3 marzo 2026 - Aggiornato alle 10:32
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L'intervista

Enzo Bianco resta una delle voci fuori dal coro del Pd: «Regione? Niente pregiudizi sul dialogo con De Luca e Lombardo»

Sì al referendum e sì anche al Ponte sullo Stretto. L'ex ministro dell'Interno ed ex sindaco di Catania, 75 candeline appena spente, continua a «dare una mano, anche dall'opposizione»

03 Marzo 2026, 08:29

Enzo Bianco

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Sì al referendum e al Ponte sullo Stretto. Enzo Bianco nelle ultime settimane è una delle voci fuori dal coro del Pd. «So bene che la maggioranza del centrosinistra è impegnata nella campagna referendaria per il no - dice - ma secondo me è più una posizione politica. Mi permetto di ricordare che si tratta di un referendum, non di un'elezione».

L'ex sindaco di Catania ed ex ministro dell'Interno ha da poco festeggiato 75 anni, ma non ha alcuna intenzione di godersi la pensione. E nonostante le sue posizioni eretiche nel centrosinistra attuale, si dice «a suo agio» tra i dem, «un partito che è sempre stato plurale».

«Faccio politica - ricorda - da quando avevo quattro anni e tenevo comizi reggendo il manico di scopa come microfono, non è una passione che passa. Posso rinunciarci per qualche periodo, ma resta una componente importante».

Ecco perché guarda con «preoccupazione e speranza» al quadro politico attuale e si sente di dire la sua in un momento in cui il centrosinistra, a Roma così come in Sicilia, è «davanti a un bivio»: rimanere unito per provare a sfilare il governo della Regione e del Paese al centrodestra, o sfilacciarsi nella certezza che «nessuno può vincere da solo».

Bianco ha così cavalcato l'appello all'unità lanciato da Matteo Renzi a livello nazionale, sottolineando la necessità di «una forza politica capace di unire, non di dividere. Che sappia condurre una corretta e costruttiva opposizione, ma anche che possa essere forza di governo. Non serve fare concorrenza o guerra tra le varie anime della sinistra. Serve un comune denominatore per mettere insieme le forze, senza rinunciare alla propria identità. Ambientalisti, cattolici, democratici: serve riaprire una stagione di dialogo».

In realtà in Sicilia proprio sulla definizione del perimetro della coalizione progressista si è consumata la prima fuga in avanti: Ismaele La Vardera, deputato regionale di Controcorrente, ha deciso, almeno per il momento, di correre da solo accusando una parte degli alleati di non dire un no secco a pezzi di centrodestra.

«Non voglio dare - precisa Bianco - giudizi critici su La Vardera: è una persona che sa muoversi e conquistare attenzione e simpatia. Lo stimo e lo apprezzo, ma mi permetto di dargli un consiglio: facciamo gioco di squadra».

Ma quanto grande deve essere questa squadra, secondo l'ex sindaco? E in particolare: cosa fare con il Movimento per l’Autonomia e il gruppo di Cateno De Luca, che - chi con costanza, chi a fasi alterne - hanno dato sostegno al governo Schifani? «Per prima cosa - risponde l'ex sindaco - le forze che oggi sono all'opposizione devono lavorare insieme, ma non avanzo nessun pregiudizio: in un secondo momento un dialogo con queste realtà più distanti va cercato».

Dal canto suo, Bianco giura di non avere un obiettivo preciso, «non voglio candidarmi a qualcosa, ma guardo sempre con attenzione alla mia città e se posso dare una mano, anche dall'opposizione, lo faccio».