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il caso

Nel Lazio scoppia il caso Samonà dopo la nomina al Parco di Villa d'Este: «Sia rimosso, ha inneggiato alle SS»

Tornano i fantasmi del passato per l'ex assessore regionale ai beni culturali e i suoi legami con gli ambienti dell'estrema destra che lo spinsero anche a comporre poesie finite nell'occhio del ciclone

27 Febbraio 2026, 17:43

Nel Lazio scoppia il caso Samonà dopo la nomina al Parco di Villa d'Este: «Sia rimosso, ha inneggiato alle SS»

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La recente nomina di Alberto Samonà, ex assessore regionale in Sicilia ai beni culturali ora nuovo direttore dell'Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d'Este (VILLÆ) ha innescato una dura e immediata mobilitazione politica all'interno della Regione Lazio. La decisione, formalizzata tramite la firma di Massimo Osanna, Direttore generale Musei del Ministero della Cultura, è giunta al termine di una selezione internazionale per i direttori dei musei di "seconda fascia". Tuttavia, l'arrivo di Samonà alla guida di due tra i siti UNESCO più iconici d'Italia non è stato accolto come un mero passaggio tecnico, trasformandosi istantaneamente in un rovente caso politico.

Il fulcro della contestazione è guidato dalle consigliere del Partito Democratico, Marta Bonafoni ed Eleonora Mattia, le quali hanno depositato un'interrogazione in Consiglio regionale del Lazio proprio il 27 febbraio 2026, a pochissime ore dalla diffusione della notizia. Le esponenti dem si sono rivolte direttamente al presidente della Regione, Francesco Rocca, e all'assessora regionale alla Cultura, chiedendo chiarimenti su una scelta definita senza mezzi termini come "politicamente inopportuna". Pur riconoscendo formalmente che la competenza della nomina sia ministeriale, le consigliere hanno sollevato una profonda questione morale: ritengono inaccettabile che una figura "nota per legami con ambienti di estrema destra e per aver omaggiato le SS" diventi l'emblema e la guida di due prestigiose istituzioni culturali pubbliche. Secondo le firmatarie dell'atto, i luoghi della cultura statali sono chiamati per vocazione a promuovere "dialogo, inclusione e rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione", valori che striderebbero in maniera inconciliabile con il passato del neo-direttore.

L'accusa mossa dunque, quella di aver "omaggiato le SS", si ricollega all'emergere di un componimento poetico pubblicato nel 2001 all'interno del volume "Le colonne dell’eterno presente". Questa aspra polemica esplose a livello nazionale già nel giugno 2020, quando Samonà fu nominato assessore regionale in Sicilia in quota Lega. All'epoca, la vicenda trovò vasta eco, costringendo Samonà a intervenire pubblicamente per definire il nazismo un "orrore" e per presentare ufficialmente le proprie scuse alla comunità ebraica in relazione a un testo redatto vent'anni prima. Anche l'allora leader della Lega, Matteo Salvini, si espresse per stigmatizzare ogni forma di totalitarismo.

L'Istituto VILLÆ non è un ente marginale: esso gestisce i capolavori della romanità imperiale di Villa Adriana e il trionfo del manierismo di Villa d'Este, posizionandosi stabilmente nella "top ten" dei luoghi della cultura statali più visitati della penisola. Con il record di 765.816 ingressi l'anno toccato nel 2023, il peso simbolico, oltre che gestionale, della direzione a Tivoli è di primissimo livello.

Mentre il Ministero della Cultura giustifica la selezione basandosi su un solido curriculum che attesta incarichi di rilievo presso il Parco archeologico del Colosseo, il Parco dell’Appia Antica e la Regione Sicilia, per le opposizioni il solo bagaglio tecnico non è sufficiente. La commissione giudicatrice ha verosimilmente ritenuto le competenze di Samonà idonee a sostenere obiettivi ambiziosi, come il raggiungimento del milione di visitatori e l'apertura a nuovi e diversificati pubblici, inclusa la Generazione Z e i turisti internazionali. Tuttavia, per le forze progressiste la gestione di un bene culturale pubblico di tale calibro non può fermarsi al fundraising, alla comunicazione o all'espansione dei servizi. La guida di simili istituzioni, sostengono le contestatrici, deve rimanere inattaccabile dal punto di vista dell'adesione totale ai principi democratici. La nomina, dunque, continua ad alimentare il dibattito, costringendo la politica a interrogarsi su quanto il passato ideologico di un individuo debba incidere sulla rappresentanza apicale della cultura italiana.