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lo scenario

Fratelli d'Italia e Forza Italia accelerano la riforma elettorale: addio ai collegi uninominali, premio al 40%

Centrodestra in pressing sul Rosatellum: addio ai collegi uninominali, proporzionale con liste bloccate e premio al 40%. Ma la Lega resta prudente e restano aperti nodi su soglie e lunghezza delle liste

21 Febbraio 2026, 20:36

Fratelli d'Italia e Forza Italia accelerano la riforma elettorale: addio ai collegi uninominali, premio al 40%

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Il centrodestra, con Fratelli d'Italia e Forza Italia in prima linea, imprime un'accelerazione alla riforma della legge elettorale.

Non c'è ancora una data fissata, ma fonti di maggioranza lasciano intendere che già la prossima settimana potrebbe tenersi un nuovo tavolo tecnico per limare gli ultimi dettagli sulla modifica del Rosatellum.

“Ogni partito – spiega Alessandro Battilocchio, che per FI segue il dossier – sta facendo approfondimenti tecnici e simulazioni ed è possibile che già nelle prossime settimane ci sia un incontro di maggioranza”.

Un passo in avanti rispetto all'originaria ipotesi di rinviare tutto a dopo il referendum, anche alla luce dell'esito più incerto della consultazione popolare del 22 e 23 marzo.

Nella coalizione, riferiscono gli sherpa, una traccia di lavoro esiste già. “Stiamo lavorando e siamo abbastanza avanti”, sottolinea uno dei negoziatori.

L'impianto allo studio prevede l'abolizione dei collegi uninominali e l'introduzione di un sistema proporzionale basato su collegi plurinominali con liste bloccate, accompagnato da un premio di maggioranza per chi superi il 40% dei consensi su base nazionale, sia alla Camera sia al Senato.

La ripartizione del premio avverrebbe poi su base regionale a Palazzo Madama, per evitare rilievi di costituzionalità, e su base circoscrizionale a Montecitorio.

Secondo i rumors, a spingere sull'acceleratore sarebbero soprattutto Fratelli d'Italia e Forza Italia, mentre la Lega mantiene un profilo più attendista e, almeno ufficialmente, non ha ancora dato il via libera alla cancellazione dei collegi uninominali, considerati un punto di forza del partito di Matteo Salvini soprattutto nel Nord.

Restano aperti diversi nodi: il limite alla lunghezza delle liste bloccate; una possibile modulazione del premio di maggioranza qualora la soglia del 40% venisse ampiamente superata; la soglia di sbarramento, oggi fissata al 3% per le liste singole e al 10% per le coalizioni. Nei calcoli pesa anche l'ingresso sulla scena della nuova formazione politica di Roberto Vannacci, dal peso elettorale ancora da misurare.

Un'ulteriore considerazione riguarda la necessità di farsi trovare pronti qualora, in caso di esito negativo del referendum, la situazione politica dovesse precipitare.

L'obiettivo dichiarato è di ottenere un primo via libera entro l'estate e chiudere il cantiere in autunno.

Una volta definito un testo, potranno partire le eventuali interlocuzioni con le opposizioni, che attendono una proposta unitaria della maggioranza. Resta però un clima di forte polarizzazione, che non agevola l'intesa.

Sul fronte critico interviene il segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Finalmente una medaglia d'oro anche per Giorgia Meloni, che realizza un record antidemocratico: in quattro anni la presidente del Consiglio ha chiesto ben 108 voti di fiducia, più di qualsiasi altro governo”. E aggiunge: “Sorprende che nel dibattito sulla legge elettorale ci si concentri sulla necessità di dare maggiori poteri al governo. L'urgenza dovrebbe essere invece quella di dare più centralità al Parlamento”.