il caso
Carta del Rischio del patrimonio culturale: Sicilia resta fuori (ed è l'unica regione)
Il caso Niscemi evidenzia (in teoria) l'urgenza di riattivare il documento regionale per tutelare gli interventi. La denuncia di Roberta Schillaci, vice capogruppo del M5S all’Ars
La Sicilia è l’unica regione a restare fuori dal sistema nazionale della Carta del Rischio del patrimonio culturale, coordinato dal nuovo Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI), di recente istituzione presso il Ministero della Cultura.
Una lacuna che, secondo il Movimento 5 Stelle, ostacola la prevenzione, il monitoraggio e la gestione dei pericoli che gravano sui beni culturali dell’isola, frequentemente esposti a eventi calamitosi, agli effetti dei cambiamenti climatici e all’attività sismica.
A pesare, viene evidenziato, è la competenza esclusiva in materia di beni culturali, che avrebbe impedito l’inclusione della regione nel perimetro operativo dell’istituto nazionale.
Un limite reso evidente dai recenti fatti di Niscemi, dove “non è stato agevole verificare lo stato dei beni culturali del luogo, tra cui la biblioteca 'Angelo Marsiano' situata nella zona rossa”.
A denunciarlo è Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento Cinque Stelle all’Assemblea regionale siciliana.
“Fino al 2010 – prosegue Schillaci, che ha presentato un’interrogazione al governo regionale – la Sicilia aveva avuto uno strumento avanzato e aderente alle specificità del territorio regionale, con il progetto denominato Carta del Rischio, finanziato con fondi strutturali comunitari per oltre 4 milioni di euro (POR Sicilia 2000-2006) e curato dall’Assessorato regionale dei Beni culturali, che serviva a definire e schedare la vulnerabilità del patrimonio in relazione all’indice di pericolosità ambientale, utile anche a fissare una graduatoria di priorità negli interventi”.
“È arrivato il momento – conclude la deputata pentastellata – che il governo Schifani si pronunci sull’utilità della Carta del Rischio regionale e garantisca la riattivazione immediata attraverso l’Assessorato ai Beni culturali. Non possiamo perdere l’enorme patrimonio artistico-culturale che è il principale volano di sviluppo economico della Sicilia”.