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la polemica

“Dichiarazioni folli”: il j’accuse di Matone contro Nordio infiamma la volata verso il referendum

La deputata leghista rompe il fronte e accusa il Guardasigilli di aver “regalato” al No la rimonta nei sondaggi. Ma non sapeva di pronunciare quelle parole davanti ai giornalisti

21 Febbraio 2026, 18:05

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“Dichiarazioni folli”: il j’accuse di Matone contro Nordio che infiamma la volata verso il referendum

La deputata leghista rompe il fronte e accusa il Guardasigilli di aver “regalato” al No la rimonta nei sondaggi. In mezzo, l’irruzione del Presidente Mattarella al Csm, l’ennesimo strappo sui toni e una campagna sempre più polarizzata.

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Un microfono acceso, un sopracciglio alzato, un brusio in sala. “C’è anche la stampa che ti ascolta”, avverte il sottosegretario Claudio Durigon. Troppo tardi: Simonetta Matone, ex magistrata e deputata della Lega, ha appena definito “folli” le ultime uscite del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul referendum di 22-23 marzo 2026, spiegando che quelle parole hanno azzerato il vantaggio del fronte del e favorito la rimonta del No. “Lo pensiamo tutti, ma non si può dire pubblicamente”, insiste. Un frammento di vita interna di partito che diventa caso politico nazionale, nel momento più delicato della campagna sulla cosiddetta riforma “Nordio”.

Al referendum costituzionale di 22-23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati ad approvare o respingere una legge che tocca gli articoli centrali dell’ordinamento giudiziario: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, introduzione di un Alto Tribunale Disciplinare e meccanismi di selezione che includono il sorteggio. È la riforma bandiera del governo guidato da Giorgia Meloni, spesso definita “riforma Nordio”. Il testo, approvato in Parlamento senza i due terzi, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 e dunque sottoposto a referendum confermativo.

La campagna, già intensa, ha conosciuto un’impennata quando il 16 febbraio 2026 il Guardasigilli Nordio ha descritto le correnti nel Csm come un “sistema para-mafioso”, rivendicando di aver ripreso parole del pm Nino Di Matteo. Da lì, una bufera politica e istituzionale: l’Anm denuncia un’offesa alla memoria dei magistrati caduti nella lotta alla mafia, le opposizioni attaccano, il governo si stringe attorno al ministro.

Due giorni dopo, il 18 febbraio 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella compie un gesto inusuale: presiede a sorpresa il plenum ordinario del Csm e richiama tutte le istituzioni al “rispetto vicendevole”, un invito a riportare la dialettica entro confini di sobrietà. Un’uscita che i consiglieri del Csm definiscono “straordinaria” per tempismo e significato simbolico; lo stesso Nordio dice di “adeguarsi” e di condividere l’esortazione.

È in questo clima che arriva la frustata di Simonetta Matone. Collegata al direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria, la deputata mette in fila due concetti: primo, “grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio” i sondaggi registrerebbero un pareggio tra e No (“se prima eravamo dieci a zero, oggi siamo dieci a dieci”); secondo, il problema non sarebbe il merito delle affermazioni del ministro — che lei stessa dice di condividere — ma la scelta di pronunciarle “pubblicamente”, confondendo ciò che si può dire “in un salotto” con ciò che è opportuno dire “davanti ai microfoni”. Alla sollecitazione di Durigon sulla presenza dei media, Matone replica di avere “massima stima” del Guardasigilli, ma insiste: “serve prudenza”.

Dietro le parole della deputata, anche un retroscena: all’avvio della campagna ci sarebbe stato — racconta — un accordo “molto british” tra governo e maggioranza per tenere i toni bassi, evitando la personalizzazione e la politicizzazione del voto. Accade invece l’opposto: lo scontro si radicalizza, il No si organizza, il centrodestra entra in campo con i propri leader.

Il dossier sondaggi fotografa una corsa sempre più stretta. Tra fine gennaio e metà febbraio 2026, diversi istituti hanno registrato un avanti di pochi punti, ma con un’alta quota di indecisi. Il 14 febbraio, un Ipsos per il Corriere della Sera vede addirittura il No al 50,6% e il al 49,4%; il 19 febbraio, Eumetra segnala un testa a testa (50,4% a 49,6%), mentre BiDiMedia nello stesso periodo oscilla con margini minimi e volatilità elevata; il 20 febbraio, EMG Different misura un al 43%, No al 38,8%, ma con oltre il 18% di indecisi. Una fotografia mobile, ma coerente con il racconto di Matone: la rimonta del No c’è, ed è sensibile nelle settimane delle polemiche.

L’irruzione di Sergio Mattarella al Csm segna un crinale. Per il Colle, è un gesto volto a “rinnovare l’esortazione al rispetto”, non un’ingerenza nel merito. Nel palazzo di Palazzo Bachelet prevalgono “sorpresa” e “soddisfazione”: dopo giorni di accuse incrociate — compreso il lessico “para-mafioso” evocato dal ministro — il Presidente richiama tutti all’ordinato imprescindibile tra poteri dello Stato. Le reazioni politiche confermano l’effetto: il leader M5S Giuseppe Conte parla di visita dal “alto valore simbolico” e di “invito ad abbassare i toni”.