La relazione
Amat, la rivolta dei dirigenti: caos sul contratto di servizio
Una lettera al cda contesta la proposta del Comune, mentre è giallo sui contrasti tra il presidente Mistretta e il dg Caminiti
Una manciata di ore all’esame del consiglio comunale e già il contratto di servizio proposto dal Comune ad Amat è sub judice. Anzi sotto il... tram e sotto la scure di tutti i dirigenti della partecipata, che ne criticano molti punti, e fondamentali, in una relazione all’indirizzo del cda che mette in rilievo «criticità che renderebbero il contratto di difficile conduzione da parte di Amat, nonché poco sostenibile sotto il profilo economico, operativo e giuridico».
Primo firmatario, il direttore generale Domenico Caminiti, sul quale, intanto, si addensa una nuvola con le sfumature del giallo: corrono, insistenti, in azienda, voci su sue presunte dimissioni dopo divergenze con il presidente Giuseppe Mistretta, che smentisce. Ma andiamo con ordine. Gli altri dirigenti firmatari sono quattro: la risicata pattuglia superstite, sui dodici previsti in organico, dopo la revoca-naufragio delle selezioni interne e la fine con polemica degli interim a cinque figure provvisorie. Si tratta del direttore dell’Esercizio automobilistico Ferdinando Carollo, del direttore della Divisione Esercizio tramviario Pasquale Spadola, del responsabile della Direzione economico-finanziaria Carmelo «Uccio» Quattrocchi e del titolare facente funzioni della Direzione commerciale, Marcello Marchese. Tanta polpa, nella relazione, a partire dai tempi di avviso da parte del Comune - stabiliti in 48 ore - sulle «attività che possono perturbare il normale svolgimento delle attività», fino alle lacunose previsioni sui trasferimenti patrimoniali, ai collegamenti con i comuni vicini e alle misure per il turn over del personale e la mancanza di libertà aziendale nelle nuove assunzioni.
Ma oltre la polpa c’è il succo: tram e soldi. Il primo merita «un discorso a parte». Si temono gli «almeno 4/5 anni di cantierizzazione di gran parte della città», con notevole riflesso negativo sulle velocità commerciali nonché sulle frequenze e, in genere, sulla regolarità dell’esercizio dell’intero servizio su gomma e ferro». Per questo «non viene prevista né alcuna azione compensativa o ristoro economico, né variazione dei criteri applicativi delle penalità». In pratica, con la sottolineatura del lungo vigore del contratto, fino al 2035, nessuna indennità è prevista, problema che si assomma alla vaghezza nelle previsioni finanziarie in generale, a partire dall’incidenza dei contributi regionali, su un contratto che sarà regolato come di consueto dalla tariffa chilometrica e che alla firma del 2015 prevedeva un corrispettivo del Comune di quasi 28 milioni di euro, che resterebbe immutato.
Torniamo a Caminiti: il dg è in odor di pensione, recentemente ha negoziato un contratto supplementare di 18 mesi per una cifra vicina ai 50mila euro e ha circa 200 giorni di ferie arretrate. Ha sulle spalle sette direzioni, dopo il pensionamento anticipato (e incentivato con una cifra di poco inferiore ai 200mila euro complessivi) di Andrea Litro (direttore Affari legali) e Marcello Bartolone (predecessore di Litro e poi agli Affari generali). Sullo sfondo della lite con Mistretta ci sarebbe non solo il contratto di servizio contestato, ma anche un ordine di servizio sul trasferimento di un capo ripartizione, che aveva fatto causa all’azienda, perdendola. Mistretta sarebbe stato di opposto avviso e Caminiti avrebbe rassegnato le dimissioni. Anche lui smentisce.