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Futuro Nazionale esce dal notaio: i nomi di chi va con Vannacci e qual è il messaggio al centrodestra

Dalla firma a Querceta alla contromossa in Parlamento: come il progetto del generale sta prendendo forma tra nuovi ingressi, ruoli chiave e prime frizioni sul simbolo. E cosa dicono davvero i sondaggi

10 Febbraio 2026, 18:23

Futuro Nazionale esce dal notaio: Vannacci chiude il cerchio, nasce il partito con una squadra operativa e un messaggio al centrodestra

Dalla firma a Querceta alla contromossa in Parlamento: come il progetto del generale sta prendendo forma tra nuovi ingressi, ruoli chiave e prime frizioni sul simbolo. E cosa dicono davvero i sondaggi.

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Martedì 10 febbraio 2026 a Querceta, frazione di Seravezza (Lucca), nello studio del notaio Marzio Villari si consuma un passaggio politico destinato a fare rumore: la formalizzazione, “carte alla mano”, di Futuro Nazionale, il nuovo partito guidato dall’ex comandante della Folgore, l’eurodeputato e generale (in congedo) Roberto Vannacci. Un atto notarile – con tanto di firme, statuto e responsabilità definite – che trasforma una suggestione in un’organizzazione già delineata e ruoli operativi distribuiti. I primi a presentarsi come “futuristi” sono i deputati ex Lega Edoardo Ziello e Rossano Sasso, appena usciti dal Carroccio. “Vannacciani? Chiamateci futuristi”, scandiscono, rivendicando una nuova identità e marcando la distanza dall’esperienza di Futuro e Libertà di Gianfranco Fini

La struttura è snella ma punta a essere già operativa. Lo statuto, presentato in sede notarile, definisce quattro “soci fondatori”: oltre a Roberto Vannacci, ci sono i deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e il toscano Massimiliano Simoni, consigliere regionale – eletto in Toscana – che assume il ruolo di coordinatore politico. La catena di comando è altrettanto esplicita: Vannacci è il presidente; Simoni è il coordinatore; Sasso riceve la delega per il Sud; Ziello è il tesoriere e si occupa anche di organizzazione; al tesseramento nazionale viene indicata Annamaria Frigo. Una ripartizione delle responsabilità che, nelle intenzioni, combina visibilità politica e macchina organizzativa.

L’uscita di Sasso e Ziello dalla Lega ha scandito il conto alla rovescia che porta dallo “strappo” al partito nuovo di zecca. Sasso, deputato pugliese con 12 anni di militanza nel Carroccio e un passato tra i fondatori al Sud nel 2014, ha motivato la scelta con “ragioni politiche” e con l’adesione alla battaglia “identitaria e sovranista” del generale. Parole affidate ai social e raccolte da più testate, a sottolineare non un riposizionamento tattico ma una separazione di visione.

Sul versante toscano, Ziello ha messo nero su bianco le ragioni del divorzio dal Carroccio: dal braccio di ferro sull’emendamento al “decreto Ucraina” – con cui chiedeva di interrompere l’invio di armi a Kiev – fino alla denuncia di un’“assenza di linea politica chiara e coerente” nella Lega. La scelta, resa pubblica il 6 febbraio 2026, è passata per l’approdo al Gruppo Misto in attesa della piena messa in moto di Futuro Nazionale.

Figura-ponte tra istituzioni e territorio è Massimiliano Simoni, oggi consigliere regionale in Toscana: da tempo vicino a Vannacci, ha ufficializzato il cambio di passo in Consiglio regionale e la volontà di “collocarci a destra del centrodestra”, confermando al contempo la continuità del posizionamento all’interno dell’assemblea toscana. La nomina a coordinatore nazionale fotografa l’intenzione di costruire un partito con baricentro organizzativo in una regione dove il generale ha raccolto consensi e attenzione.

Nelle prime ore di vita formale del partito, Sasso e Ziello hanno insistito sull’autodefinizione: “futuristi”, non “vannacciani”. Una scelta semantica che richiama il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti ma al tempo stesso respinge l’accostamento con l’esperienza di Gianfranco Fini e del suo Futuro e Libertà (FLI), nato nel 2010 dalla rottura con il Pdl

Nei corridoi politici, però, le partite simboliche possono diventare rapidamente giuridiche. Sul nome “Futuro Nazionale” è emersa una contestazione: secondo quanto riportato, il marchio sarebbe stato depositato nel 2010 e registrato nel 2011 dall’imprenditore e consigliere regionale abruzzese Riccardo Mercante (poi deceduto nel 2020), con gli eredi che rivendicherebbero oggi la titolarità e l’uso del marchio. La vedova, Marina Caprioni, ha affermato di non voler associare quel brand al progetto di Vannacci. Un nodo che, qualora sfociasse in contenzioso, imporrà ai “futuristi” di schermare il rischio legale o di differenziare graficamente e formalmente il proprio simbolo elettorale. Al momento, il partito del generale tira dritto sulla propria identità pubblica.

Sia Sasso sia Ziello ribadiscono di considerarsi “interlocutori naturali del centrodestra” e “convintamente alternativi alla sinistra”, segnalando che la missione non è scardinare la coalizione ma condizionarne l’agenda. La prima prova politica – annunciata già alla vigilia – è il voto alla Camera sul decreto Ucraina: la posizione, dopo le tensioni degli ultimi giorni, appare orientata a un “no” all’invio di nuove forniture militari, in coerenza con gli atti parlamentari che hanno fatto da scintilla alla rottura. La linea definitiva, spiegano, verrà comunque assunta dal presidente Vannacci a ridosso della chiama.

Al cantiere dei “futuristi” si è aggiunto anche Emanuele Pozzolo, deputato espulso da Fratelli d’Italia dopo il caso dello sparo a Capodanno. In Piemonte, racconti e cronache lo descrivono tra i volti più attivi del nuovo progetto, accanto a figure storiche della destra radicale come Mario Borghezio.

Ma i sondaggi che dicono? Secondo una prima rilevazione YouTrend per Sky TG24, l’ipotetica lista Futuro Nazionale si attesterebbe attorno al 4,2%, superando la soglia di sbarramento nazionale e sottraendo consensi soprattutto a Fratelli d’Italia e Lega, con un recupero anche tra astenuti e indecisi. Un sondaggio dell’istituto Only Numbers (presentato a Porta a Porta) colloca invece il partito all’1,6%, con Lega all’8% e Fratelli d’Italia al 29,8%; la forbice segnala l’incertezza del momento e la difficoltà di misurare un progetto ancora in “start-up”. Gli “esperti” raccolti dalla stampa collocano il potenziale tra il 2% e il 4,5%, mentre una nota lettura politologica segnala che, paradossalmente, l’ingresso di Vannacci potrebbe perfino “allargare” il bacino complessivo del centrodestra, ipotizzando una somma di consensi superiore al 51% in alcuni scenari modellati. Infine, l’Istituto Piepoli segnala una fiducia in Vannacci al 23% e un bacino potenziale per il partito al 7%, misurando non il “voto certo” ma la platea teorica raggiungibile dal brand politico.