via bellerio
Salvini chiude il caso Vannacci e punta su autonomia e valori occidentali
Nessun passo indietro sui temi identitari: il Carroccio si prepara alla manifestazione di Milano e riflette sul futuro con Zaia come figura unificante
Avanti per la propria strada e con le proprie battaglie — l’autonomia differenziata su tutte — senza inseguire nessuno. E senza più alibi sul caso Vannacci, che «esiste solo se continuiamo a parlarne». Ci mette un’ora Matteo Salvini per provare a ricompattare la Lega, dopo la crepa aperta dall’ex generale. In dieci giorni, il leader di Futuro Nazionale si è portato via due deputati e almeno una quindicina di militanti leghisti nei territori. Per il segretario, l’occasione è il consiglio federale convocato in via Bellerio a distanza di dieci giorni dallo strappo di Roberto Vannacci. Ma, pur nell’assenza, l’ex vice incombe ancora sul partito, parallela alla campagna acquisti che continua e rivendica.
Da qui la virata che Salvini vuole imprimere al Carroccio, puntando sui temi più identitari, quelli che animano la vecchia guardia nordista, da Luca Zaia e Attilio Fontana in giù. E in generale per invitare tutti ad avere «più fame ed entusiasmo», parole che avrebbe pronunciato il leader, come raccontano alcuni dei presenti alla riunione. Parole che si leggono anche in chiave elettorale, per recuperare consensi e in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Sulla giustizia, l’invito è netto: l’esito del voto non va dato per scontato — avrebbe ammonito Salvini — e perciò bisogna mobilitarsi.
Ma l’allerta va tenuta alta anche su identità europea e difesa dei valori dell’Occidente: sono questi i temi della manifestazione che la Lega organizzerà a Milano il 18 aprile. Davanti al Duomo dovrebbero sfilare leader ed esponenti dei Patrioti, con lo slogan «Senza paura». Non si parla più di «remigrazione», che resta invece uno dei mantra dei vannacciani e vanto di Casapound, che in un clima di forte tensione ha presentato la sua proposta di legge anti-immigrati a Genova, dopo il veto a Montecitorio. Probabilmente troppo rischioso, per la Lega, usare lo stesso concetto. Riccardo Molinari, presidente dei deputati leghisti, nega di averne mai parlato. Di certo, lo slogan aveva debuttato a settembre a Pontida tra i giovani del partito, arrivati sul pratone con lo striscione: «Lega anti maranza. La remigrazione avanzerà».
Anche per questo Salvini è categorico: «chi è uscito è uscito, ma se continuiamo a parlarne…» avrebbe detto ai suoi. All’esterno, in tanti assicurano che né Vannacci né la sua campagna acquisti impensieriscono. La riflessione, insomma, va tenuta all’interno, raccontando fuori solo quello che si fa. Detto, fatto.
Tra chi interviene in sala, oltre a Salvini e Lorenzo Fontana, c’è Roberto Calderoli che fa il punto sulla sua creatura: la riforma dell’autonomia differenziata. Quattro regioni — Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto — hanno firmato le pre-intese su quattro materie (Protezione civile, previdenza, professioni e sanità) e lunedì vedranno il ministro. Se arriva l’ok, la prossima settimana gli schemi di intesa potrebbero approdare al Consiglio dei ministri. Segno, sottolinea il partito, che su questo tema c’è «massima determinazione e compattezza». Anche con la soddisfazione di Zaia, altro storico sponsor dell’autonomia.
Il suo nome resta super favorito come vice di Salvini e come sostituto di Vannacci. Una scelta che, secondo la vulgata interna, metterebbe d’accordo più anime della Lega e sarebbe utile per tracciare un corso più liberal e meno estremista. Ma a frenare, almeno sui tempi, è lo stesso segretario: «Zaia è un grande», è la premessa di Salvini, che avvisa: «Ogni cosa a suo tempo. Rifletterò per trovare una figura all’altezza della situazione».