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scenari

Perché la nascita del movimento di Roberto Vannacci può ridisegnare i rapporti di forza a destra

Dallo studio di un notaio a una sfida nazionale: Futuro Nazionale accende il suo motore

07 Febbraio 2026, 19:48

Futuro Nazionale, l’ala tricolore spiega le vele: Vannacci accende il motore del suo partito

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In uno studio notarile è stato depositato lo statuto di Futuro Nazionale. Un gesto tecnico ma carico di implicazioni. A farlo è l’ex generale dei paracadutisti, oggi eurodeputato, Roberto Vannacci, che ha messo nero su bianco un progetto che agita da settimane il centrodestra. Pochi minuti e la notizia rimbalza: “Futuro Nazionale è nato stamattina, registrato lo statuto”. Con una puntualizzazione che pesa: il simbolo, un’ala tricolore in campo blu con la scritta del movimento e il cognome del leader, era già stato depositato il 24 gennaio

In controluce, la sequenza è chiara. Prima il deposito del marchio, poi lo strappo con la Lega, quindi la formalizzazione statutaria. Il 24 gennaio la richiesta di registrazione del simbolo “Futuro Nazionale” viene presentata allo European Union Intellectual Property Network. Nel logo, il blu dominante, la grafica assertiva dello stampatello, e quell’ala tricolore al centro – per alcuni una fiamma stilizzata – che comunica identità e movimento. Un passaggio che allora l’eurodeputato aveva minimizzato come “solo un simbolo”, ma che oggi si rivela per quello che è: il prequel di una scissione annunciata.

Il 3-4 febbraio, infatti, arriva la rottura: Vannacci lascia la Lega, rivendica la scelta di “proseguire da solo” e mette a terra la sua nuova sigla, Futuro Nazionale. Nelle stesse ore, abbandona anche il gruppo dei Patrioti per l’Europa al Parlamento europeo, dove siedono – tra gli altri – i delegati del Rassemblement National. È il primo atto di una ridefinizione del suo perimetro politico, tanto in Italia quanto a Bruxelles.

La nascita formale di Futuro Nazionale non cade nel vuoto. Il giorno successivo allo strappo, i primi numeri: un sondaggio YouTrend per Sky TG24 accredita la lista al 4,2%, sopra la soglia di sbarramento nazionale anche in caso di rialzo al 4%, e con un effetto erosivo che colpirebbe in misura maggiore Fratelli d’Italia e, in seconda battuta, la Lega. Si tratta di una fotografia iniziale, da maneggiare con cautela, ma bastevole a testimoniare che un bacino di potenziali elettori esiste e potrebbe coagularsi.

Parallelamente, arrivano i primi segnali politici: i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso lasciano il gruppo della Lega alla Camera, approdano al Misto e dichiarano sui social di voler affiancare Vannacci nella sua “battaglia identitaria e sovranista”. È un passaggio significativo perché certifica che il progetto non è solo personale: inizia a dotarsi di una rete di quadri e parlamentari.

Nelle ore della formalizzazione statutaria, emerge anche un contenzioso simbolico: il nome “Futuro Nazionale” avrebbe avuto una precedente registrazione all’Ufficio italiano brevetti e marchi nel 2011, legata a un attivista poi scomparso. La vicenda – affiorata sulla stampa – ha spinto la vedova a rivendicare la titolarità del marchio storico e a dire no alla cessione. Dal fronte Vannacci, la linea è pragmatica: si va avanti col logo “finché non è vietato”. Una formula che rimanda a un possibile contenzioso amministrativo o legale, ma che nel frattempo consente al movimento di marciare. Prudenza impone di ricordare che i profili giuridici dovranno essere valutati nelle sedi competenti; politicamente, però, il segnale è chiaro: l’operazione non si arresta.

L’atto compiuto questa mattina – la registrazione dello statuto presso un notaio – è molto più che un dettaglio burocratico: è l’atto di nascita di un soggetto che può presentarsi alle prossime scadenze elettorali con una struttura riconoscibile, organi interni, regole di adesione e una linea politica definita. Allo stato, i contenuti puntuali dello statuto non sono stati resi pubblici in modo integrale; dallo scenario e dalle dichiarazioni del fondatore si può inferire un impianto imperniato su alcune parole chiave che egli stesso ripete da mesi: “sovranità”, “sicurezza”, “ordine”, “remigrazione”, “merito”. Su questi pilastri si misurerà la tenuta del progetto, soprattutto quando si passerà dalla comunicazione al governo di dossier concreti.

Sul piano organizzativo, la tempistica serrata – deposito del simbolo il 24 gennaio, addio alla Lega tra il 3 e il 4 febbraio, registrazione statutaria il 7 febbraio 2026 – suggerisce che la macchina fosse stata avviata da tempo. La scelta di procedere a tappe, blindando prima gli elementi di identità visiva e poi consolidando la struttura giuridica, ricalca prassi ormai frequenti nella politica italiana degli ultimi anni.

Il punto politico è l’effetto su Lega e Fratelli d’Italia. I primi sondaggi, come detto, assegnano a Futuro Nazionale la capacità di sottrarre punti decimali soprattutto al partito della premier Giorgia Meloni, con una minore ma non trascurabile erosione della Lega. L’ingresso sulla scena di un competitor alla destra della destra, capace di parlare a un elettorato sensibile a sicurezza, immigrazione e ordine pubblico, obbliga i partiti di governo a un aggiustamento del messaggio e della strategia territoriale.

Il contraccolpo si è già visto. Dalla Lega, accuse di “ingratitudine” e richiami all’“onore” militare; da Vannacci, controaccuse di “tradimento dei valori” da parte del Carroccio, dall’invio di armi a Kiev alla linea sulla legge Fornero. Il conflitto pubblico, oltre a scaldare gli animi, funziona da megafono per il neonato movimento, che può così dettare l’agenda del dibattito a destra.

Nei focus qualitativi realizzati nell’ultimo anno sul voto di destra, emergono quattro segmenti sensibili al messaggio di Vannaccielettori giovani-adulti (25-44 anni) con basso-medio titolo di studio, attratti da una proposta securitaria “senza mediazioni”; imprenditori e autonomi del Nord-Est delusi dall’andamento della Lega e ostili a regole percepite come penalizzanti per chi “produce”; un’area di astensione “arrabbiata”, sensibile a parole come ordine, frontiere, merito, ma finora poco mobilitata; una quota di elettori conservatori del Sud che cercano una leadership energica e narrativa identitaria.

In questa mappa, la differenza la fanno due fattori: la credibilità “operativa” (tradurre slogan in proposte verificabili) e la qualità della classe dirigente che il movimento riuscirà a cooptare. Le prime adesioni parlamentari indicano una dinamica in corso, ma la tenuta dipenderà dalla capacità di strutturare il partito sui territori – comitati, circoli, coordinatori provinciali – e di selezionare profili amministrativi competitivi. I numeri dei sondaggi dicono che una base c’è; trasformarla in voti e seggi è tutt’altra impresa.