17 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:34
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La seduta

«Del ddl enti locali restano macerie». Bocciate le norme su consigliere supplente e terzo mandato, a rischio anche le "quote rosa"

La riforma degli enti locali affonda sotto i colpi dei voti segreti e per le spaccature della maggioranza. Adesso il ddl è in bilico.

17 Febbraio 2026, 17:08

19:44

Seduta a Sala d'Ercole per il voto di sfiducia al presidente della Regione Schifani

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Cosa è rimasto di questo disegno di legge?”, ha chiesto a un certo punto della seduta il deputato regionale di Forza Italia, Salvo Tomarchio. “Macerie”, la risposta laconica del presidente dell'Ars Gaetano Galvagno. L'Aula, in effetti, dopo le polemiche con cui si era conclusa l'ultima seduta, ha proseguito sulla stessa linea: bocciature su bocciature, anche di norme fondamentali della riforma degli enti locali.

È il caso della norma sul cosiddetto “consigliere supplente”, cioè l'articolo che prevedeva il subentro del primo dei non eletti al Consiglio comunale, nel caso in cui un consigliere eletto nella stessa lista venisse chiamato a svolgere l'incarico di assessore.

Salta anche la norma sul terzo mandato dei sindaci: quella, quindi, che avrebbe consentito, nei comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti, di andare oltre il doppio mandato che è attualmente il limite massimo.

Adesso, a traballare però è l'intero articolato, svuotato, appunto, di molte norme-chiave. Nel caso di una bocciatura, salterebbe anche la norma sulla presenza del 40 per cento di donne nelle giunte comunali, approvata la scorsa settimana.