei 15

06 Febbraio 2026, 21:59

Referendum, accolto il nuovo quesito. La data del voto in bilico

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Il referendum sulla Giustizia rischia lo slittamento: tutto dipenderà dal contenuto dell’ordinanza che sarà depositata nelle prossime ore dai magistrati dell’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, che - secondo fonti della stessa Cassazione - hanno accolto il nuovo quesito per il referendum nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. L’aggiunto al quesito originario riguarda il riferimento agli articoli della Costituzione modificati. Il quesito originario recitava: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?". Nella nuova formulazione, si aggiunge la frase: «con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?».

Il rischio paventato da alcuni è che la riformulazione del quesito potrebbe portare ad un nuovo decreto di indizione del referendum, che farebbe ripartire il conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni. A questo punto la data slitterebbe di almeno un paio di settimane, considerando il week end pasquale in cui non sarebbe possibile andare alle urne. E secondo alcune parti della politica, l’obiettivo dei ricorrenti è proprio di spostare ulteriormente la data del voto, che potrebbe dare più tempo al Comitato del No per spiegare le proprie ragioni.

A quanto si apprende da fonti informate, il governo sarebbe in attesa di visionare l’ordinanza che sarà pubblicata, in particolare le motivazioni ed eventuali indicazioni procedurali. Subito dopo il deposito dell’ordinanza, le questioni andranno poi all’attenzione di tutti gli organi preposti, dal Quirinale a Palazzo Chigi, fino alla Consulta. Sembra certo però che si tratterebbe di un unicum nel caso dei referendum: una modifica del testo con la campagna referendaria già in corso non sarebbe mai avvenuta.

Ma sulla questione dello slittamento della data intanto gli esperti si dividono, pur mantenendo le dovute riserve. Per Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all’università 'La Sapienza' di Roma ed ex parlamentare, la data del referendum non dovrebbe cambiare perché è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data. Quindi il quesito cambia ma la data no. Attendiamo l’ordinanza. Non escluderei però che la questione potrebbe protrarsi qualora i promotori ritengano di chiedere di cambiare la data ricorrendo alla Consulta per conflitto di attribuzione. Anche in quel caso penso che però il ricorso non verrebbe ammesso.

Secondo Michele Ainis, professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico all’università di Roma Tre, invece, «nel quesito proposto dal governo certamente non erano indicati gli articoli della Costituzione allo scopo di rendere più semplice la comprensione del quesito stesso. Ma se a questo punto la Cassazione, tornando sui suoi passi dopo aver approvato il precedente quesito ha stabilito che occorre rimodularlo, non c'è dubbio che slitti la data delle votazioni, perché quella data è incorporata nel decreto. Penso che possa e che debba slittare. Se questo non avverrà sarà possibile sollevare, da parte del comitato per le 500mila firme, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta

Antonio Baldassare, presidente emerito della Consulta, ricorda che durante la sua esperienza di giudice costituzionale, "all’epoca i radicali sollevarono un conflitto di attribuzione ma la data non fu spostata in quanto il ricorso fu respinto". Per Baldassarre «a rigore di diritto la data dovrebbe restare la stessa: servirà solo una modifica con un decreto che integra il precedente, in quanto non è una modifica sostanziale che tocca il contenuto essenziale del precedente decreto ed è formale ed esteriore».

Lo scorso gennaio invece il Tar del Lazio aveva escluso la possibilità di una sospensiva sulla decisione dell’esecutivo di fissare per i giorni 22 e 23 marzo la data della consultazione, dopo il ricorso avanzato dallo stesso comitato di quindici giuristi.