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Fiducia sul decreto Ucraina, resa dei conti in Aula: perché il governo accelera e perché Vannacci è un problema per Salvini

La scelta di porre la fiducia spacca il centrodestra e accende l’Aula: Crosetto rivendica un “atto di responsabilità”, mentre i seguaci del generale puntano il dito contro Salvini. Che cosa prevede davvero il decreto, quali sono le scadenze e come si posizionano i partiti

10 Febbraio 2026, 21:35

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Fiducia sul decreto Ucraina, resa dei conti in Aula: perché il governo accelera e perché Vannacci incalza Salvini

La scelta di porre la fiducia spacca il centrodestra e accende l’Aula: Crosetto rivendica un “atto di responsabilità”, mentre i seguaci di Vannacci puntano il dito contro Salvini. Che cosa prevede davvero il decreto, quali sono le scadenze e come si posizionano i partiti.

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Un cartello agitato dai nuovi “vannacciani” in Aula di Montecitorio e le parole taglienti rivolte al vicepremier Matteo Salvini fanno da contrappunto alla voce ferma del ministro della Difesa Guido Crosetto: “La fiducia chiarisce le posizioni”. Nella giornata di martedì 10 febbraio 2026, il governo mette il sigillo sulla strategia: porre la questione di fiducia sul cosiddetto decreto Ucraina per tagliare corto sugli emendamenti e costringere ciascun parlamentare a un voto secco di campo. La mossa, destinata a pesare sugli equilibri del centrodestra, arriva mentre la maggioranza fa i conti con la scissione innescata dai fuoriusciti della Lega confluiti con Roberto Vannacci in Futuro Nazionale e con le richieste, da più sponde, di bloccare l’invio di armi a Kiev.

Il provvedimento su cui l’esecutivo ha posto la fiducia è la legge di conversione del decreto-legge n. 201 del 31 dicembre 2025. Il testo proroga fino al 31 dicembre 2026 – previo atto di indirizzo delle Camere – l’autorizzazione alla cessione all’Ucraina di “mezzi, materiali ed equipaggiamenti”, con priorità a forniture logistiche, sanitarie, di difesa aerea e cibernetica. Nel passaggio in Commissione Esteri-Difesa è stato introdotto anche il riferimento a “equipaggiamenti di difesa civile”, segno di un lessico più ampio che accompagna l’architettura delle forniture. Il decreto include inoltre due capitoli collaterali: il rinnovo dei permessi di soggiorno per cittadini ucraini presenti in Italia e misure per la sicurezza dei giornalisti freelance. La conversione deve arrivare entro il 2 marzo 2026; la Camera ha calendarizzato i lavori con le dichiarazioni di voto sulla fiducia fissate per l’indomani, mercoledì 11 febbraio, prima del passaggio al Senato.

“La fiducia non è una fuga, ma un atto che obbliga ciascuno ad assumersi la responsabilità della propria posizione” ha detto Guido Crosetto in Aula: serve a evitare una discussione infinita su emendamenti sensibili – a partire da quelli che chiedevano lo stop all’invio di armi – e, allo stesso tempo, togliere l’alibi alle ambiguità interne. “Non scappiamo da una crisi: semmai la evidenziamo”, ha aggiunto il ministro. La scelta sottolinea la volontà di Palazzo Chigi di marcare una linea netta su un dossier, quello del sostegno a Kiev, che Fratelli d’Italia rivendica come coerente con l’ancoraggio euro-atlantico dell’Italia.

Il voto di fiducia significa che gli emendamenti presentati da vannacciani, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – che chiedevano di interrompere la cessione di armamenti – non saranno votati singolarmente. La mossa congela l’offensiva parlamentare ma non la contesa politica. In Aula, i rappresentanti di Futuro Nazionale accusano il Carroccio di incoerenza, sostenendo che proprio la Lega avrebbe sollecitato la fiducia per evitare di doversi scoprire su emendamenti divisivi. L’attacco è frontale: il deputato Edoardo Ziello parla di un vicepremier Salvini “schiacciato nelle sue contraddizioni”, mentre altri esponenti vannacciani insistono sul “voto di coscienza” oscurato dalla forzatura procedurale.

La defezione di Edoardo Ziello e Rossano Sasso dalla Lega ha trasformato il malessere latente in una faglia politica. I due deputati hanno lasciato il gruppo per aderire al Misto e sostenere Roberto Vannacci, dopo aver promosso un emendamento al decreto per interrompere gli invii di forniture militari. Prima di loro, nel perimetro vannacciano era già entrato l’ex FdI Emanuele Pozzolo. Questi passaggi non alterano da soli gli equilibri numerici, ma segnalano una pressione identitaria sulla Lega: il partito di Salvini è stretto tra la necessità di reggere l’alleanza di governo – dove Forza Italia e Fdi presidiano il sostegno a Kiev – e una parte della sua base più sensibile a parole d’ordine sovraniste e neutraliste.

Nell’intervento che ha accompagnato l’annuncio della fiducia, Guido Crosetto ha insistito su due concetti chiave: responsabilità politica e presenza. “La serietà dell’atto è rappresentata fisicamente dalla mia presenza in Aula”, ha detto, legando la forma alla sostanza: su un tema “così rilevante” la maggioranza deve dire “se continua ad appoggiare il governo”. È un modo per lanciare un segnale dentro e fuori il perimetro del centrodestra: il sostegno a Kiev è questione di posizionamento strategico, non di tattica parlamentare.

In Aula, Angelo Bonelli (Avs) parla di “pezzo di maggioranza deflagrato” e chiede a Giorgia Meloni di chiarire “il perimetro” dell’alleanza, prendendo le distanze da Vannacci e dalle istanze che definisce “fasciste”. Nel Pd, Federico Fornaro domanda se con la nascita della componente di Futuro Nazionale sia cambiata la geografia della maggioranza. M5S resta sul fronte dello stop alle armi. Tutti segnali che la fiducia, pur “sterilizzando” gli emendamenti, apre una discussione più ampia sulla direzione della politica estera italiana.

I 60 giorni per la conversione corrono veloci: il termine del 2 marzo 2026 è il bivio tra trasformare il decreto in legge o farlo decadere. Per l’esecutivo, blindare il provvedimento alla Camera significa arrivare al Senato con un testo politicamente “coperto”, riducendo il rischio di incidenti in corsa. La scelta della fiducia agisce da acceleratore: evita che l’opposizione – ma anche i critici interni – usino la fase emendativa per allungare i tempi o imporre votazioni simboliche su punti sensibili. Sullo sfondo, il messaggio internazionale: l’Italia resta allineata alla linea Nato-Ue sul sostegno all'Ucraina.

Gli strappi di Ziello e Sasso, uniti all’offensiva verbale in Aula, mirano a un bersaglio politico: la leadership di Matteo Salvini nella galassia della destra italiana. Il vicepremier, chiamato a tenere insieme governo, partito e una base eterogenea, si trova esposto a un fuoco amico che utilizza Ucraina e armi come campo di prova di una presunta incoerenza. Per ora, i numeri della maggioranza non scricchiolano. Ma la dinamica del decreto Ucraina mostra come, attorno a Vannacci, si stia aggregando un segmento che punta a mordere proprio l’elettorato leghista più identitario. La scelta della fiducia può arginare l’emorragia nell’immediato, ma non risolve la tensione di fondo: quale destra vuole essere la Lega nel medio periodo?