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lo scenario

Non solo sanità: Governo Schifani senza anticorpi (e senza pace)

Le tante inchieste per corruzione nei palazzi del potere: dal caso Amata all’Energia fino alla Famiglia

11 Marzo 2026, 08:51

12:45

Non solo sanità: Governo Schifani senza anticorpi (e senza pace)

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Gli anticorpi non ci sono. I controlli non funzionano. Le decisioni, spesso, arrivano troppo tardi. Insieme all'armamentario inefficace di protocolli, cabine di regia, task force e commissioni. E così, la Regione si scopre, come mai prima di oggi, infetta dal virus della corruzione. In un solo giorno, in una sola inchiesta, vengono colpiti due assessorati-chiave: le Infrastrutture e la Sanità.

La mafia, da un lato. La cosa pubblica utilizzata come fosse privata, al servizio delle carriere, delle ambizioni, della voglia di potere e ricchezza, dall'altro. C'è tutto questo, nelle carte che hanno portato all'arresto del dirigente Giancarlo Teresi, un burocrate già arrestato nel 2020 al quale la Regione ha chiesto di restare in servizio oltre l'età pensionabile, nonostante si trovi a processo per altre accuse di corruzione. E c'è tutto questo nell'indagine sul manager Salvatore Iacolino, l'ultimo triste capitolo di una serie di inchieste che, a diversi livelli, hanno tolto il velo da una Sanità di tangenti e di raccomandazioni, di appalti truccati e faccendieri spregiudicati.

Per i magistrati guidati da Maurizio De Lucia, Iacolino avrebbe “messo a disposizione” di esponenti mafiosi la propria posizione di dirigente apicale nella sanità, in cambio di “varie utilità, tra cui finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni”. Ma Iacolino non è stato un semplice manager, anche per la sua lunga esperienza politica. È, innanzitutto, un dirigente fortemente voluto dai vertici politici della Regione, considerato il fatto che si tratta di un “esterno” chiamato, anche attraverso procedure spesso oggetto di polemica, alla guida di un dipartimento da cui passa la fetta più ampia del bilancio regionale. Insomma, il governo Schifani ha voluto Iacolino lì. A riprova che gli anticorpi non ci sono. Che i controlli non funzionano. E che le decisioni, come quella di “sospendere” il manager da poco nominato al vertice del Policlinico di Messina, in vista della revoca, arrivano quando il danno è fatto.

Come era avvenuto per Antonino Sciacchitano, il commercialista scelto per presiedere l'Organismo indipendente di valutazione dei dirigenti era anche lui certamente gradito a Palazzo d'Orleans, almeno finché non è finito agli arresti per una storia di presunte tangenti nella Sanità.

Ma le cronache ormai sono fitte e interessano tutti i livelli, da quelli più alti, appunto, fino ai singoli comportamenti, come un virus che percorre tutto l'organismo, dalla testa ai piedi. Di pochi giorni fa, infatti, è un'altra inchiesta della Procura palermitana che ha svelato un giro corruttivo tra medici e imprenditori, utile a velocizzare pratiche e gare. E altre vicende simili si intercettano andando a ritroso. Senza dimenticare che anche nell'inchiesta sulla Dc, la sanità è finita nei capi di accusa, per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari all'ospedale Villa Sofia.

Ma sarebbe miope credere che il problema sia la sanità e non la corruzione. Come guardare il classico dito al posto della classica luna. Perché la Regione, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere debole, incapace di fissare paletti, di rendersi impermeabile. E così, al netto dell'iter giudiziario che chiarirà la fondatezza delle accuse e i contorni delle responsabilità, la presunta corruzione è spuntata all'assessorato all'Energia da dove, pochi giorni prima, era andato via l'assessore Roberto Di Mauro, coinvolto in un'indagine sulla rete idrica di Agrigento. Il 20 aprile, invece, arriverà la decisione sull'assessore al Turismo Elvira Amata, accusata di corruzione per avere favorito privati con fondi pubblici. E del resto, anche l'assessorato alla Famiglia era finito dentro il ciclone dell'inchiesta che ha coinvolto l'ormai ex leader della Dc, Totò Cuffaro: in questo caso l'assessore Nuccia Albano non è stata indagata e all'atto non risulta direttamente coinvolta in nessuna vicenda penale, ma da lì, stando sempre alla tesi della procura, partivano in anteprima indicazioni alle società amiche sui bandi regionali. Da quell'inchiesta è scaturita la cacciata di due assessori che non risultano indagati, appunto. Una decisione assunta per estromettere “un sistema” dalla Regione, aveva spiegato Renato Schifani.

Nel frattempo, però, altri “sistemi” continuavano a muoversi. Usando la cosa pubblica per sé stessi e aprendo le porte della Regione a soggetti già condannati o appartenenti ad ambienti che andrebbero tenuti lontani. Se solo ci fossero gli anticorpi. Se solo i controlli funzionassero. Non resta, adesso, che la solita decisione tardiva, mentre il virus continua a girare.