il dibattito
Riforma elettorale, Meloni si smarca e FdI punta alla reintroduzione delle preferenze
Un tentativo che, a giudicare da alcune dichiarazioni ufficiali, potrebbe raccogliere consensi anche a sinistra, sebbene, a microfoni spenti, molti pronosticano che la misura non supererà il voto segreto in Aula
Le preferenze sono da sempre un chiodo fisso per Giorgia Meloni. E il suo partito, all’indomani dell’intesa nel centrodestra che ha portato al deposito della proposta di riforma della legge elettorale, le rilancia immediatamente. Fratelli d'Italia non abbandona quella che definisce una "battaglia storica" e presenterà un emendamento per reintrodurle, confidando di trovare "una maggioranza in Parlamento", dal momento che "non siamo riusciti a convincere" la coalizione di maggioranza.
Un tentativo che, a giudicare da alcune dichiarazioni ufficiali, potrebbe raccogliere consensi anche a sinistra, sebbene, a microfoni spenti, molti pronosticano che la misura non supererà il voto segreto in Aula. I deputati dovrebbero essere chiamati a esprimersi sul punto, poiché l’orientamento sarebbe quello di non porre la fiducia almeno nel primo passaggio, con ogni probabilità alla Camera. L’obiettivo è lasciare spazio al confronto parlamentare, anche attraverso "consultazioni", come ha ricordato il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli.
In commissione Affari costituzionali è arrivato l’input ad accelerare: in base al calendario, il testo potrebbe essere incardinato già la prossima settimana, con l’avvio dei lavori in quella successiva. Seguirà certamente un ciclo di audizioni, con tutta probabilità dopo il referendum. Nel frattempo si verificherà se esiste davvero "una maggioranza" pronta a votare per il ritorno del voto di preferenza. La loro assenza, infatti, è stata tra i principali bersagli delle critiche rivolte al tentativo di aggiornare il Rosatellum in senso proporzionale con premio di maggioranza, in sostituzione degli attuali collegi uninominali.
Sulle altre questioni segnalate dai costituzionalisti, in particolare il meccanismo del ballottaggio, la maggioranza si dice disponibile a valutare "miglioramenti". Sul capitolo preferenze, per ora, fatta eccezione per Noi Moderati e Udc che hanno annunciato propri emendamenti, le reazioni degli alleati all’annuncio mattutino di Donzelli (FdI depositerà la modifica) risultano tiepide da parte di Forza Italia e assenti dalla Lega.
Gli esponenti di Futuro Nazionale alla Camera fanno sapere che presenteranno a loro volta una proposta, perché, afferma Roberto Vannacci, "senza preferenze si danneggiano gli elettori". Nel corso della lunga trattativa a via della Scrofa sono state considerate varie ipotesi: reintrodurre le preferenze mantenendo però i capilista bloccati, oppure rinunciarvi del tutto.
“Si tratta di uno strumento delicato che ha pro e contro”, osserva l’azzurro Raffaele Nevi. Da un lato "può riavvicinare l’eletto all’elettore", dall’altro incide sulla "qualità della rappresentanza", specie "in alcuni territori dove esistono vulnerabilità e presenza della criminalità organizzata", come dimostrano diverse inchieste sulle regionali. Serve prudenza, insomma. Ma Forza Italia, assicura Nevi, non ha una "posizione ideologica" sul tema e, se la questione verrà riproposta, "ne discuteremo ancora più approfonditamente".