Referendum, il No che avanza nei sondaggi preoccupa Meloni: appello al voto della premier
Ultimo sprint del centrodestra in vista del voto dei prossimi 22 e 23 marzo
Si mostrano «sicurissimi» di vincere il referendum. Ma a poco più di due settimane dall’appuntamento con la consultazione popolare, anche nei sondaggi il No è dato in crescita, soprattutto se l’affluenza dovesse attestarsi sotto il 50% degli aventi diritto. Tanto che se Antonio Tajani sprona i suoi a fare di più per la riforma della giustizia - bandiera del partito che fu di Silvio Berlusconi - è la stessa Giorgia Meloni che in radio, dopo avere ampiamente affrontato il dossier della guerra alle porte dell’Europa, lancia un accorato appello al voto.
Perché chi la vuole, la separazione delle carriere, se poi il 22 e il 23 marzo non spenderà quei «cinque minuti» per depositare il suo sì nell’urna, poi «non potrà lamentarsi».
«Ora o mai più» dice la premier alla radio di prima mattina, elencando quelli che a suo avviso sono i pro della riforma. Sempre gli stessi che il ministro Carlo Nordio va raccontando in giro per l’Italia e di recente pure il sottosegretario Alfredo Mantovano (che ha quasi un appuntamento al giorno). La fine delle correnti, grazie al sorteggio del Csm, che «garantisce minore dipendenza dalla politica», e il premio al «valore dei singoli magistrati», come sostiene anche il Consiglio nazionale di FI che si è riunito proprio per lanciare la volata finale in vista dell’appuntamento elettorale.
La sinistra invece si ritrova a «mentire», è la tesi della premier e del centrodestra, perché non ha argomenti nel merito per criticare la riforma, e ha politicizzato la partita perché sul piano tecnico non saprebbe «cosa dire», ripetono anche i suoi. Meloni poi, come ha fatto molte volte nelle sue apparizioni pubbliche recenti (in video sui social o interviste in tv) punta il dito contro quei "giudici che bloccano» espulsioni e rimpatri di migranti illegali che sono anche, e cita un caso specifico, «stupratori": dove sono, si chiede, «le femministe?». Non si fa aspettare la risposta delle deputate del Pd, che rinfacciano a Meloni invece di «usare il dramma degli stupri per la campagna referendaria», facendo riferimento anche a un post di FdI che ha rilanciato il messaggio della premier.
A cercare di abbassare i toni «seguendo le sagge indicazioni di Sergio Mattarella», ci prova intanto il Guardasigilli, che si dice pronto anche a «stringere la mano» al procuratore generale Aldo Policastro, dopo le tensioni di inizio febbraio. Nordio non teme che i venti di guerra che arrivano dal Medio Oriente, dopo gli attacchi di Usa e Israele all’Iran, possano distrarre dal referendum.
Anche se il timore, a taccuini chiusi, è piuttosto diffuso nel centrodestra, mentre il sondaggio Ipsos che vede il No prevalere con affluenza al 42% non è passato per niente inosservato. Anche a Sanremo «ha vinto il sì», scherza il presidente del Senato Ignazio La Russa, riferendosi al titolo della canzone di Sal da Vinci. Ma per centrare un risultato che sembrava assai più scontato solo poche settimane fa, dicono tutti nel centrodestra, bisogna spingere nelle ultime due settimane di campagna elettorale. La stessa Meloni, è l’auspicio assai diffuso nel suo partito, potrebbe partecipare a un evento pubblico a Milano, il 12 marzo, organizzato da FdI. Una maratona a sostegno del sì in teatro (al teatro Parenti) a cui dovrebbe partecipare tutto lo stato maggiore del partito, ministri compresi. La decisione definitiva, però non sarebbe ancora presa, legata anche all’evolversi della crisi mediorientale.