20 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:59
×

il commento

Un apostrofo rosa tra le macerie: l'Ars incapace di varare una riforma, così è meglio chiuderla

Il ddl enti locali ridotto all'osso è solo l'ultimo tassello di una coalizione di centrodestra tossica e mal gestita. A questo punto perché non aprire l'aula solo per le sessioni di bilancio?

18 Febbraio 2026, 07:32

15:27

Un apostrofo rosa tra la macerie: l'Ars incapace di varare una riforma, così è meglio chiuderla

Seguici su

Macerie. Il termine usato dal presidente Galvagno è la sintesi migliore di ciò che resta della riforma degli enti locali all’Ars. Certo, sopravvive la norma sulla parità di genere nelle giunte comunali: vinta una sacrosanta battaglia trasversale di civiltà. Uno squarcio di luce nelle tenebre di Sala d’Ercole. Ma anche una foglia di fico («Se non passava perdevamo la faccia», è la vulgata di palazzo) che stenta a celare l’ennesimo disastro della maggioranza.

Così, nel giorno in cui Svimez certifica l’inarrestabile gravità dell’emorragia di giovani dal Sud (e dalla Sicilia in particolare), il nuovo trend dei “nonni con la valigia”, nell’autoproclamato «Parlamento più antico d’Europa» si discetta più o meno amabilmente di «dossieraggi investigativi» e di tecniche di estrazione del tesserino magnetico per stanare i franchi tiratori. E il disegno di legge sugli enti locali viene dilaniato dalle faide nel centrodestra, disintegrato a colpi di voto segreto.

La stessa identica sorte delle altre pochissime riforme affrontate dall’Ars in questa legislatura: Province e Consorzi di bonifica. Leggi che, per intenderci, non avrebbero stravolto in positivo la vita dei cittadini siciliani. Ma bocciate, tutte. Per il resto il nulla assoluto.

In questo contesto il governo Schifani, che riesce a dare il meglio di sé nella risposta alle emergenze (ma, vivaddio, non esistono solo quelle) è vittima di una coalizione “tossica”, ma anche della propria incapacità a gestirla. Le uniche eccezioni, in un profluvio di vertici di maggioranza e di tavoli assortiti, sono le nomine di sottogoverno. E i maxi-emendamenti con le mancette, specialità della casa spesso condivisa con le opposizioni.

Fra un po’ ci sarà il fermo biologico per la campagna elettorale delle amministrative, poi le (lunghe) ferie, magari subito dopo la ricchissima manovra estiva. E infine, a dicembre, la finanziaria; forse l’ultima del quinquennio.

Ma allora perché non chiudere l’Ars per manifesta incapacità e riaprirla soltanto per le sessioni di bilancio? Non sarebbe lesa maestà. Ma un sussulto, l’ultimo, di dignità.