L'INTERVISTA
Messina sacrificata o strategia calcolata? De Luca rompe il silenzio
Dal ciclone politico alle alleanze regionali: ecco perché il sindaco ha scelto di non sposare il patto con il centrodestra
Tutto parte da un patto col centrodestra del 2024. Lo svela Cateno De Luca, parlando con “La Sicilia”. Ecco cosa c'è dietro le dimissioni di Federico Basile a Messina: «C'era un patto con Schifani, sottoscritto nell'autunno del 2024, “notaio” Galvagno». Da allora fino alle dimissioni di sabato del sindaco di Messina c'è un unico filo conduttore. Lo svela “scateno” in un pomeriggio domenicale, in cui non lo si sente: «Per distrarmi ascolto musica classica». Poi finalmente abbassa il volume, e non solo quello dello stereo.
Di che patto si trattava?
«Io sarei sceso dall'Aventino, garantendo agibilità d'aula, un patto di non belligeranza, in sostanza»
In cambio di cosa?
«Finanziamenti per il territorio: 25 milioni per l'ex Sanderson, 20 milioni di euro per la riqualificazione della rete idrica di Messina...»
Il centrodestra adesso però si mostra deluso, ha disatteso il patto?
«Schifani ha mantenuto il suo impegno e io il mio, quel patto aveva però una conclusione, dicembre 2025, entro quella data dovevo decidere o ci sposavamo o ci lasciavamo, e io ho proferito non sposarmi»
Perché?
«Perché l'accordo che mi è stato offerto - da Marcello Caruso - era che Danilo Lo Giudice (deputato regionale di ScN, ndr) sarebbe entrato nella giunta di Schifani, ma in cambio 4 assessori del centrodestra sarebbero entrati in giunta a Messina, e questo non potevo accettarlo: sarebbe stato come riconsegnare la città nelle mani del centrodestra, Genovese compreso, un ricatto»
Un gesto di generosità verso la città, addirittura?
«Non potevo accettare»
Eppure sono arrivate critiche da più parti: Messina secondo molti sarebbe stata sacrificata sullo scacchiere dei suoi interessi elettorali.
«Basta vedere i numeri i consiglio comunale, il rischio che a settembre prossimo si votasse la sfiducia al sindaco era molto alto»
Quindi temeva che vi mandassero a casa?
«Io non temo, io sono realista, sono i fatti messi in fila e nient’altro: bastava che un solo consigliere decidesse improvvisamente di votare a favore della sfiducia»
C'è invece chi sostiene che ha sacrificato il capoluogo, sua roccaforte, perché altrimenti sarebbe scomparso da questa tornata elettorale, perché non riuscirà a fare liste a Barcellona e Milazzo.
«Se non riuscirò a farle, lo vedremo tra un mese. Se sono davvero così ininfluente, invece, vorrei capire perché chiedermi di entrare in giunta alla Regione. Delle due l'una: o sono ininfluente o non lo sono»
Però il suo consenso sembra ormai eroso da quello raccolto da Ismaele La Vardera, non è così?
«Questo non poteva non accadere: è il momento per lui di raccogliere la protesta, io mi sono posizionato su un altro fronte, quello della proposta. Non andrò più da solo, perché non mi serve e non serve, lui, invece, è nella fase in cui deve fare questo. Poi c'è un detto siciliano che mi pare fare molto al caso in questione: ti sei fatto grande e hai imparato a “farla al muro”, ma bisogna fare attenzione a dove soffia il vento...»
Dove soffia: a destra o a sinistra?
«Posso annunciare che il 18 marzo avvieremo un governo di liberazione».
Vale a dire?
«Faremo un programma per la Sicilia: scriveremo le condizioni per potere fare un'alleanza, partendo dai progetti, non dalle poltrone».
Vuol dare le carte, insomma.
«Non voglio essere succube, voglio essere coprotagonista».
E puntare a Palazzo d’Orlreans.
«Sarei poco sincero, se dicessi che ho rinunciato alla presidenza, ma se si parte da questo, non si arriva da nessuna parte: ci sono più candidati alla presidenza che deputati. Preferisco fare un passo indietro, ma in una nuova e rinnovata coalizione che è d'accordo a cambiare la Sicilia».
Cosa avrebbe di meglio degli altri presidenti della Regione?
«Intanto una visione: non voglio una Regione che gestisca i biglietti di ingresso al Teatro di Taormina. Bisogna lasciare agli enti intermedi la gestione del territorio, Sussidiarietà verticale, in sostanza. E poi questo: i servizi pubblici essenziali devono restare nelle mani del pubblico. Questo è lo schema che mi ha consentito di evitare di socializzare i costi e privatizzare i ricavi, dove abbiamo amministrato, abbiamo evitato che i servizi sociali diventassero oggetto di lucro del privato, tenendo lavoratori al guinzaglio: sono fatti che ho messo in atto, non sono teorie o principi, ma valori che io metto in atto da buon amministratore».
Molti la accusano di avere fatto delle partecipate delle potenti macchine clientelari...
«Andiamo alla storia, la clientela finora passava attraverso i rapporti patologici con le cooperative, dove fiorivano imprenditori mascherati, quando io rendo pubblico un servizio, sono obbligato a regole pubbliche, se avessi voluto fare clientela, avrei lasciato quel mondo».
La accusano di avere lasciato la città in piena emergenza dopo il ciclone.
«La città ha subito danni minori, sui quali siamo già intervenuti. Il resto riguarda comuni della provincia e non la città Metropolitana. Detto questo, un'ordinanza che non prevede che i sindaci siano subcommissari, e quindi parte attiva, è un grande errore».
Pensa che i messinesi che per la seconda volta di fila andranno ad elezioni anticipate vi seguiranno?
«Io posso dire cosa spero: spero che i messinesi per la terza volta confermino un modello di buona amministrazione, questo spero: dal trasporto pubblico, alla raccolta dei rifiuti con abbassamento della tari, al verde pubblico alla pedonalizzazione, alle spiagge e le bandiere blu»
Basile è stato visto come una pedina mossa da lei, non un sindaco autonomo, perché rivotarlo?
«Sono semplicemente il riferimento politico degli amministratori locali di ScN. Se Trantino ha come riferimento politico la Meloni, va tutto bene, perché a Messina è dispregiativo e a Catania no? Se fossi stato un politico romano queste discussioni non ci sarebbero state»
A proposito di Roma, qualche ammiccamento dalla capitale?
«Ho tanti incontri a 360 gradi non perché sono bello, ma perché sono un'anomalia, da solo il Scn può spostare gli equilibri tra le due coalizioni. E quindi io pranzo e ceno a Roma con tutti».
La invitano a cena ma non a nozze?
«Intanto c'è il corteggiamento, per la proposta vedremo».
