Il caso
Il pasticcio degli autobus: il Comune ne ordina 60, ma non sono mai arrivati
Un ritardo nella fornitura fa perdere i fondi europei. Ma gli acquisti sono ancora validi e la società che doveva produrre i mezzi minaccia azioni legali in caso di stop
Un guazzabuglio a base di ordini di acquisto, carte bollate e soldi che finiscono, con decine di autobus ordinati ma che probabilmente non circoleranno mai in città. Il caso, su cui il Comune cerca di mettere un punto con una determina dirigenziale firmata ieri, inizia nel marzo 2022 con l'ordine alla società Industria Italiana Autobus, poi diventata Menarini, di 60 autobus, 22 con alimentazione a gasolio e 38 a metano. Costo totale dell'appalto 13,9 milioni di euro, una spesa che l'amministrazione intende finanziare con somme del Po Fesr 2014-2020.
Da contratto la consegna deve avvenire in 180 giorni per i mezzi a gasolio e in 250 giorni per quelli a metano, dunque già per novembre 2022 l'affare dovrebbe essere concluso. Ma così non è, dato che nel luglio 2023 il Comune decide di avviare la procedura di risoluzione degli ordini di acquisto per inadempimento. Nello stesso provvedimento il comune avvia l'iter per riscuotere le polizze fidejussorie depositate dalla società che avrebbe dovuto fornire i bus, una somma pari a poco meno di due milioni e mezzo di euro. Ma la Menarini si oppone, rivolgendosi al tribunale civile.
Avanti a febbraio 2026, quando c'è una sentenza definitiva in cui si stabilisce che il ritardo di Menarini nella fornitura non è responsabilità dell'azienda, che ha avuto difficoltà nel trovare le materie prime: nella determina non si specifica quali fossero i problemi, ma gli anni tra il 2021 e il 2023 sono quelli in cui esplode la grande crisi dei microchip dell'industria automotive. Il tribunale stabilisce dunque che Menarini non è responsabile del ritardo nella consegna, e quindi che gli ordini d'acquisto sono ancora validi. Proprio in virtù di questa validità l'azienda lo scorso 2 febbraio scrive al Comune chiedendo un incontro per pianificare la fornitura, aggiungendo che si riserva di agire per danni.
Solo che l'amministrazione non ha più i soldi per pagare: i fondi con cui avrebbe dovuto finanziare l'operazione dovevano essere spesi tassativamente entro il 2023, cosa che non avviene. In un primo momento il Comune prova a chiedere alla Regione, che deve erogare i soldi, se è possibile finanziare i bus con altri fondi Po Fesr, ma la risposta è un categorico no. Con quei fondi, infatti, ora possono essere finanziati solo mezzi senza emissioni, elettrici, e non quelli a gasolio o metano. La soluzione a questo punto sarebbe ricorrere a soldi comunali, ma anche quella è una strada bloccata: le uniche spese che in questo momento il Comune può fare sono quelle già coperte da finanziamenti, senza indebitarsi. La ragioneria generale poi rincara la dose, sottolineando che in questo momento ci sono solo 9 milioni di euro da spendere, che devono essere destinati alla manutenzione di tutto il patrimonio comunale. Non si sa dove prendere i soldi, in altre parole. Che è il motivo per cui il Comune ha deciso di rendere nulli gli ordini per 60 bus. Resta da vedere come reagirà, se lo farà, la socie
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