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Fischi a San Siro: perché l’apparizione di JD Vance e la sfilata di Israele hanno acceso la cerimonia olimpica

A Milano un boato: i fischi al vicepresidente USA e alla delegazione israeliana. Applausi per l’Ucraina. Negli Stati Uniti la tv smorza l’audio: il video vero sui social

07 Febbraio 2026, 16:16

17:24

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La sera del 6 febbraio 2026 allo stadio di San Siro succede qualcosa che non rientra nel canovaccio patinato delle cerimonie olimpiche: sul maxi-schermo appaiono il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e la moglie Usha Vance; un’onda sonora taglia l’aria, non sono ovazioni ma fischi. Pochi minuti dopo, quando entra la delegazione israeliana — appena quattro atleti in parata a Milano — si ripete una scia di disapprovazione, coperta in parte dalla musica dell’impianto. All’opposto, al passaggio della Ucraina gli spalti esplodono in un abbraccio di applausi, bandiere gialloblù che sventolano in varie tribune. Un contrasto netto, fotografato da decine di video dei presenti e ripreso da emittenti internazionali; nella diretta americana, però, quei fischi quasi scompaiono.

Un boato che diventa notizia

Il momento che ha coinvolto JD Vance si consuma in pochi secondi: la regia inquadra il numero due dell’amministrazione Trump, seduto in tribuna d’onore e con una piccola bandiera a stelle e strisce. La curva reagisce con fischi e “boo” facilmente distinguibili, come notano i commentatori della canadese CBC e altri network che non coprono il suono. Negli Stati Uniti, la NBC — detentrice dei diritti — evita di enfatizzare l’episodio e non lascia passare a pieno volume la reazione del pubblico; la sequenza, però, circola integra sui social e nelle clip di media internazionali.

Nella stessa serata, fischi accompagnano anche l’ingresso della squadra israeliana a San Siro: “una smorzata di disapprovazione”, scrivono diverse testate, subito avvolta dalla colonna sonora ad alto volume; in altre sedi della cerimonia diffusa — a Cortina d’Ampezzo, parte del dispositivo inaugurale insieme a Livigno e Predazzo — per Israele si registrano anche applausi. L'Ucraina, con cinque atleti di scena a Milano, riceve “grandi ovazioni” a più riprese.

Il contesto: proteste, sicurezza e un clima politico elettrico

Nelle ore e nei giorni precedenti, a Milano si sono tenute manifestazioni contro la presenza di personale collegato a ICE — la Immigration and Customs Enforcement, agenzia statunitense simbolo della stretta sulle deportazioni — nel dispositivo di supporto alla delegazione americana. Un tema sensibile per l’opinione pubblica italiana, che ha trovato sponda in posizioni critiche espresse dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Le testate internazionali hanno raccontato cortei, slogan e striscioni “ICE OUT”. L’IOC (il Comitato Olimpico Internazionale), per bocca della presidente Kirsty Coventry, aveva chiesto alla vigilia “rispetto” sugli spalti e distinzione tra atleti e tensioni geopolitiche.

Sul fronte mediorientale, la ricezione mista della delegazione israeliana riflette la ferita ancora aperta della guerra esplosa dopo il 7 ottobre 2023: un conflitto che — ricordano diversi media — continua ad avere un costo umano elevatissimo. Nel quadro della cerimonia, gli organizzatori hanno alzato il volume della musica durante alcuni passaggi sensibili, nel tentativo di mantenere il tono celebrativo della serata.

Il taglio della regia USA e il rimbalzo sui social

La discrepanza tra ciò che si è sentito a San Siro e quanto è stato percepito in prime time americano è diventata parte della notizia. La NBC, scrive la stampa internazionale, ha “ripulito” il sonoro o comunque scelto un montaggio che non amplificasse i fischi a JD Vance; al contrario, commentatori della CBC e cronisti presenti allo stadio hanno esplicitamente riconosciuto la reazione del pubblico. In poche ore, clip girate dagli spalti si sono accumulate su X e TikTok, offrendo a milioni di utenti una versione “non editata” del momento, poi ripresa da testate come The Guardian, The Wrap, Entertainment Weekly e altre.

Le parole di Trump: “Mi sorprende”

Interpellato sull’episodio, il presidente Donald Trump ha risposto che i fischi a Vance lo “sorprendono”, sottolineando come il suo vicepresidente “piaccia alla gente” e minimizzando il contesto di un “paese straniero”. La reazione del leader americano — misurata e senza strappi polemici — è stata riportata dai media italiani, contribuendo a spostare il riflettore anche sulla lettura che dall’Amministrazione USA si dà del clima europeo verso Washington.

L’etichetta olimpica e il precedente (quasi) inesistente

Cronisti con decine di Olimpiadi alle spalle hanno notato quanto sia raro sentire fischi diretti a un leader o dignitario in una cerimonia di apertura. La ritualità olimpica, con i suoi codici di neutralità e rappresentanza, di solito diluisce animosità politiche personali. A Milano, invece, il bersaglio è stato un vicepresidente in carica, inquadrato a lungo quanto basta per far emergere la reazione dello stadio. Una discrepanza che pesa: accoglienza calda per gli atleti USA, fredda per il rappresentante politico. Un segnale, più che un incidente.