la riforma
Premio di maggioranza, tutte le volte che la Corte Costituzionale ha messo i paletti
I tecnici e studiosi del diritto guardano nell’analisi dell'ipotesi di legge elettorale che sembra farsi strada
Due sono le pronunce più recenti della Corte costituzionale cui tecnici e studiosi del diritto guardano nell’analisi della legge elettorale: quella del 2014 sul cosiddetto “Porcellum” e quella del 2017 relativa all’“Italicum”. Nel mirino della Consulta figurano, in particolare, il premio di maggioranza, il ballottaggio, le pluricandidature e i listini bloccati di ampia dimensione.
Premio di maggioranza e governabilità
Nella decisione sul Porcellum emersero forti perplessità su un impianto proporzionale con premio di maggioranza fino al 55% dei seggi, privo però di una soglia minima per ottenerlo. La Corte osservò che tale congegno potesse risultare “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa”, consentendo a chi avesse ottenuto “un numero di voti anche relativamente esiguo” di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Va ricordata, in proposito, la cosiddetta “legge truffa” del 1953: anch’essa prevedeva un proporzionale con premio che portava i vincitori a 380 seggi alla Camera, ma subordinato al 50%+1 dei voti validi. Lo “Stabilicum” introduce una soglia minima del 40% e un tetto massimo di 230 seggi a Montecitorio; da qui la definizione di premio di «governabilità». In astratto, tuttavia, con il 51-52% dei consensi il vincitore potrebbe arrivare fino al 60% dei seggi.
Listini bloccati
La sentenza sul Porcellum censurò anche i listini bloccati lunghi, poiché l’elettore si trovava di fronte a elenchi in cui l’ordine dei candidati era sostanzialmente deciso dai partiti; inoltre, il numero elevato di nominativi li rendeva “difficilmente conoscibili dall’elettore stesso”. La successiva riforma del centrodestra intervenne parzialmente riducendo la lunghezza delle liste bloccate.
Pluricandidature e capilista bloccati
La decisione sull’Italicum dichiarò illegittima la discrezionalità del capolista bloccato e pluricandidato nella scelta del collegio, in un sistema che contemplava anche le preferenze. In recepimento di tale indicazione, l’ordinamento prevede oggi un meccanismo automatico di attribuzione del seggio al pluricandidato, che andrebbe preservato qualora il centrodestra optasse per un sistema misto con capilista bloccati e preferenze.
Ballottaggio
Infine, la Consulta bocciò il ballottaggio dell’Italicum perché privo di una soglia minima per farlo scattare e per l’assenza di possibilità di apparentamento. Nella proposta del centrodestra la soglia è fissata al 35%.