15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 05:00
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Palazzo dei Normanni

Bagarre sulla riforma degli enti locali, 33 deputati su 34 bocciano un articolo: aula rinviata di una settimana

Sullo sfondo, i nodi politici su alcune norme discusse come quelle sul terzo mandato dei sindaci e del consigliere supplente.

11 Febbraio 2026, 17:57

18:42

Seduta a Sala d'Ercole per il voto di sfiducia al presidente della Regione Schifani

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La riforma degli enti locali si infrange contro larticolo 10. Una norma apparentemente inoffensiva, quella sulla digitalizzazione dei documenti dei comuni siciliani, sulla quale però sono stati sollevati ugualmente molti dubbi. Ma l'esito del voto (segreto) è stato clamoroso: 33 i voti contrari contro l'unico a favore della presidente di turno, Luisa Lantieri.

E così, tutti a casa. Tutto rinviato al 17 febbraio. Una data da segnare in rosso. La mancata approvazione oggi del ddl, infatti, rischia di impedire l'entrata in vigore di alcune norme, a cominciare da quella sulle cosiddette “quote rosa” nelle giunta, alle prossime elezioni amministrative. La legge deve essere infatti approvata 45 giorni prima del voto che attualmente “balla” tra il 17 e il 24 maggio. Nel primo caso, il tempo sarebbe già scaduto. Se si andasse ad elezioni una settimana dopo, invece, ci sarebbe ancora i tempi. Ma strettissimi. Il ddl andrebbe approvato proprio nella prossima seduta, quella del 17.

Al di là dei tempi, ci sono i nodi politici. Non solo nel merito del testo, dove le divisioni su alcune norme come quello sul terzo mandato dei sindaci o del consigliere supplente sono trasversali ed evidenti. Ma anche su temi politici più generali: in tanti, nel voto di alcuni deputati di centrodestra tra i 33 “contrari” all'articolo bocciato, hanno letto un nuovo avviso al governatore, in vista del rimpasto.

I nomi

Chi ha votato contro l'articolo, insieme all'opposizione? Nella tabella del voto (poco) segreto ecco saltare fuori i nomi degli autonomisti Ludovico Balsamo, Roberto Di Mauro, Giuseppe Lombardo e Santo Primavera, oltre a quello di Gianfranco Micciché e dei deputati di Forza Italia, Nicola D'Agostino, Riccardo Gennuso e Margherita La Rocca Ruvolo.

E così, anche dalla maggioranza parte un allarme: «Si tratta di un atto irresponsabile – ha detto Vincenzo Figuccia della Lega - da parte dei franchi tiratori. I tempi stretti rischiano ora di far slittare il voto delle amministrative o, peggio ancora, di far sprofondare nelle sabbie mobili un testo necessario, che introdurrebbe importanti innovazioni nella riforma degli enti locali». E ovviamente l'opposizione va all'attacco: “La maggioranza a brandelli – ha dichiarato il capogruppo del M5S all'Ars Antonio De Luc - ha preferito battere in ritirata oggi, in Aula, per paura di prendere altre sonore bocciature sugli articoli cui teneva di più. Quanto accaduto questo pomeriggio è l'ennesima prova che questo governo non ha più i numeri, gli resta una sola cosa da fare: andare a casa Gravissimo – continua Antonio De Luca – anche il fatto che è stato violato l'accordo, preso all'unanimità in capigruppo, di procedere al voto finale del ddl entro oggi. Questo costituisce un pericoloso precedente con il quale il governo in futuro sarà costretto a fare i conti. Incredibile, infine, anche assistere al totale disinteresse del governo ad un ddl portato in aula dalla sua maggioranza, ddl che al suo interno prevede la norma già votata sulle quote rosa”.