sottogoverno
Iacp, monopolio Fratelli d'Italia: il governo Schifani sceglie anche i membri che dovrebbero essere indicati dalle associazioni
A Palermo, Trapani, Messina, Caltanissetta e Acireale sono stati definiti i cda. Ignorando le proposte avanzate dalle associazioni degli inquilini, a differenza di quanto prevede la normativa
Fratelli d'Italia monopolizza i consigli di amministrazione degli Iacp siciliani. Il governo Schifani nelle settimane scorse ha varato alcune nomine che hanno portato alle proteste delle associazioni degli inquilini che ieri hanno trovato sfogo in commissione Territorio dell'Ars. I cda degli Iacp sono composti da un presidente e altri due componenti. Uno su tre dovrebbe essere indicato proprio in rappresentanza delle associazioni degli assegnatari di alloggi economici e popolari, a garanzia della rappresentanza del punto di vista degli inquilini e dei territori. Ma così non è stato. A Messina, Acireale, Caltanissetta, Palermo e Trapani - gli istituti dove il processo di rinnovo del cda si è completato - l'assessorato regionale ai Trasporti ha ignorato i nomi proposti, optando per figure politiche.
Allo Iacp di Messina è stata scelta Sebastiana Faviana Bambaci, consigliera comunale di Milazzo e vicina al deputato regionale di Fratelli d'Italia Pino Galluzzo. Troverà nel cda Emilio Fastuca, tesoriere della Lega Sicilia, già candidato alle Comunali di Messina del 2022 dove ottenne 380 voti. E il presidente Giuseppe Picciolo, ex Mpa e Sicilia Futura, ora in Forza Italia sotto l'ala dell'ex ministro Totò Cardinale, il primo dei non eletti alle elezioni Regionali nel collegio di Messina.
Ad Acireale il terzo componente è Simona Spadaro, consigliere dell’Ordine dei Commercialisti, pure lei in quota Fratelli d'Italia vista la vicinanza al presidente dell'Ars Gaetano Galvagno. Nel cda lavorerà con il commercialista Nicolò Orazio Messina e con il presidente Antonino Garozzo, avvocato, ex sindaco della città, oggi in quota Lega e vicino alla coppia Sammartino-Sudano.
A Caltanissetta la scelta del governo Schifani è ricaduta su Ornella Falzone, avvocata e di recente nominata coordinatrice Donne dell’Udc per la provincia nissena. È l'unica eccezione al monopolio di Fratelli d'Italia nell'ultimo valzer di nomine. Nel cda trova Valentina Spinello, psicologa ed ex assessora a Niscemi nella giunta del sindaco Francesco La Rosa; oggi coordinatrice della Lega nel Comune nisseno e responsabile provinciale Enti locali del partito. Il nuovo presidente è Calogero Valenza, segretario provinciale della Dc, ex sindaco di Mussomeli ed ex compagno di classe di Totò Cuffaro.
A Palermo arriva Deborah Marino, classe 1991, ex coordinatrice provinciale Diventerà bellissima-Giovani, oggi in Fratelli d'Italia e consulente dell'assessore regionale ai Trasporti Alessandro Aricò. Troverà nel cda Rosario Lo Proto, indicato dalla Lega, già consulente a titolo gratuito di Sas, in passato addetto alla segreteria del deputato regionale Vincenzo Figuccia. Presidente dell'ente è l'avvocato Francesco Riggio, ex deputato regionale eletto nel Pd ed ex presidente dell'ente di formazione Ciapi, oggi vicino al deputato di Forza Italia Gaspare Vitrano.
A Trapani la scelta è caduta su Gaetana Pontrelli, avvocata già consigliera della Seus, in quota Fratelli d'Italia con cui è stata candidata alle Politiche del 2018. Anche l'altro componente è meloniano: Alessandro Fundarò, funzionario della Regione già candidato sindaco di Alcamo e coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia. Il presidente del cda è l'avvocato Vincenzo Scontrino, indicato dal Mpa: un ritorno per lui che ha già guidato l'ente tra il 2020 e il 2023.
Secondo Varrica, «nei decreti di nomina fatti dal presidente della Regione si legge genericamente che le associazioni sarebbero state ‘interpellate’, ma non viene chiarito con quali modalità, con quali tempi e soprattutto quali terne siano state effettivamente proposte. Le associazioni oggi hanno detto chiaramente che le loro segnalazioni sono cadute totalmente nel vuoto e che i nominati non sono persone che, in base alla loro esperienza, si occupano di alloggi popolari». Secondo il deputato, la nomina del rappresentante degli inquilini non può trasformarsi in una spartizione politica: «La ratio della legge è chiara: quel componente deve portare nella governance degli Iacp la voce dei fruitori del servizio, non rappresentare il governo regionale, ruolo già garantito dalle altre due nomine dei componenti del Cda, scelti e nominati dalla giunta. Qui invece si ha l’impressione che si stia privilegiando una logica di appartenenza a una logica di garanzia».



