Il retroscena
Giunta Schifani, l’assessore conteso da Dc e lombardiani? Lo prende Forza Italia: ecco i nomi in ballo
Ai gruppo della Dc e degli Autonomisti rimarrà una sola casella da occupare, l'altra va agli azzurri. Le ultime novità del toto rimpasto
In Sicilia, il “rimpasto” è una parola che inizia con la “d”. La “d” di donna e di dirigenti. Le variabili che entreranno, direttamente o indirettamente, nel tagliando al governo regionale che ridisegnerà la geografia del potere nell'isola.
C'è uno scenario che ormai confermano in tanti, nei palazzi della politica: chi, oggi, chiede due assessori, cioè la Dc che punta al «ripristino delle condizioni precedenti al ciclone giudiziario» e l'Mpa che pretende «il rispetto di un patto sancito in occasione delle Europee», probabilmente dovranno accontentarsi di una sola poltrona in giunta. Gli autonomisti confermeranno Francesco Colianni all'Energia, mentre i democristiani potrebbero lanciare Ignazio Abbate (il nome più quotato, ma non certo) alla Famiglia.
A chi andrà, allora, l'assessore «in più»? Tutto porta a Forza Italia e anche a un nome: quello di Bernadette Grasso, considerata da tanti già a un passo dall'esecutivo. Servono donne in giunta, soprattutto nel caso in cui le ultime novità giudiziarie provenienti dal processo per corruzione alla titolare del Turismo Elvira Amata, dovessero consigliare alla deputata messinese un passo “di lato”. Non a caso, è ancora caldo il nome della senatrice Fdi Ella Bucalo.
A fare le valigie, a seguito anche del pressing giunto dagli alleati (da meloniani e lombardiani, soprattutto), dovrebbe essere l'assessore alla Sanità Daniela Faraoni. Nulla di personale, nei confronti dell'ex manager dell'Asp di Palermo, ma quell'assessorato interessa a troppi. E alla fine potrebbe finire proprio a Fratelli d'Italia che lancerebbe in giunta, dopo alcuni tentativi sfumati all'ultimo miglio, il capogruppo Giorgio Assenza, che gode di una stima diffusa all'interno della maggioranza.
Se i nomi in ballo sono questi - e altri, in realtà, sono sullo sfondo, pronti a salire sul palco del rimpasto, se ce ne sarà l'occasione - più complicato l'intreccio che riguarda le deleghe. La messinese Grasso potrebbe andare quindi agli Enti locali, assessorato al quale aspira, a dire il vero, il Dc Abbate, e per il quale si è fatto anche il nome del forzista Nicola D'Agostino. Ma non è escluso che proprio Grasso possa essere la sostituta di Amata al Turismo. I ben informati sussurrano che nel gioco potrebbero entrare anche i Beni culturali.
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Dal ritocco dovrebbe salvarsi invece il tecnico Alessandro Dagnino, forte anche dei buoni risultati economici fatti segnare dal governo e di un momento ancora molto delicato nel processo di sistemazione dei conti della Regione. Un percorso che si intreccia proprio con la vicenda del rimpasto in giunta, in qualche modo suggerendone una sorta di deadline. Le norme sui bilanci, infatti, fissano una data ogni anno, in modo perentorio: è quella del 30 aprile, entro la quale gli enti devono approvare il rendiconto.
In cosa si tradurrebbe il mancato rispetto della scadenza? Semplicemente, la Regione dal primo maggio non potrebbe formalizzare alcuna assunzione, compresi i contratti di servizio. Tra queste assunzioni rientrano anche quelle negli uffici di gabinetto, che spesso rappresentano camere di compensazione dei partiti e “sfoghi” per allentare tensioni interne. È interesse di tutti, insomma, chiudere la partita del rimpasto entro quella data.
Nel frattempo, qualcosa si muove sul piano della burocrazia: di due giorni fa il via libera alla ricerca del sostituto di Salvatore Iacolino alla Pianificazione strategica, mentre stamattina, in giunta, il governo sceglierà il nuovo dirigente generale al Turismo: i nomi che circolano sono quelli di Filippo Nasca, attuale direttore generale del Fondo Pensioni, vicino a Fdi, e Margherita Rizza, attuale commissario della Foss, gradita al presidente della Regione Renato Schifani.
La scelta del burocrate sarà anche un indizio. Se sarà dei meloniani, lecito aspettarsi un assessore di Forza Italia al posto di Amata. Situazione capovolta nel caso della nomina di Rizza. Perché la parola rimpasto, in Sicilia, può iniziare anche con la “d” di dirigenti.


