L’intervista
«Un’America non solo “first”, ma anche sola, per l'Italia un grosso problema», il commento di Antonio Di Bella
Lo storico corrispondente Rai dagli Stati Uniti e direttore del Tg3 oggi ad Acireale per presentare il suo ultimo libro “Gli Zar della Casa Bianca”
Chi conosce molto bene le cose di casa America è Antonio Di Bella, giornalista e storico corrispondente Rai dagli Stati Uniti, che ha studiato e si è interrogato sulla figura, definita un unicum, del 47° presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.
La sua opera “Gli Zar della Casa Bianca” è suggestiva perché mette a confronto l’attuale tycoon americano con i suoi predecessori rilevandone somiglianze e diversità.
Oggi, sabato 7 marzo, alle ore 18:30, Di Bella sarà ad Acireale, al Centro Culturale Pinella Musmeci – Villa Belvedere, per presentare il suo libro. A dialogare con lui sarà Paolo Valentino, editorialista del Corriere della Sera ed esperto di scenari internazionali.
«Trump ripropone - commenta Di Bella, con un’accelerazione muscolare, i modelli protezionistici del passato. La sua dottrina ribattezza la prevalenza della supremazia americana sull’emisfero dell'America del Sud. Ciò non è un fatto nuovo per gli Stati Uniti. Viene affermata dividendo il mondo in superpotenze in cui si lascia alla Cina il predominio del Pacifico e si disdegna l’Europa lasciandola nelle mani di un Putin alleato della Cina ma in buoni rapporti con gli Stati Uniti. Viene meno tutta la costruzione elaborata dopo il 1945 delle Nazioni Unite e della cooperazione occidentale e si torna a un'America isolazionista. Non è un fatto nuovo ma un ritorno ad antichi modelli del passato».
Trump vuole decidere il successore di Khamenei, valuti che sia fonte di preoccupazione sulla tenuta del pensiero del presidente americano?
«Si parla molto dell’instabilità psicologica di Trump, credo che siano discorsi realistici ma che perdono di vista invece il motivo profondo delle sue scelte che sono legate alla sfida cruciale tra Stati Uniti e Cina. Una potenza emergente quella della Cina e una potenza in difficoltà quella degli Stati Uniti che nello scontro con l’Iran vede una battaglia decisiva. L’Iran fornisce petrolio alla Cina e alla Russia, lo scopo degli Stati Uniti è riaffermare il proprio dominio, riconvertire il petrolio iraniano in fonte energetica per gli Stati Uniti e per i suoi alleati mediorientali moderati, oltre che per Israele».
Secondo te quali pericoli ci possono essere in Italia e in Sicilia, dove insiste la base militare americana di Sigonella?
«La differenza di questa crisi è che in quelle precedenti Bush e gli Stati Uniti avevano coinvolto l’Onu, la Nato e l’Europa con la coalizione dei volenterosi, magari con argomentazioni fallaci ma vogliosi di mettere insieme un'alleanza tra il mondo libero rispetto alle autocrazie di allora. Il salto di qualità di Trump è un’America che non è solo first ma è un’America sola, salvo poi accorgersi di chi ha bisogno delle basi come quelle di Sigonella. È un problema grave per l’Italia. Se siamo legati da un accordo internazionale per concedere le basi, dall’altra parte non possiamo violare la nostra Costituzione che non potrebbe autorizzare il loro uso per appoggiare una guerra unilaterale dichiarata in violazione di qualsiasi trattato internazionale».
Trump con le sue azioni militari valuti possano far venire meno il consenso nello zoccolo duro del suo elettorato in vista delle elezioni di midterm?
«Sicuramente sì. I sondaggi sono in calo, la base Maga è irritata. Molti gli esponenti repubblicani che criticano l’avventurismo internazionale di Trump. La crisi dei prezzi che potrebbe essere scatenata dal blocco del Golfo di Hormuz con l’aumento del petrolio e della benzina alla pompa, farebbe un danno che unito alle rivelazioni sul caso Epstein, fanno vedere nelle elezioni di medio termine di novembre una sconfitta quasi certa per i repubblicani. Per questo Trump ha bisogno di chiudere in fretta la guerra dichiarando una vittoria».